Tanti auguri Zac!
Come la chiesa per un credente, lo stadio è per un tifoso il luogo dove la domenica è concesso il perdono dei peccati settimanali. Il posto dove è possibile sognare, cantare, gioire, soffrire e perché no, anche amare. Pier Paolo Pasolini, uno degli scrittori e poeti più rivoluzionari del XX secolo, affermava che “il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro”…
E come ogni religione laica o pagana che si rispetti, anche il calcio nella sua sacralità, ha bisogno del suo tempio; ed ecco che come per disincanto, appare lì, in città, quello che tutti a Foggia chiamano e venerano come “Lo Zac”.
Era il lontano 22 novembre 1925 quando venne inaugurato lo stadio comunale della città di Foggia, che prenderà poi (nel 1946) il nome da Pino Zaccheria, atleta pioniere della pallacanestro foggiana. Da quel momento in poi, il binomio fu però unico e speciale, si trattò d’amore a prima vista, come si suole dire in queste circostanze. Amore a tinte rossonere. Che se ne voglia dire, infatti, lo stadio Pino Zaccheria di Foggia ha da sempre rappresentato per il capoluogo dauno, solo ed esclusivamente la casa del Calcio Foggia. Lo Zac, per ogni tifoso, calciatore, allenatore o chicchessia, è il luogo dove è davvero possibile redimersi dalle proprie mancanze umane e sentirsi finalmente parte di qualcosa a noi più grande: un microcosmo rossonero!
Il manto erboso, le due curve, la gradinata e la tribuna sentenziano forse una divisione piramidale nel contesto sociale di Foggia, un po’ come avveniva nell’antico Egitto. Per strada si sa, si riconoscono a prima vista i cosiddetti “tifosi da tribuna” e quelli da curva.. e poi ci sono loro: “quelli della gradinata”. Ma poco importa, perché in qualunque forma, lo Zac accoglie tutti. Lo Zac è la casa di tutti! Lo Zac è casa dei propri figli ma anche dei tanti ospiti, dei forestieri e dei vari deturpatori occasionali, i quali tentano (e hanno tentato) di “dissacrare” quanto di bello e sano è intrinseco su quei gradoni: una passione che non conosce ragioni e limiti.
Lo Zac ha saputo attendere, ha saputo rimodernarsi, è stato in parte anche ricostruito.
Palcoscenico di tante battaglie, “il Pino Zaccheria”, avrebbe meritato sicuramente qualche successo in più; ma in cuor suo sa, come ogni tifoso rossonero, che il destino a questa squadra, ha riservato più dolori che gioie… ma lo Zac sa aspettare e continuerà a farlo con la solita speranza e “fame” di calcio.
Lo Zac ha saputo amare i suoi figli: i tanti calciatori che hanno calpestato il rettangolo di gioco e i tanti tifosi che hanno “popolato” i suoi posti a sedere.
Se il Foggia compie cent’anni, lo Zac oggi spegne novantacinque candeline.
Non sarà possibile essere presenti al tuo compleanno, caro Zac; ma sappi che quando tutto questo sarà finito, saremo lì da te, tutti, nessuno escluso, per festeggiare assieme in una domenica degna del tuo nome e della tua leggendaria storia.
Che dire ancora, tanti auguri Zac!
Ad maiora semper…