Foggia, l’ultima stagione nel calcio professionistico? L’allarme è reale
Potrebbe davvero essere l’ultima stagione del Calcio Foggia 1920 nel panorama professionistico? Le probabilità, oggi, appaiono purtroppo altissime.
Il socio unico ed ex presidente Nicola Canonico, già la scorsa estate, aveva manifestato la volontà di cedere le quote societarie e di non iscrivere la squadra al campionato di Serie C. Solo l’intervento del sindaco e dell’assessore allo sport, con rassicurazioni e promesse d’impegno, aveva convinto l’imprenditore a fare un passo indietro e a iscrivere i rossoneri al torneo. Una scelta che, tuttavia, si è rivelata più formale che sostanziale.
Canonico, infatti, aveva già anticipato che avrebbe allestito una squadra giovane, con pochi elementi d’esperienza. E così è stato. Ma la formazione costruita si è dimostrata sin dalle prime giornate di una pochezza disarmante, male assortita e carente soprattutto in due reparti fondamentali: centrocampo e attacco.
Nemmeno l’arrivo di un tecnico esperto e di valore come Delio Rossi è bastato a invertire la rotta. Il mister, abituato a schierare squadre offensive e con esterni capaci di creare superiorità numerica e servire cross per le punte, non è stato messo nelle condizioni di esprimere il suo calcio. Il materiale umano a disposizione non gli consente di applicare il suo modulo, e i risultati ne sono la prova.
Ma la crisi non riguarda solo la prima squadra. Anche il settore giovanile è in caduta libera: la Primavera 3 del Foggia sta vivendo una stagione da incubo. Sei sconfitte su sei partite, appena 3 reti segnate e ben 33 subite. Ultima in classifica, la squadra appare destinata alla retrocessione diretta in Primavera 4. Numeri che parlano da soli e fotografano un disastro gestionale a tutto tondo.
A peggiorare la situazione, le tensioni societarie e ambientali.
La diatriba tra Canonico e il Comune di Foggia per la disponibilità di un campo d’allenamento ha segnato l’inizio di una stagione difficile. A ciò si aggiunge la totale mancanza di coinvolgimento dell’imprenditoria locale, sempre più lontana dal progetto rossonero, e una spaccatura ormai insanabile tra la società e le curve organizzate.
I tifosi contestano il caro biglietti, ma soprattutto la gestione sportiva e comunicativa del club, che appare ormai isolato e senza un vero progetto di rilancio.
A tutto ciò si somma un dato preoccupante: finora non sono giunte dimostrazioni serie di interesse per l’acquisizione del Calcio Foggia. Solo qualche timido ammiccamento, con offerte inferiori al milione di euro, che Canonico non ha nemmeno preso in considerazione. D’altronde, quale futuro avrebbe una società come il Foggia nelle mani di un gruppo imprenditoriale privo della forza economica necessaria a garantire un progetto competitivo?
Nel calcio di oggi, soprattutto in Serie C, la lotta per la promozione in Serie B richiede investimenti consistenti: tra i 6 e i 10 milioni di euro a stagione.
Cosa potrebbe fare, realisticamente, un gruppo che non dispone di queste risorse? La risposta è scontata: poco o nulla.
Il timore che il Foggia stia davvero scivolando verso il baratro è concreto.
Serve un cambio di rotta immediato — tecnico, gestionale e soprattutto societario — per evitare che una delle piazze più calde e appassionate del Sud Italia scompaia dal calcio professionistico. Perché se oggi la preoccupazione è grande, domani potrebbe essere troppo tardi.