La settimana perfetta. Tutta in silenzio…

La settimana perfetta. Tutta in silenzio…

L’obiettivo è ambizioso. Fermare la nave scuola. L’Amerigo Vespucci del torneo. Non sarà però sufficiente appellarsi a una storia carismatica (e pure ingombrante!) per costruire l’impresa. Ci piace partire da un’ovvia banalità. Sarà durissima, forse impossibile, francamente improbabile. Nessun pacchetto regalo da scartare al Ceravolo. O almeno non sono attese concessioni da parte di un Catanzaro famelico che vorrà “macinare” anche chi, nella stagione perfetta, lo ha eliminato dalla Coppa Italia e lo ha imbrigliato in campionato. Sgombriamo subito il campo da iperboli irrealistiche. Ci sarà da “sputare sangue”. Il Foggia incontrerà una compagine di altra categoria. Il cui percorso è iniziato due stagioni orsono trovando la consacrazione quest’anno grazie a una condotta tecnica impeccabile in campo, in panchina e in… tribuna (leggasi società!). Trattenersi troppo a lungo, comunque, a decantare i meriti delle Aquile appare un esercizio inutile e pure stucchevole.

C’è da guardare nel proprio orticello, che Delio Rossi sta innaffiando con la sapienza del contadino navigato. Nel nascondimento del lavoro. È stata una settimana incredibile. Tutta in silenzio. L’irrazionalità delle pulsioni che spesso governa gli animi di Capitanata ha lasciato spazio a una sana tranquillità di provincia. Nemmeno fossimo in un ameno paesino della Bassa Padana, regione dalla nobile cultura agricola e produttiva. Non troppo lontano da lì, nell’opulenta Milano da bere, è nato Andrea Schenetti. Il barometro del Foggia. L’ago della bilancia di Rossi. Perché solo lui ha una lettura “all around” della partita. Se avessimo dovuto scattare l’istantanea del 3-0 al Giugliano non avremmo immortalato il gol di Ogunseye (per inciso: complimenti a Robertone. Mica tutti hanno il talento di Lewa o Benzema!) o la caparbia azione di Frigerio in occasione del rigore poi magistralmente trasformato da Petermann; o ancora la rete del ragazzino di scuola Milan che ha sacramentato la vittoria. Avremmo fotografato invece le innumerevoli chiusure dell’ex trequartista di Entella e Cittadella. Le sue corse all’indietro. L’intuito cristallino nel collocarsi dove lo richiede lo sviluppo del gioco. La voglia di incidere. Anche sacrificando porzioni di quella classe che l’ha reso “finisseur” d’eccezione per la categoria.

Schenetti è uno dei motivi per cui il Foggia può crederci. Dietro il suo impegno, c’è la lucida consapevolezza che il vento è mutato. Il Monterosi è appena un ricordo da brividi. Un foglio di giornale da appendere sulla parete dello spogliatoio come monito per una ciurma indisciplinata tornata a comportarsi da vero equipaggio. Grazie a un capitano autorevole al timone! Nella conferenza stampa di presentazione del suo progetto sportivo, il neo patron del Livorno, Joel Esciua, ha ricordato un detto brasiliano riferito alla sua città di origine, São Paulo, che recita: “Ama-a ou deixa-a”. Amala o lasciala… Ecco Foggia è un po’ così. Chi non vuol lottare per lei, può fare le valigie e salutare. Chi le vuole bene, infatti, è tornato. Senza porre condizioni. Il Monterosi è scolpito nelle viscere dello Zaccheria. A futura memoria. C’è il Catanzaro. Un ciclope, come Polifemo. Noi però tifiamo Ulisse. Chissà mai che la nave di “Nessuno” non faccia scalo di nuovo sulle coste calabresi…