La grandezza dell’umiltà
Senza respiro. Consegnata alla storia la partita contro il Pescara, gara che ha mostrato senza dubbi sia la crescita della squadra, sia l’importanza di avere un direttore d’orchestra di qualità sovrabbondante, siamo stati immediatamente catapultati, senza respiro, verso una nuova “pagina di storia da scrivere”, come ha detto in conferenza Mister Gallo.
Messa in archivio la spettacolare performance adriatica, il nostro condottiero rossonero, ben conscio di quanto siano importanti gli aspetti psicologici dei ragazzi, ha provveduto a tenere alta la soglia dell’attenzione evitando, tuttavia, al contempo di caricare di troppo peso “alunni” che lo seguono in tutto.
Con la solita discrezione, alla vigilia della gara, aveva posto l’accento sulla esperienza di categoria del suo collega tarantino, sulla diversità della partita (difatti ognuna ha storia a sé), sulla necessità di leggere questa partita nel modo giusto: cosa che puntualmente è avvenuta.
In seguito, come è tipico di chi è grande, ma parimenti umile, ha provveduto ad ascrivere meriti agli “alunni”, raccontando, altresì, delle loro qualità ma precisando che lui ha “solo” il compito di farle venire fuori e farli crescere. Tra l’altro non si è preso il merito di aver rigenerato un centravanti dal fisico spettacolare ma per troppo tempo limitato non saprei da che o da cosa.
Ed ecco che, come tutti speravamo, anche stasera si è visto un Foggia capace, organizzato, che fa della coralità la sua arma vincente, e che ora si gode, con merito, il 4° posto e un panorama decisamente mozzafiato.
Terza vittoria di fila per i nostri Satanelli che chiudono senza troppo affanno la pratica tarantina e rispediscono a casa la squadra di un certo Eziolino Capuano, col suo gioco atavico basato su undici calciatori arroccati noiosamente in difesa, stile Pulmann regionale.
Ad essere sinceri, la squadra ionica col calcio ha davvero poco in comune… (una squadraccia… si può dire?).
Lo stesso borioso tecnico di origini campane, intervistato a fine gara, lungi dall’essere obiettivo, incapace di riconoscere che la sua squadra ha evidenti difficoltà di manovra, incapace di accettare il verdetto, si arrampica sugli specchi, condannando la gestione arbitrale della gara, contestando la concessione di un rigore a suo dire inesistente, dimenticando – però – che all’andata la sua squadra vinse grazie a quel signore col fischietto decisamente di parte, che regalò un penalty decisamente frutto di fantasia.
Personalmente, consiglierei al tecnico avversario, già noto alle cronache, di essere meno borioso in futuro e di non cantare vittoria troppo presto, dato che era convinto di raccogliere a Foggia l’intera posta in palio.
Nella vita conta molto di più essere umili, semplici e modesti.
Ecco: credo sia questa la fotografia esatta della gara odierna.
La spocchiosità che soccombe dinanzi alla grandezza dell’umiltà.
La partita di questa sera ha raccontato proprio questo, oltre a sottolineare la crescita tecnica e fisica della nostra squadra.
Ma che bella la modestia del nostro Condottiero, quando ridimensiona il suo ruolo e ascrive i successi alla volontà e allo spirito di abnegazione dei suoi discepoli.
La modestia di Gallo è enorme, ma sono io a dire che merito di tutto questo è senza dubbio di ragazzi volenterosi che seguono il Maestro ma che senza di “quel” Maestro tutto ciò non sarebbe mai avvenuto, così come non avveniva.
Amici rossoneri, si è scritta una nuova pagina di storia nell’attesa della seguente, senza respiro, perché così mi lascia e ci lascia questa squadra che non è solo calcio ma è un tourbillon di emozioni, sentimenti, passioni.