La telenovela Boscaglia ed un progetto naufragato
La telenovela è terminata: Roberto Boscaglia saluta (con qualche lungaggine di troppo per la verità, schiavi anche di un generoso biennale) Foggia dopo appena cinque deludenti giornate di campionato, un discutibile, e costoso, ritiro estivo (accontentato dalla società che avrebbe preferito una location più vicina a Capitanata), ed un progetto naufragato sul nascere.
Boscaglia capro espiatorio? Oppure effettivamente unico vero responsabile della disfatta culminata con l’indecorosa sconfitta contro gli avversari storici del Pescara? Come sempre la verità è fatta di sfumature e nel nostro caso pare evidente che un progetto ha tanti interpreti, società, staff tecnico, giocatori, e possiamo senza dubbio sostenere che qui nessuno possa scagliare la prima pietra.
A partire dalla società che ha deciso per l’ennesima volta di ripartire da una rosa rivoluzionata, di puntare su un allenatore che ha sicuramente dei successi dalla sua ma che all’appuntamento più importante della sua carriera (la conduzione tecnica della società più titolata della sua terra) ha clamorosamente fallito senza lasciare un buon ricordo; e ancora, la colpa di perdere un punto di riferimento della rosa, il capitano Curcio, di fare la voce grossa, di fronte alle insufficienti prestazioni in campionato, nel difendere l’indifendibile (“chi critica Boscaglia non capisce di calcio”), a differenza delle ripetute frecciatine dell’anno passato nei confronti di Zeman che di certo non poteva contare su una rosa di nomi così “vincenti”. Il mio consiglio alla società è in primis un bagno di umiltà e di resettare i rapporti logori con la stampa.
I vincenti, dicevamo, gli esperti del campionato di C, quei nomi che in agosto hanno riempito le colonne dei giornali e fatto sognare i tifosi a tal punto da spingere il mister a dichiarare che non è venuto a Foggia per un terzo posto…
È evidente che chi è sceso in campo, chiunque, sia parso un pesce fuor d’acqua, situazione accentuata anche da una totale confusione tattica, da una miopia della conduzione tecnica (pare che lo spogliatoio non lo seguisse) tale da imprigionare il mister ad un modulo che ha snaturato, ingessato, i giocatori assistendo anche all’involuzione delle certezze che erano vanto del Foggia 2021-2022; e per finire una cronica difficoltà nell’interpretare le partite e nell’incapacità di incidere coi cambi per cambiare l’inerzia degli incontri.
“Ci vuole tempo“, ripeteva Boscaglia come un mantra, ma non ci credeva lui, figuriamoci noi osservatori che, a parte qualche sprazzo, non abbiamo colto alcun segnale degno di miglioramento tattico. Encefalogramma piatto.
Ma tutto questo non giustifica l’epilogo violento sotto casa Boscaglia.
Foggia non trova pace, e ancora una volta commette lo stesso errore: travalicare la dimensione sportiva precipitando per l’ennesima volta negli atti intimadotori e violenti. E per l’ennesima volta dobbiamo ripetere che queste azioni ripugnanti non devono in alcun modo essere associate alla sana tifoseria rossonera sparsa per tutta Italia.
Serviva la scossa, per non compromettere sin d’ora un campionato solo agli inizi. E allora ecco il totonomi che potrebbe portare ad un gradito ritorno, quel Marco Marchionni autore del miracolo nono posto con quel manipolo di perfetti sconosciuti messi a disposizione della premiata coppia Felleca-Corda.
Accompagnato alla porta in malo modo dall’attuale proprietà che gli preferì Zeman, il mister laziale meriterebbe una seconda chance e di riprendere quel cammino interrotto così bruscamente.
Ben più di un traghettatore, ma un professionista serio, preparato, con un’idea chiara di gioco e con personalità da leader. Un giovane allenatore che ha già collezionato una promozione trionfale a Novara; Marchionni forse già all’epoca avrebbe potuto proseguire il suo rapporto con il Foggia, concedendogli il tempo per mettere le basi necessarie per raggiungere obiettivi ambiziosi. Un sir Alex Ferguson a tinte rossonere. Ma come sempre accade nel frenetico ambiente foggiano, ha prevalso negli ultimi due anni la politica della rivoluzione scriteriata.
Gli errori aiutano a migliorarsi, si dice, Foggia è forse l’eccezione che conferma la regola.