Il mercato, Curcio e il cuore impavido della gente del Foggia…
C’è eccitazione, si avvicina il primo calcio d’inizio. Il mercato è una giostra di sogni, timori e illusioni. Sinora gli obiettivi sono stati centrati ma è sempre il campo a giudicare le scelte effettuate. E in agguato c’è un’economia che va comunque salvaguardata, per cui non è uno scandalo ascoltare le proposte di altre società per i calciatori in rosa. L’importante è valutare con attenzioni condizioni e ipotesi alternative. Questo vale per il 100% delle squadre, almeno per quelle italiane. E dunque anche per il Foggia che sinora ha portato avanti con rapidità la sua campagna rafforzamento per dare al tecnico Boscaglia un’ossatura solida su cui lavorare sin da inizio ritiro.
Le voci su Alessio Curcio non modificano l’idea su quanto sinora fatto: il capitano è reduce da due stagioni di elevata sostanza durante le quali è esplosa tutta l’essenza del suo football artistico e della sua carica umana. Il «10» rossonero è diventato un leader, riuscendo a coniugare prestazioni tecniche eccellenti con il piglio del comandante navigato. È logico che gli occhi delle big del girone C (Catanzaro, Avellino e Pescara) possano essersi posati sul talentuoso Alessio, uno che in questa categoria fa davvero la differenza. L’obiettivo del patron Canonico è quello di trattenerlo, il giocatore è legato alla piazza e a questi colori ma le logiche della domanda e dell’offerta a volte sono imprevedibili e possono indirizzare una trattativa verso lidi d’interesse comune.
Sottolineare l’importanza della permanenza di Curcio è superfluo come una didascalia sotto la foto di un tramonto. Le ambizioni del Foggia passano indubbiamente per la cifra qualitativa dei suoi giocatori, e in quest’ottica il capitano è fondamentale, ma noi riteniamo che la chiave vittoriosa del prossimo torneo del Foggia sia ancora e inevitabilmente la sua gente. La gente del Foggia. Unita. Monolitica. Quasi surreale come quella che accompagnò De Zerbi nei playoff e Stroppa nel 3-0 con il Lecce! L’anno scorso il Cosenza ha ottenuto una salvezza insperata in serie B spinta dal popolo del San Vito Marulla (oltre che dal temperamento di Bisoli e dalle prodezze di Camporese e Larrivey). Dick Motta, storico coach di basket dell’NBA, parlò così dell’ambiente del vecchio Chicago Stadium, dove giocavano i Bulls nei primi anni di professionismo di Michael Jordan: “Il rumore era così denso che si poteva toccare.” Ecco non c’è nulla di più vicino allo Zaccheria di questa definizione. La chiave sarà dunque ritrovare l’anima di Foggia. Il vico che diventa curva e lo curva che si ritrova nel vico! Un’empatia quasi miracolosa che negli ultimi anni, per vicissitudini varie e tristemente note, si è eclissata. La squadra deve trascinare il tifo: vero, anzi verissimo, a tutte le latitudini! Foggia però è altra roba, è l’inesattezza della scienza. È un circuito virtuoso di fede e strafottenza. È un porto franco d’irrazionalità, una memoria in perpetuo affanno che si aggrappa al rossonero per non disperdere le sue radici! Ecco perché il Foggia sarà di nuovo grande solo se tornerà il cuore impavido della sua gente. Come in Braveheart! William Wallace contro il Plantageneto Edoardo I. A noi piace così. Ad maiora, semper…