Tornano i playoff, tra suggestione, rispetto e duelli uno contro uno
Un coacervo di aspirazioni, un campionato diverso che, poi, tanto diverso non è. Playoff, una parola anglosassone. Che noi traduciamo con suggestione. L’amore viscerale di chi vi scrive per questa città è esploso proprio in una semifinale playoff. Contro il Lecce. L’epica sugli spalti. Questa è Foggia. La sua gente, il football declinato da Borgo Croci a Candelaro, dal CEP a Viale Ofanto! C’era De Zerbi in panchina. Era tarantolato. Lo sguardo orgoglioso, un applauso violento dopo un lungo interminabile rischioso quasi folle disimpegno nella propria area di rigore: il Masaniello di Capitanata ha lasciato un segno indelebile. La sintesi dell’unione, l’unione che si fa sintesi di un pensiero unico. Quello che univa tutti i tifosi rossoneri. Il clamore, l’apogeo dell’irregolarità. Il conto dei posti che non tornava. Tutta l’irrazionalità del cuore.
Tornano i playoff, ma non è più la stessa cosa. Il tempo lenisce le ferite: quelle della serie D, del Covid, della crisi economica e – permettetecelo! – di un ambiente oramai frazionato in pulviscoli d’interesse, però, sono durissime da sanare. Resta allora il campo, il Maestro e i suoi ragazzi. Il sudore. L’unica cosa che il tifoso chiede senza deroghe: la fatica! Diego Simeone ha raccontato a Cadena Ser, network d’informazione spagnolo, che la prima cosa che fa quando arriva all’allenamento è guardare negli occhi i suoi giocatori. “(…) Lo faccio perché devono avere la fame negli occhi. Devono dare tutto in allenamento. Solo dopo che hanno lasciato l’anima, si può cominciare a parlare della partita.” Pura esaltazione di un “competitor assatanato”? Nulla di tutto questo. Rispetto, è puro rispetto! “La vita è dare rispetto a tutte le persone che ci seguono. I miei giocatori devono essere gli operai dei tifosi e – se necessario – anche di più, devono metaforicamente morire in campo”. La chiosa del Cholo è contundente.
Siamo già in clima playoff. Sarà la Turris a misurare le ambizioni dei satanelli. L’avversaria peggiore, o forse la migliore, per una sfida senza domani. La chiave – Zeman non ce ne vorrà! – potrebbero essere i duelli individuali. L’indimenticato Vujadin Boskov soleva dire: “Il calcio è semplice. Si gioca undici contro undici, ma quasi sempre si decide nei duelli uno contro uno. Se su dieci duelli in mezzo al campo ne vinci quattro, probabilmente perdi. Se ne vinci cinque o sei, allora almeno pareggi. Se ne vinci sette o otto, il successo è sicuro”. Tra andata e ritorno, Giannone, Leonetti, Santaniello e Tascone (solo per citarne alcuni) hanno fatto il bello e il cattivo tempo. Soprattutto il «10» di Caneo non è stato mai preso, da Nicoletti allo Zaccheria e da Rizzo al Liguori.
Al Foggia basterà non perdere ma non sa amministrare, alla Turris non serve il pari che peraltro non conosce. Sarà un confronto “incendiario” (e dovrà esserlo solo sul tappeto verde!) nel quale la strategia avrà più importanza – a nostro avviso – della tattica. Ma prima di tutto serviranno voglia, determinazione e convinzione. Per andare avanti. Per dare a Foggia una ribalta mediatica finalmente positiva. Per regalare altra linfa calcio alla sua asmatica autostima. Andrés D’Alessandro, ritiratosi poche settimane fa, a chi gli chiedeva cosa avrebbe fatto dopo aver appeso gli scarpini al chiodo ha risposto: “Ho ancora tempo per decidere. Una cosa però la so: resterò nel mondo del calcio, perché ho bisogno del calcio!” Ecco, la necessità del Cabezón di Baires è la stessa di Foggia. Che ha bisogno del calcio. E il calcio – ma questo lo diciamo coscienti di essere un po’ “arroganti” – ha bisogno di Foggia! Di una passione che quella sera, contro il Lecce, scrisse una delle pagine più emozionanti della sua storia…
4 Commenti
Bravo Leonardi, il Foggia nn sa amministrare!!! I meccanismi difensivi vanno perfezionati visto che spesso ci lasciamo sorprendere dai contropiedi avversari . I ragazzi sono determinati e sapranno vendere cara la pelle, se superiamo questo scoglio sarà una ricarica morale che potrebbe portarci a piacevoli sorprese!! Siamo, stiamo vicini alla squadra,merita il ns massimo sostegno… 1 x .
Apprezzo molto i suoi articoli e le sue disamine nei programmi a cui partecipa, ascoltavo emozionato anche l’articolo fatto dal direttore fatto su Foggia TV e pensavo….. Tutto questo entusiasmo crescente minuto dopo minuto sarà coronato da una riconferma?? Speriamo che ci sia xchè il tutto col punto ? è sempre negativo. Foggia nel cuore Zeman e Pavone x sempre.
A livello di tecnica individuale, quel Foggia era nettamente più forte di quello odierno e più equilibrato. Non si sa se la Turris sia l’avversario migliore o peggiore per noi, quel che è certo è che la Turris ha trovato l’avversario migliore per avere delle chances di vittoria esterna, considerato che squadre come Monopoli e Francavilla contro, rispettivamente, Picerno e Monterosi si limiteranno ad amministrare la partita chiudendo tutti gli spazi agli attaccanti avversari. Purtroppo o per fortuna noi non siamo capaci di gestire, quindi si cercherà la vittoria esponendosi ai loro contropiede. Speriamo che la squadra faccia tesoro degli errori marchiani commessi nella gara di ritorno e soprattutto eviti gli assurdi fuorigioco sulla linea di metà campo.
Caro Limardi, ma che dice….!? Determinazione e grinta…… la fame negli occhi….le motivazioni.. duelli individuali…….. Boskov come esempio di calcio!?….
Il calcio e’ un’altra cosa: spettacolo, divertimento per i tifosi, capacita’ di fare gol comunque e sempre uno piu’ dell’avversario, vittoria sempre ma non a tutti i costi (e questo vale nei derby, nelle ” partite della vita”, nei play off, ecc.)
E questo non lo dice solo Zeman, il quale comunque vada, ha riacceso la luce a Foggia, ma allenatori attuali come Guardiola, Klopps, e passati come Sacchi o Liedholm.
Alla fine l’assioma e’ semplice: se la squadra gioca bene secondo quello che ha imparato a fare, vince (e spesso incanta); se gioca male e non riesce a fare quello che solitamente sa fare, perde (e spesso rovinosamente). Il resto e’ fuffa.