Beppe Signori: “Dopo 10 anni ho la possibilità di gridare al mondo la mia innocenza”
Una carriera importante piena di soddisfazioni che cade nel baratro dopo la divulgazione di una notizia che rovina la reputazione prima di tutto di un uomo e poi di un calciatore. Beppe Signori racconta il suo calvario vissuto dopo la fine della sua gloriosa carriera in un libro dal titolo ‘Fuorigioco, perde solo chi si arrende’, che è stato presentato nel pomeriggio di ieri a Foggia presso il Piccolo Teatro in un evento organizzato dal comitato ‘Rossoneri per Sempre’.
Dalle parole di Signori si percepiscono realmente quelle emozioni e sensazioni che il campione, ex calciatore rossonero e simbolo di Zemanlandia, ha provato durante quegli attimi in cui tutto ha iniziato a sgretolarsi come un vetro che va in frantumi. La presentazione si apre proprio con quegli attimi in cui Signori, che si trovava a Roma, riceve la telefonata che lo informava dell’arrivo della Polizia a casa sua con la notizia che impazza su tutti i giornali, telegiornali e sul web in cui si affermava che era stato già arrestato in manette.
“È l’inizio di una vita tranquilla dopo dieci anni di sofferenza mentale. – ha esordito Beppe Signori – Ho però la soddisfazione di aver ottenuto un grande risultato nell’essere assolto. Perde solo chi si arrende e io non mi sono mai arreso in campo figuriamoci in questa situazione. Si riparte finalmente con uno spirito nuovo”.
All’ingresso sul palco del Piccolo Teatro, Beppe Signori viene accolto con una standing ovation che fa emozionare l’ex campione rossonero. Se lo meritava sia per quello che ha lasciato alla città di Foggia ma soprattutto per quel calvario che gli è costato 10 lunghissimi anni della sua vita che non torneranno più. Ma la parte più commuovente è quella dedicata ai figli a cui Signori sente di dover chiedere scusa perché dice “Mi sento colpevole perchè non avevo il diritto di devastare le loro vite, come lo sono state dalla mia vicenda giudiziaria. Un padre deve proteggere i propri figli e io non l’ho fatto. Scusate”.
La vicenda giudiziaria che ha coinvolto Beppe Signori ha colpito soprattutto l’uomo nella sua più totale fragilità con un campione che si ritrova chiuso in una gabbia, la sua casa, per 12 lunghissimi giorni in cui poteva solo parlare con chi viveva nella sua casa e se provava ad accendere la televisione si ritrovava a combattere con ogni telegiornale che riportava la tragica notizia che gli riguardava. “L’obiettivo è sempre stato quello di uscire pulito – ha continuato Signori – in un mondo come quello del calcio che mi ha dato tutto ma soprattutto mi ha dato tanto”.
Ma durante la piacevole serata Beppe Signori ha ripercorso un po’ tutti i momenti importanti della sua vita, dalle prime esperienze in campo alla decisione ferma e convinta di voler rinunciare al patteggiamento o alla prescrizione per le accuse che lo hanno coinvolto. C’è stato molto spazio anche per i ricordi legati al Foggia con gli insegnamenti di mister Zdenek Zeman, presente all’evento assieme a Peppino Pavone e l’attuale capitano del Calcio Foggia Alessio Curcio.
“A Foggia e ai tifosi auguro di tornare ai tempi nostri – ha continuato Signori – Al mister Zdenek Zeman che è stato richiamato per allenare questa squadra posso dire che è una certezza averlo qui e faccio un grosso in bocca al lupo al Foggia già per questa stagione”.
Ma Beppe Signori ha parole importanti anche per chi come lui sta vivendo situazioni come quella che ha passato.
“Dopo dieci anni ho la possibilità di gridare al mondo la mia innocenza. – ha aggiunto Signori – Sono vicino a tutti coloro che a differenza mia non sono personaggi pubblici e quindi non hanno la possibilità di difendersi al meglio”.
Uno sguardo d’obbligo al futuro e a come si immagina Beppe Signori ora che può gridare la sua innocenza.
“Tra dieci anni mi immagino su una panchina – ha concluso Signori – che sia di una squadra o di un parco (ndr ride)”.
Prima di concedersi nell’autografare i libri di tutti i presenti all’evento Beppe Signori ha salutato la platea con un deciso ‘Zafò’.

