Il pensiero di Zeman, la crisi di risultati e un “numerino” che racconta la verità

Il pensiero di Zeman, la crisi di risultati e un “numerino” che racconta la verità

I tormenti nascosti di Zdenek Zeman. Quel viso corrucciato, la rivendicazione di un’autonomia di pensiero che valuta i fatti diversamente dagli osservatori esterni. Oppure, semplicemente la purezza di un tecnico che non si sconfessa mai. Che difende i suoi principi e i suoi ragazzi. Zeman ha giocato all’attacco ancora una volta. Come quando Chamot e Winter (terzino e mezzala) viaggiavano come treni più avanti di Signori in un Lazio-Torino 3-0, stagione di serie A ‘94/95, una delle didascalie più illuminanti della spregiudicatezza boema. Dopo il confronto con il Potenza, il Maestro ha spiegato la sconfitta come frutto di errori difensivi e arbitrali e delle continue interruzioni provocate ad arte dagli avversari in un 2° tempo dai contenuti tecnici poveri, o meglio “poco ricchi”, come direbbe il Checco Zalone sanremese. Il tecnico rossonero ha risposto con orgoglio a chi gli parlava della mancanza di carattere e agonismo dei suoi (“Per me il calcio non è questo”, ha dichiarato nella conferenza pre-Andria, riferendosi all’appello dei tifosi che chiedevano maggiore “cattiveria”) e si è detto non preoccupato, perché la squadra “(…) ha provato a giocare”. Zeman è questo… prendere o lasciare.

Però qualche riflessione noi siamo tenuti a farla, pur rispettando la sapienza professionale di un allenatore che ha costruito la sua carriera sull’onestà intellettuale. E per farlo ci facciamo aiutare da Max Allegri, che tempo fa parlò di un “numerino” spesso poco citato nelle analisi statistiche delle squadre: la differenza reti, l’unico valore inoppugnabile su cui costruire argomentazioni più articolate. Ebbene, il Foggia dopo 23 incontri ha segnato 34 gol e ne ha incassati 29, dunque viaggia a +5 di differenza reti. Il dato che fa pensare – peraltro – è che al tramonto del 2021, dopo la prestazione “natalizia” (in tutti i sensi!) contro il Monterosi, il Foggia aveva un saldo gol di +10, sconquassato nel 2022 dal trittico di sconfitte con Latina, Juve Stabia e Potenza, con un parziale di 3 reti all’attivo e 8 al passivo. Sino al confronto con la Virtus Francavilla dell’11 dicembre vinto 1-0, ci si stupiva che i parametri dello zemanismo classico fossero saltati: il Foggia aveva una difesa robusta e affidabile, guidata da una coppia di centrali (Sciacca-Di Pasquale) tra le migliori del girone e protetta in maniera egregia da un centrocampo di passisti… all’indietro. Al contempo – però – faticava un po’ a “sciorinare” intraprendenza (e prepotenza!) nella metà campo avversaria.

Nelle prime 18 giornate i satanelli avevano incassato “solo” 18 reti, una a partita, realizzandone “appena” (per le consuete abitudini bohemién!) 28 (media 1,55 a incontro); nelle ultime 5 partite ne hanno invece subite ben 11, più di due a gara, segnando 6 gol (1,2 a match). Un crollo verticale – quelle difensivo – giustificabile (ma solo in parte, perché una formazione ambiziosa deve avere ricambi all’altezza) con le defezioni pesantissime e lo stato di forma deficitaria di elementi come Girasole che si erano ben comportati invece nei mesi autunnali. Un peggioramento nelle cifre della retroguardia non bilanciato, però, da un’ascesa nel quoziente reti all’attivo, penalizzato dallo stop di Ferrante e dall’incapacità di proporre gioco con continuità nell’arco dei 90’. Il paradosso quindi è che il Foggia è “tornato” zemaniano solo nei suoi aspetti meno nobili, mentre non è riuscito ad allinearsi ai parametri storici più esaltanti. E – ovviamente – la classifica ne ha risentito.

Detto ciò, è il momento di restare uniti, di provare a conquistare 6 punti tra Andria e Messina e aspettare il rientro della truppa al completo. Le valutazioni restano sospese, alcuni vizi “strutturali” (su tutti una personalità non spiccata!) – a nostro parere – non sono stati sanati a gennaio, ma occorre mantenersi lucidi ed equilibrati. Dando comunque sempre uno sguardo alla differenza reti, che sarà certo solo un “numerino” ma che spesso racconta delle verità inconfutabili!

6 Commenti

  • E che dire come al solito bellissimo
    Sei una penna eccezionale

  • Purtroppo è tutto vero, comunque comprendo Zeman quando giustifica i suoi giocatori e poi non esageriamo le squadre di Zeman hanno sempre avuto questi cali dopo la ripresa di fine anno.
    Certo giocare senza 8/9 titolari non è il massimo e facile, si è visto anche con l ultima in classifica e non è un alibi ma solo una vera constatazione. Non piace a nessuno perdere neanche a Zeman.

  • Sacrosanta verità da un maestro di giornalismo che merita ben altra ribalta.
    Quel numerino la dice lunga sull’involuzione tattica nel gioco zemaniano. Come condivido che manca personalità e che non si può dire che manca la difesa titolare perché allora si sono sbagliati gli acquisti estivi ed invernali. Qualcuno mi spiega perché abbiamo una sola prima punta? Quando si ferma un Ferrante, il vuoto. Ho letto che il Trento (non la Juve) ha preso Bocalon, da svincolato. Noi tante chiacchiere e poi prendiamo Buschiazzo. Siamo seri. Diciamo chiaramente che quest’anno ci dobbiamo assestare, altro che B. Salviamoci tranquillamente, magari giocando bene e poi l’hanno prossimo facciamo veramente una squadra competitiva, con prime linee forti e sostituti pure, vedi Bari, Avellino e Catanzaro. Con o senza il boemo

  • Sono addolorato ma non credo più in questo Foggia. Ritenevo che un buon maestro avrebbe “accordato ” le evidenti stonature di inizio campionato e che avremmo dovuto aspettare solo tempi migliori . Adesso la verità è chiara, sono solo dei ciabattoni senza i cosiddetti preliminari come stoppare la palla, appoggiare la palla e non liberarsene dovunque vada, saper saltare l’uomo e.non farsi fermare e chi più ne ha più ne metta. Zeman meritava qualcosa di meglio.

  • Consueto pezzo di bravura.
    La virtù linguistica al servizio della cronaca calcistica. Disamina lucida e tecnicamente ineccepibile.
    Illuminante.

  • Viviamo in una società in cui l’ansia, e la fretta, la fanno da padrone. La pazienza non è di questo tempo. Non sfugge a nessuno che Zeman a Foggia è sinonimo di serie A. Ma serve tempo ad una squadra per diventare tale e produrre risultati apprezzabili.
    Questo Foggia ha progetti ambiziosi, ma non mi sembra che l’obiettivo dichiarato ad inizio stagione fosse la promozione. L’avevamo, e l’abbiamo, tutti in testa, per carità, ma un po’ di realismo non guasterebbe… il boemo nella sua carriera ha fatto miracoli, ma i miracoli son tali proprio perché non sono pane per il quotidiano. E Zemanlandia non è stata costruita in qualche mese (peraltro di pandemia!).
    In più consentitemi – non se ne discute, ma – non credo abbia giovato ai calciatori e al clima rossonero la becera vicenda societaria che ci ha fatto rischiare di restare orfani di allenatore e direttore sportivo appena qualche settimana fa.
    Calma e gesso. E tempo al tempo. I risultati verranno.

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