Il futuro è nostro perché per vincere non basta più solo il talento

Il futuro è nostro perché per vincere non basta più solo il talento

“Abbiamo una società solida, uno staff tecnico eccezionale, una città che ama il calcio. Il futuro è nostro”. Le frasi di Peppino Pavone, l’architrave su cui si regge l’edificio filosofico di Zeman, restano scolpite sulla roccia! La volubilità amorevole del popolo foggiano, con i suoi picchi elettrici che percorrono l’universo social come onde impazzite, interpreta i singoli momenti di una stagione o di una porzione di torneo come la veritas assoluta. È il dogma! Il problema è che i parametri dello zemanismo puro, evocati dallo stesso DS quando ha parlato di partite del passato già vinte e poi pareggiate, oppure già perse e poi recuperate, e ancora del miglior attacco sempre e comunque, sono saltati. Il tifoso, che è legittimamente impelagato nelle sue turbolenze di cuore, si è perso tra uno spettacolo che solo in parte ha accesso la scintilla dell’illusionismo boemo e un ansito di risultati che percorre da sempre una piazza “da serie A” costretta però a vivere gran parte della sua esistenza in Terza Divisione.

L’obiettivo vittoria resta comunque il mantra che governa pulsioni e critiche. La domanda è: “Ma come si fa a vincere?”. La risposta arriva dall’altra parte dell’oceano, da uno che ha scritto pagine importanti in Europa e si è laureato campione del Mondo con il Brasile nel 2002, l’ex difensore del Barcellona Edmilson. Intervistato in un programma radiofonico e questionato sul fatto che il Brasile non vincesse il Mondiale proprio dal 2002, l’ex centrale blaugrana ha risposto: “Oggi, con il solo talento non si vince una Coppa o una qualsiasi competizione di calcio. Occorre qualcosa di più: organizzazione, capacità di rinuncia, accettare i 50 giorni di preparazione per una stagione o una Coppa in immersione totale. C’è bisogno di concentrarsi, sapere cos’è l’unità, non giocare individualmente ma in maniera collettiva. Senza questo non si vince”. Qualcuno potrebbe obiettare che sono considerazioni banali e scontate. Vero, se le stesse non venissero da un nazionale brasiliano che ha visto la squadra più tecnica degli ultimi 30 anni, la Seleção del 2006 (con i vari Ronaldo, Kaká, Adriano, Robinho, Ronaldinho Gaúcho, Juninho, Roberto Carlos solo per citarne alcuni) fallire miseramente la rassegna iridata in Germania perché il ritiro in Svizzera si era trasformato in un “(…) reality show” (usando una sua espressione) con i diritti degli allenamenti venduti a Globo TV e migliaia di supporters sugli spalti a minare concentrazione e isolamento.

La cifra qualitativa è fondamentale ma non basta più. Serve altro, che a Foggia – almeno “in potenza” – c’è. È ciò che Pavone ha voluto sottolineare! La società – al netto degli errori che può aver commesso – garantisce tranquillità economica con gli stipendi pagati regolarmente (non una cosa scontata in epoca Covid); Zeman è un lusso e ha un carisma riconosciuto da tutti, in primis dai giocatori (“Non capita sempre di poter essere allenati da Zeman”, ha detto recentemente Garofalo in conferenza); lo staff tecnico e dirigenziale sa scegliere i calciatori ed è sufficientemente aziendalista per ragionare in termini di programmazione; la gente di Foggia ha nel sangue quella voglia di riscatto di cui il calcio è un paradigma assoluto. Attenzione però: occorre preservare l’unione di tutte queste componenti. L’assalto alla «B» potrà essere dato – infatti – solo se ci sarà empatia totale tra società, allenatore (ovviamente Zeman, altre ipotesi al momento non le vogliamo contemplare!), struttura sportiva e tifosi. L’ambizione si nutre di coesione. Solo se questa ci sarà, la squadra passerà dal pensiero di “poter essere dominata a quella di poter dominare”, utilizzando le parole proprio di Peppino Pavone, e solo quando si formerà una mentalità “monolitica”, allora il FUTURO sarà davvero… NOSTRO!

5 Commenti

  • Complimenti sig. Limardi . Scrive molto bene.
    Due osservazioni vorrei fare in relazione alla frase ” il futuro è nostro”
    La Società indubbiamente appare solida ed è la base per il futuro, ma c è lo spettro degli inadempimenti contestati che hanno comportato.la nota penalità.
    Se disgraziatamente questi inadempimenti non dovessero essere ritenuti insussistenti nei successivi gradi di giudizio ( e il rischio in tal senso non
    appare basso), chi ha acquisito le quote sociali dovrà forzatamente dismetterle ( vd. Art. 20 bis n.4 delle Noif), con buona pace del futuro dell ‘attuale società .
    Ovviamente speriamo tutti che ciò
    non accada.
    L ‘ altra osservazione è sotto il profilo tecnico.
    Pavone ha affermato
    che il nostro Foggia ha perso credito e attrattivita verso la gran parte dei calciatoridi livello che rifiutano di vestire la nostra gloriosa maglia, non già, a suo dire, per motivi economici, ma per colpa della nostra Città.
    Ora , fermi i problemi socio- culturali della nostra città che nessuno disconosce,
    tale affermazione è a mio avviso non condivisibile e pretestuosa ,sia alla luce di ciò che ha fatto capire Zeman circa la non certo alta disponibilità a spendere soldi per calciatori migliori, sia in considerazione del fatto che,(senzaandare molto indietro) solo tre anni fa, ( con gli stessi problemi socio-culturali) vestivano la nostra maglia calciatori con ingaggi elevati come Iemmello , Galano, Mazzeo , Kragl ,.ecc .( tanto al netto dello scarso impegno che essi hanno poi dimostrato)
    E comunque ,se si volesse condividere tale affermazione di Pavone e ritenerla aderente al vero, il miglioramento in futuro di carattere tecnico della squadra, che non può che avvenire con calciatori di livello, sarebbe, non dico una chimera , ma molto
    lontano nel tempo, in quanto dipenderebbe dal riscatto e dalla crescita socio culturale della nostra città, che tutti ovviamente ci auguriamo ma che richiede un percorso lungo.
    Concludo ricordando a me stesso che la nostra squadra ha sempre rappresentato l ‘ orgoglio della città ed un momento di riscatto e di fierezza nei confronti di altre realtà avanzate sotto il profilo socio-economic- culturale, pertanto, può essere essa stessa come lo è stata in passato, il volano per una crescita complessiva della nostra comunità .
    Un saluto a tutti e forza Foggia!

  • A chiacchiere, Pavone, sei il numero uno!
    Nei fatti, a parte negli anni Novanta, con Casillo Presidente, hai vinto ZERO.
    E quando nel 2010 ci ha riprovato ci hai portato al fallimento, mentre Zeman se l’è svignata.
    A proposito qualche giornalista(o presunto tale) può chiedere a Zeman se il “sistema” di cui parlava nel 2010 che gli hanno impedito di vincere a Foggia, ora è scomparso? Nessuno…ah si, altrimenti vi tolgono l’accredito.

  • Buongiorno a tutti

    Sig. Limardi grazie dei suoi articoli la continuerò a leggere sempre. Bellissimo anche questo è L’accostamento con la mentalità e curare il Brasile è fantastico.

  • Per il sig. Salvatore

    Le vorrei ricordare che quella gestione duro solo due anni con calciatori quelli che ha elencato lei è retrocessa in d direttamente nonostante fossero davvero forti. Da non dimenticare le infiltrazioni mafiose in società e i pizzi per far giocare giocatori che neanche in promozione potevano giocare. E l’anarchia gestionale del biennio cannella. Quindi questo è l’anno zero per ripartire e costruire. Sennò foggia calcio vivrà tra eccellenza e d.

  • Cara Massiliano,
    Ho riportato l’esempio di quelle annate, non certo perché sono state felici, ma solo per evidenziare che non è vero che i giocatori di livello non vogliono venire a giocare nel Foggia per colpa della citta’. Se li si paga , vengono, perché la nostra squadra conserva -, indipendentemente dai
    pur rilevanti problemi
    sociali della città- , fascino , prestigio e attrattivita’ per il suo blasone e la sua storia.

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