Il derby di Zeman e un “olandese” che manca all’appello…
La tensione era palpabile, non era una partita come tutte le altre. Lo ha capito dopo tanti anni anche Zeman che alla vigilia del suo primo Lazio-Roma nella Capitale, il 27 novembre 1994, affermò che il derby valeva tre punti come ogni altra gara. In punto di diritto aveva ragione: la sua era pura contabilità. Il campo però disse altro: la Lazio – che la domenica precedente aveva strapazzato il Padova 5-1 – cedette 0-3 ai giallorossi di Mazzone, il quale disegnò la strategia ideale per contrastare le geometrie biancocelesti. Il derby non era una partita come tutte le altre! Per questo Bari-Foggia è stato il derby del boemo. Sempre in piedi, come un professore alla cattedra, a “controllare” se i suoi alunni applicassero in maniera corretta le regole spiegate alla lavagna. Bari-Foggia è stato questo: un compito in classe. Il “Maestro” era gelidamente teso. Ha concesso qualche ghigno dopo alcune conclusioni improvvisate e fuori dal canovaccio preparato: già tanto per la sua mimica normalmente marmorea. L’abbraccio con Ferrante è stato liberatorio. Il capolavoro balistico che scaccia i fantasmi. Come quello in rovesciata di Casiraghi il 23 aprile 1995 quando l’onta dello 0-3 incassato dalla Roma nel confronto d’andata fu lavata al ritorno da una prestazione maiuscola in termini caratteriali e tecnici. È stato così anche a Bari. Non c’era uno 0-3 da vendicare ma un’idea di football da affermare! C’era un gioco da declinare con personalità, qualità e cattiveria agonistica.
Possiamo allora dire che lo “zemanismo” ha fatto breccia finalmente? Che l’allenatore rossonero ha realmente chiuso al San Nicola il cerchio del suo nuovo ottovolante? Non esattamente. Manca ancora qualcosa. A nostro parere, serve uno come Aaron Winter, centrocampista olandese degli anni ’90 dalla corsa armonica e dall’intelligenza sublime. Quando a inizio 2° tempo, prima di essere sostituito, Merola si è accentrato e Curcio ha tagliato verso l’area per portarsi via l’uomo, alle spalle del capitano rossonero sarebbe dovuto arrivare l’intermedio a coprire lo spazio per dare una doppia opzione di passaggio al fantasista scuola Inter. La prateria è rimasta invece sconsolatamente inesplorata, Merola ha tirato malamente e Zeman non ha gradito. Lì sarebbe servito Aaron Winter! A chi volesse documentarsi sul prototipo del “perfetto interno zemaniano” consigliamo di guardare il 1° tempo di Lazio-Napoli 5-1 del 15 ottobre 1994 e di osservare i due gol dell’ex Ajax: il primo su imbucata di Rambaudi, il secondo su assist di Fuser, con il mediano orange a occupare l’area pulita – secondo un movimento preordinato – dai tagli dei due attaccanti Boksic e Casiraghi. La caratura degli attori in campo è ovviamente differente, ma il concetto resta valido. Quando i centrocampisti del Foggia avranno il coraggio, la gamba e l’automatismo per andare a chiudere situazioni come quella descritta, vorrà dire che un altro passettino verso la “purezza” zemaniana sarà compiuto. È superfluo sottolineare – però – che toccherà al boemo capire se le caratteristiche dei suoi interni potranno sposarsi con un’idea di sviluppo verticale così affascinante ma al contempo complicata. Mica tutti, del resto, possono chiamarsi Aaron Winter…
4 Commenti
Bellissimo
Uno degli articoli più belli che abbia mai letto da quando è tornato il nostro maestro a Foggia. Davvero complimenti.. Ho la pelle d’oca
È sempre un piacere leggerti . Grazie
L’illuminante report suggerisce che la musica è di qualità e che gli esecutori non sono all’altezza. Il mio augurio è che imparino presto a suonare bene gli spartiti e a tempo e poi ci delizieremo .