Umiltà e personalità, l’insegnamento lasciato in eredità dal Monterosi

Umiltà e personalità, l’insegnamento lasciato in eredità dal Monterosi

La storia che insegna, un vate giramondo… Vanderlei Luxemburgo è un personaggio istrionico, un “guru” che ha guidato in carriera anche il Brasile e il Real Madrid (ai tempi dei “galacticos”, da cui fu defenestrato per aver imposto la sua legge nello spogliatoio merengue). Un tecnico carismatico, un motivatore sublime. Uno che ha accettato l’ennesima sfida di una carriera “interminabile”: riportare in serie A un gigante del futebol brasiliano, il Cruzeiro, la Raposa (la “volpe”, così come è conosciuto il club che lanciò Ronaldo Fenômeno) caduta miseramente in «B» due stagioni orsono. Ebbene, poco prima del match di campionato contro il Confiança del 21 agosto scorso, Luxa ha tenuto un discorso nello spogliatoio in cui ha sintetizzato in due parole le caratteristiche vincenti di una squadra: “Humildade” e “Personalidade”. L’umiltà per rispettare gli avversari, la personalità per imporsi su di loro. Attraversiamo l’oceano, a oltre 11mila chilometri di distanza, e approdiamo al Rocchi di Viterbo, dove il piccolo Monterosi ha fermato l’ambizioso Foggia sullo 0-0, disputando esattamente una partita “di personalità” (in un primo tempo in cui ha comandato per lunghi tratti) e di “umiltà” (in una ripresa di sofferenza quando si è compattato e difeso con ordine). Al di là delle questioni legate alla forma atletica e all’apprendimento tattico, infatti, l’eredità lasciata dalla trasferta laziale è un semplice “avvertimento” ai ragazzi di Zeman: in questo torneo nessuno regalerà loro (e al loro mister!) nulla e gli avversari andranno affrontati tutti con “umiltà e personalità”, lottando su ogni pallone come se fosse l’ultimo. Sempre e comunque. Solo in questo modo le qualità tecniche della truppa “bohemian” si esalteranno. Era il 19 novembre 2016, la vigilia di Foggia-Catanzaro (con i calabresi che arrivavano “rabberciati” allo Zaccheria) e nella conferenza stampa pre partita Giovanni Stroppa dettò l’editto appreso sin dai tempi del Milan: “Non si vince qualcosa solo perché si ha una maglia importante e uomini di rilievo. Se non metti cuore, carattere e determinazione non vai da nessuna parte.” Il Foggia di Zeman sarà propositivo per vocazione: mai dimenticare però che il “blasone” non porta punti. In campo c’è anche l’altra squadra. Pensare che tutto dipenda solo dai rossoneri fa perdere di vista una realtà spesso complicata che rende enigmatiche anche partite sulla carta scontate. Ecco perché si può accettare pure lo 0-0 contro una matricola di un ameno borgo della Tuscia e anzi da questo pari si deve trarre il massimo insegnamento possibile. Per vincere – come diceva Luxa – servono soprattutto “humildade e personalidade”. Il resto sono chiacchiere “da tastiera”, di chi il terreno di gioco l’ha visto appena alla playstation…

2 Commenti

  • Se il Foggia non si rinforza con qualche svincolato, vedi Kragl,non andrà da nessuna parte.
    Zeman non può trasformare dei giocatori senza nessuna esperienza in fenomeni.Specislmente se non c’e’ ancora un gioco assimilato.

  • siamo ancora agli inizi, con 20 giocatori da assemblare è presto per emettere giudizi, anche sui singoli

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