Alessio Curcio e la teoria dei “fagioli rovesciati nel piatto”

Alessio Curcio e la teoria dei “fagioli rovesciati nel piatto”

Carles Rexach, un’istituzione del Barça, stretto collaboratore di Johann Cruyff e scopritore di un bambino di nome Leo Messi, parlava sempre della teoria dei fagioli secchi: quando li rovesci nel piatto si ammucchiano, appena li scuoti però si distribuiscono in maniera omogenea sulla superficie. Per le squadre di calcio vale lo stesso principio: hai tanti giocatori che all’inizio si sommano, ma poi ognuno trova la sua collocazione naturale. E sta al tecnico saper agitare con perizia il… piatto. Il mastro bottegaio più abile nel mestiere è stato Carlo Ancelotti che alla sua prima esperienza al Real Madrid arretrò Gareth Bale, un purosangue votato allo scalpitio vicino all’area di rigore, per sfruttare al meglio le doti realizzative di Ronaldo ed esaltarne l’intesa con Benzema, oltre ad assegnare a Di María, istintivo finisseur mancino, il controllo elastico della fascia. Arrivò così la tanto agognata Décima. Con gli stessi principi, poi, Zizou Zidane, altro miscelatore sopraffino, consegnò alla Casa Blanca tre Champions di fila imponendo davanti alla difesa Casemiro, che in quel momento era appena un’illustre riserva tra i galácticos. Alle latitudini foggiane è tempo di costruzione del nuovo edificio progettato dal duo Pavone-Zeman. E il maestro sembra aver sorpreso tutti puntando su Alessio Curcio come esterno d’attacco quando per molti le caratteristiche dell’ex Catania non si sposavano bene con compiti più adatti ai brevilinei (Signori, Roy o Insigne), capaci di fendere il campo per raccogliere il taglio giusto proposto dalla mediana. Eppure già nell’ultima Roma zemaniana, un signore… vagamente illustre, Francesco Totti, aveva interpretato il ruolo mettendolo al servizio delle sue doti balistiche. Nessuno come il Pupone, infatti, sapeva battere a rete con efficacia; nessuno come il “bimbo de oro” (così come lo annunciava lo speaker dell’Olimpico) riusciva a vedere il movimento del compagno e a imbeccarlo magistralmente sparigliando il mazzo delle strategie avversarie. Ecco noi crediamo che il talento di Alessio possa essere messo a disposizione di un’interpretazione dinamica più della palla che dell’uomo e che Zeman possa fondere le esigenze di squadra (e di un credo tattico da cui non si transige!) e le peculiarità del singolo nella maniera più appropriata. Esattamente come fa un sapiente “agitatore” alle prese con i fagioli ammonticchiati nel piatto… Siamo appena all’inizio, i test probanti devono ancora arrivare e il giudice supremo resta sempre il campo che potrà – magari – anche smentire le convinzioni agostane: è certo, comunque, che le caratteristiche di Alessio Curcio non sono facilmente collocabili nel 4-3-3 e che – dunque – incastonarle nel “gioiello” Foggia impone un lavoro meticoloso a lui e allo staff tecnico. Quando però questo sarà ultimato, e se sarà compiuto dal giocatore con assoluta dedizione e convinzione, i rossoneri disporranno di un’arma offensiva assolutamente letale!

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