Gli Oscar della stagione 2022/23
And the Oscar goes to…

Marco Frigerio
Una faccia da bravo ragazzo. Pulito, educato, congiuntivi tutti ben distribuiti. L’infante dalle nobili ferramenta costruite a Milanello, il covo degli invincibili. Il rossonero nel passato, nel presente e… speriamo nel futuro. Nessuno come lui. Capello impastato di sudore, contachilometri in tilt. Klopp dice sempre: “Sono contento quando i miei corrono più degli altri”. Marco lo ha preso alla lettera. La resistenza di uno scalatore, le “stilettate” di un velocista. Un corredo di gol pesanti, provvidenziali come un arcobaleno quando l’orizzonte si tinge di buio… Il carattere forgiato guardando la grinta di “Ringhio” Gattuso (e studiando la leadership di Antonio Vacca). Un futuro da capitano. Chapeau Marco. Il nostro Oscar 2022/23.
Attore protagonista

Alessandro Garattoni
Uno 002 con licenza di… colpire. Infiltrato nell’area di rigore avversaria, ha portato a compimento la sua missione con scaltrezza e cinismo. Ha supplito alla mancanza di una seconda punta con il vizio del gol. Su di lui e sul dirimpettaio Costa Gallo ha cucito il vestito perfetto per una squadra che ha macinato gioco e creato opportunità sfruttando quasi esclusivamente le trame dall’esterno. Ha unito dinamismo e precisione, confezionando qua e là diagonali difensive di solida intelligenza. La condizione fisica non lo ha accompagnato nella post season, ma la fascia al braccio lo ha reso uno dei pretoriani più affamati di gloria dell’esercito di Rossi. Complimenti al “Gara”, uno di noi…
Miglior regia

Filippo Costa
Ha diretto magistralmente l’orchestra seppure defilato sulla fascia. Per il suo illustre mancino sono passate le intuizioni più geniali di una troupe che a lungo lo ha eletto regista senza ruolo. Ha prodotto effetti speciali grazie al suo sinistro illuminante, ha disegnato filtranti sfidando la balistica con traiettorie sempre minacciose. L’agonismo non è mai mancato, ha affrontato avversari e arbitri con la “garra” di uno che ha vissuto mille battaglie. La rabbia sotto la curva dopo il 3-0 al Cerignola ha suscitato rispetto e ammirazione. Pippo è stato l’anima ribelle a un destino che dopo poche giornate sembrava già segnato. In una stagione che ha sfibrato i nervi del popolo rossonero, lui è stato una certezza assoluta. Fin dal primo fischio d’inizio con il Latina.
Attore non protagonista

Diego Peralta
Un prospetto di fuoriclasse (per la categoria). Un’idea di calcio quasi arrogante, un rapporto intimo con la sfera, quando l’ha trattata da amica. Andato in letargo per ragioni tattiche dopo un avvio deludente, è cresciuto nella sofferenza, ha accettato mansioni non nelle sue corde, si è allontanato da quella fascia alla quale pare destinato per voleri cromosomici. Ha atteso il suo turno senza fare polemiche. Poi è esploso nel momento più importante. È stato l’hombre del partido con il Crotone, raffinato ed elegante nell’esaltare il controllo e la battuta a rete. Ha duettato con i compagni, si è guadagnato falli e ha tolto dalla naftalina alcuni colpi da “diez”. Ha finito in debito d’ossigeno, come tutti… Noi però lo avremmo voluto vedere in campo sino alla fine nelle gare con il Lecco.
Miglior scenografia

Andrea Schenetti
Sembrava fuori dal progetto di Gallo, ansimava attenzioni dall’alto di una carriera colorata di gloria. Non si è però arreso. Ha affrontato un percorso nuovo, in assoluta umiltà, rispettoso come un pivellino al cospetto di Fonzie. Ha marcato il territorio con sapienza ed esperienza. “All around” di centrocampo, ha aiutato il mediano a distribuire palloni, si è sacrificato rincorrendo palla e avversari. Ha impresso le stimmate della classe su alcune partite “da ricordare”. A un certo punto è diventato l’ago della bilancia di un modulo che senza di lui perdeva anima e raccordo tra reparti. Ha iniziato con il peso del “migliore”, ha terminato con il marchio dell’“indispensabile”. Senza di lui, infatti, la scenografia preparata da mister Rossi si sarebbe rivelata un puro esercizio di fantasia…
Premio della critica

Alberto Rizzo
La sua dialettica è l’espressione più alta di timidezza. Parla poco Alberto, non finisce mai in copertina. Non alza la voce. Sorride con pudore. Ma è “terribilmente” efficace. Quando la nave ha rischiato di affondare lui l’ha riportata a galla con recuperi prodigiosi. Non sarebbe esistita la difesa a tre senza Rizzo come interprete. Il più continuo, il più sagace. Solo un raffinato osservatore ha potuto celebrare le prestazioni dell’ex terzino stabiese. Perché le partite di Alberto sono sempre state racchiuse in due vocaboli, un nome astratto e un aggettivo qualificativo: concentrazione feroce. Un sintagma difficilmente percepibile da chi mastica calcio a livello superficiale. I più felici sono stati i suoi allenatori. Con tutti, è stato un punto fermo. Solo applausi per lui…
Premio “Underdog”

Roberto Ogunseye e Daniel Leo
Non avevano i favori della critica, erano gli “underdog” di stampo anglosassone. Uno ruvido e poco in confidenza con il talento futbolistico; l’altro acerbo e mosso solo da un impeccabile stile Juve. Uno non vedeva la porta, l’altro non sapeva controllare doti fisiche apparse sin da subito importanti. Il campionato poi – però – ha raccontato un’altra verità. Robertone ha contribuito in maniera sostanziosa a rendere il Foggia il secondo miglior attacco della regular season; Daniel ha scalato le gerarchie, facendo valere atletismo e fame di conoscenza. Entrambi si sono imposti, il centravanti ex Modena ha giocato i playoff in condizioni proibitive ma non ha mai mollato. Il ragazzo svizzero ha griffato l’1-0 al Lecco. La rete dell’ultima illusione…
La partita migliore del campionato: Pescara-Foggia 0-4

L’immagine di Boscaglia che mastica mutismo a bordocampo. Il profluvio di gol. Il satanico banchetto sui resti di un Foggia allo sbando. Il Pescara, rivale storico dei satanelli, a bivaccare sul tappeto sacro dello Zaccheria. Era il 24 settembre, la data del fallimento! Mesi dopo, il 29 gennaio, un solo obiettivo. La vendetta. Puramente sportiva, per carità. Un incontro dominato, il Delfino strapazzato, umiliato. Una vera aula de futebol, come direbbero i locutores brasiliani. Resa la pariglia. Chi di 4-0 ferisce, di 0-4 perisce. Nessuna discussione. Una prova di forza, l’ascesa che continua. L’orgoglio dei tifosi rossoneri che hanno ritrovato la loro squadra. Quel pomeriggio, il Foggia ha completato la sua nemesi!
L’impresa indimenticabile: Foggia-Audace Cerignola 3-0

Chiunque era presente, per sempre potrà dire: “Io c’ero”. Un incontro che ha travalicato i confini del racconto sportivo per entrare di diritto nel romanzo epico. C’erano tre gol da rimontare, dopo la dissennata prova del Monterisi. Settanta minuti di vacui tentativi, l’adrenalina che si spolmona in cerca di nuova linfa. Poi il lampo di Schenetti, la scintilla per la rincorsa. Il tempo che scorre implacabile, senza sosta. Convinzioni ridotte al lumicino. Forse meno. L’idea della beffa. Magari un gol e tutti a casa con l’Audace in festa. Il recupero diventa in questo caso complice. La speranza in un destro dal limite di Frigerio. La battuta secca, diretta all’angolino. È il 93’. È lì che la mistica s’impossessa dello Zaccheria. Il tuffo di Beretta per riprendere la palla, il Cerignola che non sa gestire una rimessa laterale ai confini con l’area del Foggia. L’azione che riparte, l’angolo per qualcuno “misterioso”. L’ultimo ruggito del popolo rossonero. A quel punto, tocca a lui, all’…
…Eroe che non ti aspetti

Ivan Kontek
Rinforzo di gennaio ma oggetto misterioso per settimane. Un protagonista mancato, almeno sino ai playoff. Quando la “redenzione” è stata totale. Già con il Potenza, riportato nel suo ruolo naturale, quello di centrale di difesa, risulta impeccabile. Il croato cesella prestazioni strepitose. È autoritario, capace di difendere con sicurezza e riprendere l’azione con saggezza. L’uomo in più dietro e davanti. È lui l’eroe del 96’. Il corner liftato, la palla che ballonzola in mezzo a un’area più trafficata del Raccordo Anulare di Roma nelle ore di punta. Ivan si coordina, colpisce “y acaba con el partido”. Chiude la gara. La storia centenaria del Foggia ha un nuovo protagonista.
È con lui che chiudiamo la nostra notte degli Oscar per la stagione 2022/23. In attesa di un nuovo anno, di altre emozioni da vivere e raccontare!