Questo è il calcio, una magia che non conosce confini…

Questo è il calcio, una magia che non conosce confini…

“This is football”. Questo è il calcio. Provatelo a spiegare agli intellettuali che si ritirarono a Capalbio durante Italia ‘90, “schifati” da un… tal villano (e costoso) spettacolo! Si vive per queste partite. Si tifa per queste partite. Succeda quel che succeda, ne è comunque valsa la pena! Un confronto iconico. Che è già leggenda. Questo è il Foggia. Da De Zerbi a Fabio Mazzeo, da Pio e Amedeo ai siti laziali ancora “innamorati” di Delio Rossi tutti lo hanno celebrato. È stato un reflusso di paure ed emozioni. La tattica, gli schemi, le sostituzioni. Appena dei semplici dettagli, coccarde inutili di una teca lucidata dalle lacrime di un popolo incredulo. L’esorcismo a un destino già inciso sulla roccia.

Il Foggia non è stato comunque il solo a sperimentare la “mistica pallonara”. C’è un gemellaggio pronto con la Terra d’Albione. Con l’Inghilterra, dove inventarono il football. Venerdì 19 maggio, stadio di Hillsborough a Sheffield, cittadina dell’acciaio nella contea di South Yorkshire. Siamo in terza serie, la nostra Lega Pro, per loro la League One. Semifinali dei playoff per salire in serie B, per loro la Championship. Lo Sheffield Wednesday, uno dei club più antichi del mondo, perde con il Peterborough 0-4 la partita di andata. Qualche tifoso si fa filmare mentre strappa il biglietto per il match casalingo. Maledirà quel gesto per tutta la vita. “It was written”, era scritto! Gli Owls devono segnare 4 gol. Il 3-0 arriva al 71° ma il tempo è tiranno. La speranza s’affievolisce con l’intensità che scema. Ci sono comunque 10 minuti di recupero, il miracolo arriva al 98° grazie a una rete di Palmer. Il regolamento (a differenza del nostro) rimanda tutto ai supplementari: segna il Boro, per il Wedsnesday è un nuovo tuffo all’inferno. L’ultima resurrezione arriva al 112°. L’eroe di turno si chiama Paterson. Finisce 5-1. Si va ai rigori. È storia. Non sbaglia nessuno. Lo Sheffield è in finale. Tutto lo stadio si riversa in campo per festeggiare! “Sarà un segno”. Come per il Foggia.

Lunedì gli episodi hanno fatto la differenza. Verissimo. Lo stesso era accaduto – peraltro – anche a Cerignola. L’Audace ha gestito malissimo gli ultimi 10 minuti. Di sicuro. Esattamente com’era successo ai rossoneri al Monterisi dopo aver accorciato le distanze sull’1-2. I satanelli sono giunti all’ultimo assalto in preda ad acciacchi vari, con una rosa limitata soprattutto nelle alternative. Il cuore, però, non è mancato. Ed era ciò che i tifosi chiedevano. La dignità di oltre 100 anni di vita da difendere con le unghie. E gli attributi! Il ricordo indelebile? L’urlo dello Zaccheria alla rete di Kontek. La follia che rincorreva l’ombra della sera. L’eredità? Quei caroselli improvvisati, sciarpe e bandiere impregnate di orgoglio. La felicità della gente del Foggia. Che ha patito uno scoramento iniziale ma che poi ha rimesso in circolo l’adrenalina. Senza istinti vendicativi, coltivando solo la sua passione in fierezza. Finalmente tutta unita! È stata una lunga notte, gli elicotteri hanno continuato a sorvolare lo Zaccheria sino al tramonto degli ultimi clamori. La mattina si azzera tutto. Nulla è compiuto. L’orizzonte si chiama Crotone. L’ansia riprenderà a crescere. È la magia del calcio. Intanto però i cieli di Capitanata hanno smesso di ruggire venti di burrasca. La pioggia ha lasciato spazio al sole. Il nostro sole. Il sole di Foggia.

“Sarà un segno” anche quello. È ora di fare uno squillo a Pasquale, chissà cosa ne pensa…