Radiografia di una speranza…
S’avvicina il tempo di rimettere le scarpette. Di tirare fuori le bandiere. Di lustrare la sciarpetta. Cresce l’attesa. E s’impenna l’ambizione. Formula strana quella dei playoff. Ma terribilmente esaltante. Si va a casa con una sconfitta. Per alcuni pure con un pareggio. Ma resta la chimera. Il sogno. La speranza è quella che ti fa sorridere. “Penso sinceramente che ridere sia la cosa che mi piace di più. È la cura per moltissimi mali”. Non è il promo di Zelig. È una frase di Audrey Hepburn, l’incanto di generazioni che l’hanno amata pensando alle Vacanze Romane o a una… Colazione da Tiffany! Ritrovare il sorriso: è la mission in Capitanata. Alimentare la speranza. Di un’impresa. Senza quella “non ci avviamo proprio”… nel singolare slang cittadino. Perché i playoff sono un cammino. L’orizzonte ultimo è la finale. Il cuore impazzito di un’illusione che fa vivere. Ci si deve credere: verissimo! È un obbligo morale. Lo ripete come un mantra l’afición rossonera. Ma la domanda – diceva qualcuno – sorge spontanea: “Ci si può davvero credere?”
L’architettura di un successo si disegna tra le mura domestiche. Guardandosi dentro, nella tranquillità della propria “alcova”. È quanto sta facendo mister Rossi. Già, Delio… l’ultima “fiche” – forse – per fare «all in» su un futuro cristallino come le acque del Gargano. Chissà se avrà aperto la casa al mare il tecnico riminese! Che proprio alla sua origine romagnola affida la concretezza del lavoratore. “Non sono Padre Pio, non opero miracoli”, ama ripetere. La sua dedizione è – in verità – tutta caratteriale. È il marchio di fabbrica di uno che ha frequentato il salotto nobile del calcio italiano per lunghi 20 anni. Rossi è il silenzio. Nessun proclama. Il rispetto prima di tutto. Le fondamenta della speranza del Foggia risiedono nella sua cultura sportiva. Nella sua autorevolezza, nella sua esperienza. Esiste il campo. Dove si suda. Punto! Il resto sono chiacchiere da bar…
Poi c’è la squadra. “Ognuno sentiva nell’altro l’estensione del proprio talento”, lo scrivevano del Brasile 1982, un’improvvisa scintilla di follia creativa! Qualcuno dirà: quella squadra è rimasta incompiuta, non ha vinto il Mondiale. Corretto. Il suo trionfo però risiede nell’”(…) essere cristallizzata, tatuata nel petto del tifoso per sempre!”, come suole raccontare Sérgio Pugliese, un giornalista verdeoro appassionato del “futebol arte”. Ebbene, la speranza si annida nella comunione d’intenti e nella condivisione tecnica del gruppo. Ognuno dovrà essere il braccio del compagno. La rosa del Foggia ha una qualità di base importante. La convinzione è in vertiginosa ascesa. Alcuni elementi (su tutti l’universale Frigerio) sono “on fire”. Mancano solo… Vacca e Beretta. Poi si potranno collocare gli altri mattoni nel palazzo delle ambizioni. A patto – ovviamente – di non considerarsi più forti degli altri per puro diritto divino (del tipo “Noi siamo il Foggia”). La storia – infatti – ha già bocciato senza riserve questa presupponenza. In ogni dove!
Infine c’è la gente. Che noi speriamo di nuovo compatta. Senza “scetticismi ideologici”. Con un biglietto da esporre orgogliosamente ai cancelli della gloria. Il fattore Zaccheria sarà determinante perché il tabellone dei playoff riserverà ai ragazzi di Rossi la possibilità comunque di disputare una gara in casa: la prima secca, il resto si vedrà. Lo affermiamo per scaramanzia, quella che governa il mondo del pallone come piazza del Plebiscito amministra le gioie di Napoli. Stavolta, però, sugli spalti non sarà una cavalcata solitaria. Ci sono in lizza realtà, su tutte Cesena, che potranno anche rivaleggiare con l’impeto del popolo foggiano (almeno tra le mura amiche, in trasferta la «marea» dei satanelli non ha eguali!). Occorre quindi ritrovare quell’unità di anima e spirito che ha condotto alla registrazione del tifoso rossonero come “brevetto d’esportazione”. Il momento delle recriminazioni, dei processi, del giudizio senz’appello arriverà. È normale e inevitabile. Ma adesso è il tempo dell’ansia e dell’eccitazione. Dei pensieri più arditi.
Tecnico, squadra, tifosi. Le ragioni della speranza. Il Foggia è pronto. Ricominciamo a sorridere!
“Adoro le persone che mi fanno ridere”, inarrivabile Audrey Hepburn…