La lezione del Moccagatta

La lezione del Moccagatta

Sinistro destro. L’eleganza. La purezza. Una banda di ragazzini in campo. Con quella “J” sulla maglia che suona sempre, in tutte le categorie, come una condanna. A vincere. Il Foggia è caduto. Sicuramente stanco, mediamente appannato ma colpevole comunque di “eccesso di fiducia” nella sua malizia. Aveva beneficiato all’andata dei litigi con la porta dell’impacciato Raina. Si era forse illuso che sarebbe bastato il mestiere, l’esperienza di vecchi bucanieri pronti a imporre il carisma dei “garretti infangati” su un nugolo d’infanti bravi ma ingenui. E invece è arrivata la “vendetta” del football “disincantato”.

Che la Juventus Next Gen fosse un concentrato di qualità lo si era visto già nei torelli d’allenamento allo Zaccheria. In panchina quel giorno c’era Michele Besaggio. Dosi maiuscole di classe. È bastato vederlo metter giù una palla per eleggerlo craque. In campo, Sersanti da Grosseto, Alessandro come il maestro “Pinturicchio” Del Piero. Una famiglia con il bianconero nelle viscere e il 30 sulle spalle per ricordare la data di nascita del nonno, amante dichiarato della Vecchia Signora. La mezzala del futuro. Al Moccagatta tutti in piedi per applaudire un angelo dalla faccia impertinente. È già il pupillo di Allegri che lo ha inserito nella lista A di Europa League. Ha 17 anni, il passaporto olandese e il poster di De Ligt nell’armadietto. Dean Huisejn è un predestinato. Aveva disputato con i grandi un’amichevole all’Emirates contro l’Arsenal. Ha demolito il Foggia, scherzando con avversari ben più “stagionati” di lui. Ad Alessandria trionfato il talento, incorniciato nel volto pulito del «bimbo» orange. Il compianto Mihajlovic raccontava così uno dei più grandi della sua epoca, Robert Prosinecki: “Fare facilmente ciò che gli altri trovano difficile è il talento. Fare ciò che è impossibile al talento è il genio!”

Al Foggia urge una colata lavica di “magia tecnica”. È scritto nelle “note a margine” della doppia sfida di Coppa Italia contro i «purosangue» di Brambilla. L’organizzazione meticolosa di Gallo ha rialzato la “baracca” e sarà ancora fondamentale per “azzannare” con rabbia i playoff. Ma in prospettiva serve altro. Foggia aspetta nuovi idoli nei quali identificarsi. “Gli idoli sono inviati speciali, accreditati dal cosmo, costruiti dal grido impazzito dei tifosi, tratteggiati dal pianto delle lacrime e della gloria”, così raccontava Sérgio Pugliese, artistico narratore del futebol brasileiro. Uno già c’è in rossonero. È Junior Vacca. Non parliamo – ovviamente – di Olimpo assoluto ma di un naturale confidente con la sfera. Seriale nell’orgoglio e nella leadership umana. Uno che ha pensato calcio nell’ultimo Foggia vincente, quello di Giovanni Stroppa. L’opulenza caratteriale di Enzo Barrenechea (a volte sfociata in eccessi agonistici) ha mostrato di nuovo quei limiti di personalità già palesatisi in misura massiccia nell’era Boscaglia. Da questo punto di vista Antonio sarà vitale. Manca poco al suo ritorno e finalmente capiremo come sta. Ma certo il mediano di Scampia non potrà bastare…

L’obiettivo deve essere quello di alzare l’asticella. Non accontentarsi. Sfogliare la margherita e regalarsi l’estasi. Il tunnel di Sekulov a Petermann è una frazione minuscola di gioco. Pure estemporanea. All’esigente e competente pubblico foggiano, però, piacerebbe rivedere numeri d’alta scuola pallonara. Ecco la lezione del Moccagatta. Talento al servizio della vittoria. Per meritarsi quel mare di passione che ha inondato il Piemonte in una fredda sera di febbraio! “Ogni volta è valsa la pena stare al tuo fianco. Il viaggio continuerà, per sempre”. Lo striscione è della splendida e cromaticamente inarrivabile torcida del Dortmund a far da didascalia alla coreografia prima del match di Champions con il Chelsea. C’è il mondo, un giovane e il suo zainetto sulle spalle… Questo è il calcio. Null’altro da aggiungere. Houston, passo e chiudo!

foto: juventus.com