Al cuor… non si comanda!
Messa alle spalle la partita contro il Crotone, non senza qualche piccolo rimpianto, la mente è già alla prossima, importantissima gara: mercoledì è alle porte e il nostro Foggia è atteso allo stadio “Moccagatta” di Alessandria.
Di fronte la Juventus Next Gen.
Ripeto che non è mia intenzione una guerra di religione sul nome della formazione che andremo ad affrontare: è tuttavia innegabile che quel nome altisonante faccia effetto.
E sia questa, come altre squadre blasonate, danno l’idea di qualcosa di diverso.
Qualcosa che ci ha appartenuto molte volte e che – ahimé – ci manca da tanto, troppo tempo.
L’adrenalina inizia la sua ascesa e si cominciano a contare le ore per poi passare ai minuti.
All’andata abbiamo dimostrato di potercela giocare, come cosi stiamo facendo con ogni formazione che stiamo incontrando.
Se guardo indietro a pochi mesi fa, rivedo un gruppo sparigliato e confuso.
Quel gruppo, ora, a distanza di non molto tempo, ha acquisito una sua precisa identità, e i progressi, pur con zone ancora grigie, sono evidenti. Ogni partita vede il consolidarsi di aspetti positivi che dopo le prime giornate erano impensabili. Soprattutto la convinzione di potersela giocare con tutti.
Gli errori ci sono e ci saranno, fanno parte integrante di questo percorso evolutivo ma le cose buone sono sempre più nitide.
Poi è chiaro che vanno sistemate cose dentro e fuori il campo.
Andiamo a giocarcela con consapevolezza, decisi a mettere in campo anche un pizzico di orgoglio sudista, meridionale.
E con la “sfrontatezza” ragionata di chi sa che incontra un nome altisonante, certo, ma dovrà affrontarlo a testa alta e con coraggio, con quel cuore che ti fa compiere gesta ricordevoli.
Rispetto per l’ avversario, certo. Ma paura di nessuno.
Perché, a pensarci bene “Undici sono loro e undici siamo noi”: proprio come disse in un lontano 31 gennaio 1965 un certo Oronzo Pugliese, alias “il mago di Turi ” per dare la giusta carica ai suoi Satanelli che avrebbero poi trionfato sull’Inter euromondiale di Helenio Herrera.
Che gran trascinatore che fu!
Beh… Anche ora ne abbiamo uno che fa degli stimoli e della autostima trasmessa, un’arma formidabile.
Ovviamente sto parlando di mister Gallo, che dal suo profilo Facebook chiama a raccolta il popolo rossonero postando una foto della coreografia delle due curve allo Zaccheria in occasione della gara col Taranto, con una frase semplice ma efficace: “E adesso vi aspetto”.
Così recita il tecnico di Bollate, aggiungendo due inequivocabili cuori rossoneri.
Un invito, il suo, che simile a cassa di risonanza, si sta amplificando, velocemente, per essere accolto dagli oltre duemila supporters rossoneri, pronti a giungere da ogni dove e ad invadere Alessandria.
Un vero esodo rossonero, dunque, simile ad un’orda barbarica, sicuramente rumorosa e colorata, ma senza dubbio innocua.
Poteva mai il tifoso rossonero, solitamente passionale e oltremodo innamorato, lasciare sola la propria squadra?
Assolutamente no!
Perché il tifoso rossonero non ti delude mai e in questi frangenti sa come si fa: un biglietto in tasca, una sciarpa al collo, una speranza nel cuore…
E via… si parte per un’emozione intensa, impareggiabile, difficile da raccontare a parole.
Perché il tifoso rossonero è così: troppo emotivo, troppo sognatore, troppo passionale, troppo innamorato, forse.
Troppo, ma mai abbastanza.
Perché non esiste amore senza follia.
E sono certa che anche chi, per motivi personali, non potrà essere presente al “Moccagatta” sarà pronto a sostenere da casa, col fiato sospeso e il cuore a mille, le avventure degli undici di Gallo.
Intanto passano le ore e i minuti… e ci avviciniamo.
Cosa penseranno i nostri avversari?
Chissà se saranno poi tanto tranquilli avendoci visto all’andata.
Sicuramente saranno sorpresi dall’onda rossonera, festante e corretta che li travolgerà.
Che il sogno continui… ❤️🖤