Il vento della diffidenza che torna a scuotere gli umori di Capitanata
Il termometro viaggia intorno allo zero. Il clima artico che sta sferzando la città ha congelato pure gli entusiasmi. È tornato a soffiare il vento della diffidenza. Nulla di nuovo sotto i cieli “inquieti” di Capitanata. Il Foggia è l’unità di misura di umori in perenne competizione con l’equilibrio. Sensazioni che s’incagliano in torbidi presagi già al triplice fischio di un arbitro nemmeno troppo bravo. È arrivato un pari deludente: un assioma difficilmente contestabile. Rossoneri sotto ritmo e senza ferocia. Quella che fa la differenza. Può starci. Si dice sempre: quando non puoi vincere, l’importante è non perdere. È quanto avvenuto. La Gelbison ha fatto la sua onesta gara, coprendo gli spazi e chiudendo le linee di passaggio. Il Foggia era raggrinzito, scolastico. Vagamente sbiadito. Alcuni attori in “pausa thè caldo”, altri incastrati in una virtuale playstation senza joystick. È mancata la panchina, è vero, e questo ha riaperto la discussione sul mercato (ora è caccia agli svincolati, speriamo non improbabili!).
Restiamo dell’idea che l’errore più grande da questo punto di vista sia stato quello di non aver sostituito D’Ursi con un giocatore di caratteristiche simili, perché Iacoponi è ancora in una fase di costruzione mentale (più che fisica) e alterna prestazioni di alto livello ad altre malinconiche e inefficaci, mentre Peralta è naturalmente dotato di talento (peraltro distribuito sinora con estrema parsimonia!) ma non ha cambio di passo e quando ne anestetizzano le canoniche giocate finisce nell’imbuto dell’evanescenza. Il pensiero è comune: manca un vice Costa. Sacrosanto al 100%. Anche perché – permetteteci – il mancino di Filippo, con quel lift tagliato nemmeno fosse il rovescio di Federer, non è facilmente riproducibile. Nicolao c’era, però giocava con il contagocce ed ha salutato con educazione e garbo; Rizzo è stato derubricato (anche intelligentemente, secondo noi) a braccetto di difesa. Gallo aveva scelto: del resto Costa era (ed è) un “unicum” e non solo nella rosa del Foggia.
Un capitolo a parte lo meritano invece Beretta e Vacca. Occorre essere onesti. Prendere a gennaio giocatori di qualità (e loro lo sono per la categoria!), soprattutto dalla «B», significa puntare su elementi che spendevano pochi scampoli di partita nelle squadre di origine (Jack, ad esempio, è stato in campo per soli 571’ con il Cittadella in 5 mesi) o per motivi diversi erano in cerca di sistemazione e rilancio. Quindi la condizione non può essere la migliore (in casi come questi – tra l’altro – gli infortuni muscolari sono sempre in agguato!) e vanno attesi con un po’ più di pazienza. I playoff diranno se la scelta è stata “illuminata”. Contro la Gelbison sono mancati esaltazione e coraggio, è stato firmato un patto con la normalità. E la normalità non appartiene al Foggia di Gallo. Servirà ritrovare subito arroganza di pensiero e rapidità di gambe per affrontare Crotone e Juventus Next Gen. Senza Costa allo Scida (mancherà pure Di Noia ma c’è pronto il “siamese” Frigerio) e forse con Jack ad Alessandria. Noi però restiamo convinti che non sia una questione di uomini ma di testa. E di entusiasmo. Senza di quello pure la partita più semplice si trasforma in una processione di sterili intenzioni!