Le ricadute, il mercato e la leggenda del Black Mamba…
Considerazioni anarchiche sul momento Foggia. L’anestetico della riflessione sulla doccia fredda dello Zaccheria. Contro un Picerno che – per dirla tutta – è sembrata la squadra meglio organizzata traquelle transitate sotto i cieli di Capitanata in stagione. Il borsino rossonero segna “meno” nell’entusiasmo di chi già vedeva la gloria approssimarsi e “più” nell’autostima di chi sostiene che questa squadra è un’eterna incompiuta. I limiti ci sono, nessuno li ha mai negati: del resto la sesquipedale distanza da Catanzaro e Crotone racconta di un percorso meno opulento di quanto ci si potesse aspettare a inizio torneo. Alcune ricadute (leggasi Cerignola, Giugliano e Picerno appunto) sono fisiologiche nel cammino di chi ha sempre rincorso. La lepre è tranquilla perché detta il ritmo. Chi insegue può solo accelerare. E a forza di spingere, qualche volta si va fuori giri. È quello che è accaduto contro l’undici di Longo, ideologo di un magmatico sentimento di ordine e indisciplina.
Il match con i lucani però ha detto anche (e il mister lo ha ribadito a fine partita) che la coperta si è fatta troppo corta. Nel football “Covid.0”, quello dei cinque cambi e del rusticano duello con l’imponderabile, la panchina è entità suprema che può orientare i destini della contesa. Ebbene, urge ripristinare un equilibrio numerico che il progressivo inabissamento nel mare degli infortuni di Vuthaj e il repentino arrivederci di D’Ursi hanno minato. Il piatto piange in avanti, il lavoro lungimirante di Gallo su Peralta e Schenetti (un po’ deludenti con il Picerno) non può nascondere l’asfittica composizione di un reparto che già con tutti a disposizione appariva carente in qualità realizzativa e in varietà di soluzioni. Si dirà che la sconfitta è arrivata per aver incassato tre reti, non per non averne segnate (era già successo con Audace e Giugliano!). Questo è vero al 100%. Ma la prima pressione dei satanelli ha perso smalto, la sosta ha “imbolsito” la furia di Ogunseye e soci, evidenziando alcune cicliche “ferite” nellaretroguardia che speriamo possano essere sanate dagli acquisti di Kontek e Rutjens.
Il mercato d’inverno – si sa – è complicato, scarno di denari e spesso preda dell’alea. Il miglior acquisto di gennaio 2022 fu Nicolao che giunse sul gong (e solo perché Nicoletti andò al Crotone). Il laterale ex Latina, penalizzato quest’anno da una concorrenza feroce (quella di Garattoni e Costa, i “crociati” di una formazione che punta tutto sugli esterni), s’impose subito con il piglio del combattente e regalò la catartica impresa di Avellino nei playoff. Servirebbe un colpo alla Nicolao, improvviso, nemmeno roboante ma puntuale e decisivo. Senza attendere però fine mese. Gallo ha impresso il suo marchio di schiettezza su un gruppo diligente e orgoglioso quanto basta per rialzarsi dopo ogni caduta. Anche fragorosa. Ed è quello che ci aspettiamo a Francavilla. Chris Bosh, purissimo talento del basket NBA, costretto al prematuro ritiro a causa di una brutta malattia, ha parlato una volta di Kobe Bryant, suo compagno nel Dream Team USA 2008. E ha raccontato che una mattina durante la preparazione alle Olimpiadi di Pechino, si era alzato presto per essere il primo a fare colazione e allenarsi: quando era arrivato nella “sala breakfast”, però, Kobeera già lì e aveva appena finito la sua sessione di lavoro. Il Black Mamba dei Lakers era reduce da una bruciante sconfitta nelle Finals NBA contro i Celtics. La lezione di Kobe è stata racchiusa da Bosh in queste parole: “Le leggende non sono definite dai loro successi ma da come si rialzano dai loro fallimenti”. Qui non siamo in America e Kobe è un «mantra» più che un atleta, ma il concetto è il medesimo: il Foggia è chiamato a ripartire. Ancora una volta. Nell’anonimato del lavoro. Con lo sguardo rivolto solo avanti. Girarsi indietro non paga. Gallo non lo farà. Almeno sino a quando la sua panchina non sarà tornata a popolarsi di pedine per andare a dama…