Il Foggia non morirà mai, l’amore per il calcio chissà…
Parlare di calcio. Questo è il problema. Il voleio di Richarlison (che – per inciso – il “Pombo” aveva già provato con successo nella bruma della Continassa, quando il Brasile si allenava a Torino!) contro la Serbia, la trivela di Vinicius, il discorso motivazionale di Hervé Renard nell’intervallo di Argentina-Arabia Saudita… Joga bonito, isso é futebol. Questo è il pallone. Purtroppo non a Foggia! Dove l’eleganza di un paso doble è stata sostituita dall’esecutività di un lodo di Tribunale. Dove le sentenze rappresentano l’inevitabile surrogato di una “bicicleta” che ha smesso di pedalare. Di quanti cavilli tecnico-giuridici si è dovuto cibare negli ultimi anni il martoriato popolo rossonero! Sempre quando si scorgeva l’alba dopo l’ennesima notte insonne o quando le discussioni su un derby perso malamente potevano incendiare i social o la croisette dell’isola pedonale.
Sino a che esisterà Foggia, il Foggia non morirà (cit.), ma il gusto per il football è a serio rischio “scomparsa”. Siamo di fronte all’ennesima novela. Un genere televisivo, peraltro, che i maestri brasiliani avevano pensato con un inizio e una fine (spesso decisa dopo sondaggi e ricerche di mercato). Puntate limitate e – poi – solo autografi da firmare. Invece qui no. Siamo al “refresh” continuo. Le vicende societarie assomigliano di più a una “soap opera” in stile Beautiful che a una “Terra nossa” in salsa verdeoro. I protagonisti ciclicamente tornano. Per difendere – in maniera del tutto legittima – i propri interessi. Ma poi c’è il Foggia. C’è la sua gente. C’è la sfera che rotola nel controsenso di un’attenzione rivolta più ai codicilli di diritto che al sinistro di Costa o alla zampata di Vuthaj.
Il Foggia è di nuovo nella tormenta e qualcuno sommessamente si chiede se sia una “punizione divina” per l’espiazione di colpe a vita. Il peccato incriminato (o forse, sarebbe meglio dire, il capo d’imputazione contestato!) è unico: l’amore viscerale per questi colori. Un reato che non conosce pentimenti di sorta. Foggia e il Foggia sono una cosa sola. Sarà banale dirlo, eccessivo… forse poco “radical chic” ma tant’è. La “nação” rossonera s’identifica nel Foggia. Nelle sue cadute, nelle sue resurrezioni. Attenti però a non tirare troppo la corda. “Meglio fallire che proseguire così”, è una frase che comincia a rimbalzare con sempre maggior frequenza nei vicoli della città. È una sensazione, uno stato d’animo che trasuda malessere e sfinimento. Noi non ci schieriamo, non parteggiamo per questo o per quello, non entriamo nel merito di una burocrazia legale fin troppo oziosa. Diciamo solo: sorprendeteci. Ribaltate le certezze di un nuovo naufragio annunciato. Sedete a un tavolo e “guadate” il fiume dell’incomunicabilità. Risolvete il contenzioso e poi ognuno per la sua strada. Con una stretta di mano e un caffè in centro. Solo così potrà tornare di moda il voleio di Richarlison ai Mondiali o lo stacco aereo di Nobile contro il Cerignola. Domani si gioca a Viterbo. Interessa a pochi. Ed è questa è la sconfitta più grande!