Guardare al futuro con coraggio e senza paura
Primo obiettivo raggiunto. Missione compiuta mister Gallo. Identità ritrovata. Stop. Fine del telegramma della settimana. Nessuna illusione, però, e nemmeno – permettetecelo! – considerazioni dall’effetto retroattivo del tenore… “Ah, se ci fosse stato Gallo sin dall’inizio saremmo stati in alto in classifica”. Perché come racconta l’adagio popolare… “di «se» e di «ma» è lastricata la strada che conduce all’inferno”, che è proprio – calcisticamente parlando – dove era precipitato il Foggia dopo un avvio di campionato da film “horror”. Ma anche perché Gallo è esattamente il prodotto (senza il quale l’ex mister di Spezia e Ternana non sarebbe mai arrivato) del sentiero oscuro nel quale si era infilato privo di bussola il team rossonero, che solo ora sta scorgendo la luce in fondo al tunnel. Una cosa è evidente, l’ha capita prima di tutti (per fortuna) il tecnico lombardo: il Foggia non era una squadra. Il modulo, pure squinternato che fosse, era solo il parafulmine tecnico di alcune deficienze caratteriali che rendevano disomogeneo anche il solo vestirsi negli spogliatoi dello Zaccheria. Ancelotti ha sempre sostenuto che “(…) non c’è un sistema di gioco che vince, altrimenti tutti lo adotterebbero, c’è un gruppo di giocatori che vanno sul campo e vincono!” Ecco, è quello che è accaduto con il Crotone e poteva ripetersi con la Juve Stabia se una gestione umorale dissennata del prode Dardan non avesse complicato i piani dei satanelli.
Gallo, dopo alcune dichiarazioni iniziali sottilmente rivolte a incamerare la fiducia della piazza, ha cambiato marcia dialettica e in campo ha ragionato in modo equilibrato, senza sensazionalisti tattici ma con concetti facili da recepire. “Il calcio non è tanto complicato, è abbastanza semplice, si vuole renderlo complicato”, ha sempre sostenuto Carletto, “guru” di un Real Madrid spettacolare e – guarda un po’ – pure vincente, grazie a un mix perfetto di talento e concretezza. Perché la cosa più difficile – è sempre Ancelotti a ricordarlo – non è occuparsi di schemi e sistemi ma è “(…) la gestione delle persone che lavorano con te tutti i giorni. È un gruppo, una squadra al cui interno però ci sono tanti egoismi”. E qui sta un altro grande merito di mister Gallo che nella conferenza pre Fidelis Andria ha riferito del colloquio avuto con Schenetti in cui ha parlato al fantasista in maniera diretta. La chiarezza. In questo Fabio Gallo ha già vinto. Decisioni “drastiche” ma umanità nei rapporti, perché i giocatori che ogni allenatore deve curare di più sono quelli che non giocano (citazione ancora “by Carletto”). Che poi – interpretando le frasi del mister – Schenetti sia già a rischio per gennaio (se non si adatterà a fare il play basso, ci è parso di capire) è una considerazione che dobbiamo fare visto che non crediamo a una sua “riqualificazione” in mediana, così come vediamo dura pure l’ipotetica trasformazione di Peralta in mezzala anche difensiva. Ma queste sono valutazioni che tecnico e società avranno il tempo di fare: intanto c’è uno scontro diretto da vincere, un’autostima offensiva da riconquistare (il gol resta un problema quasi “esorcistico”) e una rabbia silenziosa e costruttiva da continuare ad alimentare. Tutti insieme, da squadra! Finalmente ritrovata, con fatica, senza squilli di tromba (l’apoteosi resta “roba” per ora solo del Catanzaro di Vivarini!) ma con la voglia di riappropriarsi dell’orgoglio dismesso in un innaturale processo di autodistruzione “tafazziana”. Il Foggia deve ragionare solo sul “giorno dopo” perché come diceva Luca Argentero – alias DOC – nel discorso finale della 2ª stagione della fortunata fiction targata Rai… “non importa cosa ci porterà il futuro, l’unica cosa certa è che non dobbiamo avere paura”. E allora forza Foggia, avanti con coraggio. Vamos a ganar, gente…