Foggia, che confusione!
Oltre il risultato, del quale dirò dopo, stasera temo abbiamo toccato con mano ogni limite attuale. Un campo con spalti essenziali, con una tifoseria quasi incredula di avere davanti una blasonata o ex tale, illustre quanto purtroppo decaduta. Le inquadrature sugli ultras di casa erano commoventi: pochi, sparuti, intimiditi di fronte al colorato e mai domo muro rossonero che ha incitato di continuo i ragazzi.
Corsa, corsa, corsa, botte, errori e approssimazione da categoria inferiore. Di contro dei ragazzi volenterosi, ben preparati, orgogliosi e anche loro increduli nel poter affrontare il Foggia o quello che era il Foggia. Esperienza da mettere nel curriculum. È bastato un trentanovenne brasiliano, dal nome tipico, da esperienze di categorie superiori e dal fisico ormai provato dagli anni e da mille battaglie, a mettere paura, timore, sigillo sui disagi rossoneri. Tutto sotto la guida di un allenatore avversario, tale Emilio Longo, dall’aspetto di un professore di liceo che appunto ha preparato i suoi allievi per una serata storica per loro. Incidente di percorso? Può essere ma sarebbe il secondo e non si può attendere il terzo. Cosa fare? Non sono io a doverlo o saperlo dire. Ci pensi chi ha il dovere di farlo…
Intanto, però, non possiamo nasconderci dietro la cruna di un ago. Siamo solo alla seconda giornata e già abbiamo incassato 6 gol.
Ma la cosa più preoccupante è che a questa squadra manca tutto: manca una identità certa, innanzitutto, non c’è una parvenza di gioco neanche a cercarla con la lente di ingrandimento, nessuna idea, si pressa in malo modo e si difende forse peggio.
Chi mi conosce sa che, per natura, provo sempre a cercare delle attenuanti, magari qualcosa di buono che, stasera più ancora che col Latina, ahimé faccio fatica a trovare: dispiace ammetterlo, ma Boscaglia non ha trasmesso assolutamente nulla alla squadra, e si ostina con un 4-2-3-1 improponibile per questa categoria: quel centrocampo a due, spesso in agonia, soffre il peso avversario.
Non vorrei apparire presuntuosa, ma credo che questo Foggia, con questo materiale umano di cui si compone, darebbe il meglio di sé con un modulo differente, magari un 4-4-2, arretrando Schenetti e provando Ogunseye al fianco di Vuthaj… proprio come si è visto in parte stasera, dopo i cambi necessari.
Ma non sono nessuno per dirlo… del resto, nella vita di tutti i giorni svolgo tutt’ altro lavoro.
Quello che posso dire è che sono molto amareggiata e, ancor di più, preoccupata.
E aggiungo dispiaciuta per quegli irriducibili supporters che macinano chilometri e mandano sempre avanti il cuore.
A loro, dunque, va il mio plauso: a quei tifosi che non fanno differenza tra una trasferta al Meazza ed una al “Donato Curcio” di un piccolo paese della provincia di Potenza. Loro hanno vinto.
Ma loro, si sa, vincono sempre. ❤️?
#AvantiFoggia