Il tempo delle decisioni
Il tempo delle decisioni è arrivato. Sensazioni? Zemanlandia è un’esperienza quasi mistica e sarà difficile da riprodurre senza alcuni dei suoi “sacerdoti”. Si può ripartire con un altro progetto con il boemo protagonista? Ci pare piuttosto complicato. Basta ascoltare le voci. Milillo, DG del Foggia, nella trasmissione di Foggiagol.it Bordocampo ha sottolineato come Zeman e Pavone siano figure ben distinte, ricordando che il tecnico spesse volte ha lavorato senza il supporto del DS. Vero, ma lo ha fatto sempre lontano da Foggia. Infatti, una replica indiretta è arrivata il giorno dopo quando il mister di Praga in un’intervista concessa al collega Carmine Troisi dopo la presentazione del libro “Zemanlandia” di Domenico Carella ha detto che in rossonero è stato 7 anni, “(…) tutti con Pavone”. Come a ribadire che qui il binomio è inscindibile.
Roma, Lecce, Avellino, Pescara sono piazze diverse. Lì Zeman era semplicemente un tecnico, all’avanguardia, in forte ascesa (almeno nelle sue prime esperienze capitoline!) ma comunque un allenatore. Qui è un movimento magmatico di orgoglio. È una ritualità fatta di persone, luoghi, incontri, abitudini. È un puzzle in cui anche un pezzo all’apparenza insignificante diventa la chiave di violino perché gli archi suonino in sintonia. Per questo non immaginiamo uno Zeman senza Pavone (o altri collaboratori e uomini di fiducia) a Foggia. E perdere Zeman, significa – in questo momento storico della città – rinunciare al carisma di un uomo che si è speso perché Foggia uscisse dall’oscurantismo di giudizi trancianti e non sempre argomentati. Di una guida per un popolo senza guida. Qui Zeman ha un ruolo differente, forse esagerato perché il volto nobile del nostro tessuto urbano non dovrebbe essere circoscritto solo a quello etico e ieratico del boemo. Ma tant’è: oggi Foggia è caduta nel torpore di un oscurantismo da cui – purtroppo – la sua pur generosa gente non riesce a uscire. E ha bisogno di personaggi positivi come il Maestro per raccontarsi al “mondo” in maniera differente.
Asserito questo, però, con altrettanta chiarezza e senza alcuna deriva cerchiobottista, ricordiamo pure che:
- il presidente di una società ha il diritto di fare le sue valutazioni e prendere le sue decisioni
- se le parti, chiunque esse siano, non sono convinte al 100% di proseguire assieme, è meglio separarsi per non dover già a settembre ridiscutere posizioni e scelte
- la cosa più importante resta il futuro del Foggia, il dover tutelare le legittime ambizioni di una piazza che nella sua storia ha molto più dato che ricevuto. E questo vale sia che Zeman resti e sia che vada via!
Noi speriamo, o forse ci illudiamo, che ci siano ancora margini (in apparenza totalmente nascosti!) per ricucire gli strappi, perché il Maestro è elemento quasi costitutivo di Capitanata e quest’anno ha dimostrato per l’ennesima volta di saper migliorare come pochi i giocatori a disposizione. Ma indipendentemente dalla permanenza del boemo, è necessario che ci sia un’idea programmatica trasparente e vincente. In fondo, crediamo sia questa la vera sfida del presidente Canonico.