La giostra delle emozioni, da Zeman a Signori…

La giostra delle emozioni, da Zeman a Signori…

Tu chiamale se vuoi emozioni… Il canto di Lucio Battisti. “Noi siamo fatti di emozioni” rifletteva un giorno Ayrton Senna, “tutti cerchiamo emozioni. È solo una questione di trovare il modo di sperimentarle”. Un murale le ha affrescate; un libro le ha raccontate, nelle sue sfaccettature più sfibranti, quelle di un ruvido processo giudiziario. Il Foggia è un battito nel cuore della sua gente, che a Vico La Porta ha applaudito il Maestro e al Piccolo Teatro il trottolino biondo.

Tu chiamale se vuoi emozioni… un salto di 12mila chilometri, al Beira Rio, il tempio colorado. Là dove gioca lo Sport Club Internacional di Porto Alegre, un gigante del futebol brasiliano. Era pieno il Beira Rio per il match contro il Fortaleza. Non era l’avversario, né la posta in palio (tre normali punti di campionato!). La nação colorada era lì per salutare il suo idolo, il suo “(…) ultimo minuto”, come recitava l’omaggio del club all’eterno numero 10. Era lì per il Cabezón Andrés D’Alessandro che a 41 anni lasciava il calcio e il suo Inter dopo 14 anni di militanza. El Cabezón è “darsenero”, cioè è cresciuto nel River Plate argentino, ma ha l’animo colorado. É coisa de emoção, non di passaporto! D’Ale si è sempre descritto come uno che “ha giocato come ha vissuto e ha vissuto come ha giocato”, in una fusione quasi ontologica. La stessa di Zdenek Zeman, uno dei pochi che annienta il confine tra l’uomo e l’allenatore.

Lo sguardo profondo del boemo è stato magistralmente catturato da Caktus e Maria Artwork, gli autori dello splendido dipinto che raccoglie in un volto la filosofia di un gruppo leggendario. Non per i titoli, ma per le emozioni che ha dispensato! Qualche giorno fa, Paulo Roberto Falcão è intervenuto in una trasmissione radiofonica in patria e ha ricordato la Seleção del 1982 (quella castigata da Pablito Rossi ai Mondiali di Spagna, tanto per capirci), ancora oggi un esempio virtuoso per la sua maniera onirica di interpretare il calcio. Ebbene al Divino, come lo chiamavano a Roma, è stata posta una domanda secca: “Avresti barattato questa eredità così forte nel tempo con il titolo di Campione del Mondo?” Lui senza scomporsi ha risposto: “No”. Perché quella Seleção è un legato non misurabile in somme contabili: è stata semplicemente una fabbrica di emozioni! Come Zemanlandia, che mercoledì è stata celebrata insieme al Muto e al bomber di Alzano Lombardo. Signori ha rappresentato la realizzazione di un’utopia balistica. Chi vi scrive lo ha visto segnare tre gol su punizione in un Lazio-Atalanta del 10 aprile 1994 con il portiere orobico Pinato incapace di arginarne il mancino mortifero. Ha tremato a ogni penalty calciato contro le più scontate leggi posturali e fisiche. Ha visto una folla in processione per le vie della Capitale impedirne la cessione al Parma. Beppe era il sogno. La genesi di vibrazioni appaganti.

Tu chiamale se vuoi emozioni… E questo concentrato di sentimenti esploso a Vico La Porta esaurirà il suo naturale tragitto domenica allo stadio Zaccheria dove il Foggia (ancora del Maestro!) sfiderà l’Avellino. C’è un posto nei playoff da conquistare e un’altra pioggia di emozioni da regalare. Alla gente del Foggia e a Beppe Signori, che sollecitato dalla collega Tiziana Cuttano ai microfoni di Foggiagol ha acceso il popolo rossonero dicendo: “Andiamo a questi playoff e vinciamoli!”. Una dichiarazione d’amore carica di speranza. Noi tutti cerchiamo emozioni, è solo una questione di trovare il modo di sperimentarle…

1 commento

  • Perchè Zdenek Zeman è e sarà sempre il Maestro e Signori sarà per sempre “a criatura” come gridarono dalla gradinata quando, con la maglia della Lazio, tornò allo Zaccheria e subì un fallo da uno dei nostri.
    Il grido unico nel suo genere (dove altro potresti sentire una cosa di questo tipo??), fu: “lass a criatura!!!”. Il popolo rossonero si ergeva compatto ad usbergo del suo, ormai ex, beniamino.
    Cose che solo a Foggia…….
    E Beppe non può averlo dimenticato.
    SEMPRE FORZA FOGGIA

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