La notte di Pagani e la didattica del Maestro

La notte di Pagani e la didattica del Maestro

I guizzi ci sono stati, il clima era forse malinconico ma qualche artistico bagliore ha nobilitato una sera ingrigita dall’oscurantismo “grassadoniano”. Il Foggia di Pagani ha cercato la luce. Nulla di trascendentale sia chiaro, appena centellinati sprazzi di nobiltà bohemién. Lo stretto necessario per ripetere il 4-1 del passato torneo quando Rocca (un talismano al Torre) e soci avevano maramaldeggiato contro una Paganese – se possibile – ancora più “povera” di quella attuale. Però alcuni schizzi su tela zemaniana si sono visti. L’azione a inizio ripresa che ha liberato Curcio al tiro (poi respinto da Baiocco) e il taglio di Merola che ha originato il primo gol di Nicolao sono riconducibili alla filosofia del mister di Praga. Che dal canto suo si è iscritto nel registro dei migliori di turno grazie all’intuizione di Turchetta centravanti. Quello però che vogliamo sottolineare è un aspetto didattico del lavoro del Maestro. In un’interessante lectio ad aspiranti coach, Ettore Messina, uno degli allenatori più vincenti del basket italiano, ha sottolineato come il far ripetere un esercizio 10 volte non è frutto di una perversa voglia di “rompere” ai giocatori ma quello di “tradurre” loro la competizione. Le cose vanno fatte in una certa maniera perché “altrimenti trovi un avversario che non te le fa fare”. E ha aggiunto: “Se vuoi giocare ad alto livello, le cose devono essere fatte in mezzo secondo di meno”. Ordinare di compiere un gesto più volte per acquisirne padronanza significa dunque abituare a saper gestire l’inevitabile pressione che mette ogni singolo momento di tutti le partite. La chiosa di Messina al suo discorso è legata a un termine tanto suggestivo quanto inusuale, l’“autoesigenza”: “Posso essere allenatore solo quando lotto per stimolare nei miei giocatori l’autoesigenza con sé stessi e con i compagni”. Ed è qui che Zeman fa la differenza. Il Maestro consegna ai suoi allievi le chiavi per crescere e capire la competizione. Chiede loro di migliorarsi sempre. Occorre seguirne pedissequamente gli allenamenti (quelli che si possono realizzare, vista la disponibilità ridotta degli impianti!), acquisire una coscienza di gruppo e applicare i concetti in partita. Torniamo a Pagani e al ragionamento di Messina. Per 70’ il Foggia non ha fatto quanto doveva e la Paganese l’ha trascinato nel limbo dell’impalpabilità. Quando ha accorciato i tempi di pensiero anche solo di decimi (come nel caso della rete del pari o dello scatto di Turchetta sul 2-1) ha ribaltato il risultato e chiuso la pratica. La strada da percorrere è quindi chiara: pretendere di più, prepararsi ferocemente e trasformare movimenti complicati in una pratica di routine. Poi – come sempre – sarà il tappeto verde a emettere la sua sentenza inappellabile. Prodursi in un’arringa appassionata e ben costruita, però, è già un passo avanti per riuscire a convincere un giudice severo come il campo di gioco…

2 Commenti

  • Caro Giampaolo sempre lecito e tecnico nel fare commenti sulle partite e quindi complimenti.
    Ma adesso la partita è un altra, quella cioè dell’ultimo avvoltoio che è venuto nella ns. Città per vantarsi di portare avanti un progetto che di serio non esiste assolutamente niente se non la figura di un ulteriore pagliaccio sulle nostre tribune.
    Alcuni tifosi si chiedevano come mai non ha comprato il simbolo tanto amato/odiato del nostro glorioso passato?
    Signore/signori ha avuto l’ardire di intascarsi indietro le €360.000 che ha versato x l’iscrizione al campionato, attraverso la sua CN Sport, figuratevi se voleva pagare €28.000 x il simbolo o €10.000 per gli arredamenti del Calcio Foggia.
    Quindi di che parliamo caro Giampaolo la strada da percorrere a Foggia è ancora lunghissima e impervia, la dimostrazione è sta nel percorrere le vie cittadine piene di insidie, buche, rialzi, strutture sportive adeguate x fare calcio serio che mancano.
    Poi come sempre scrivi tu saranno i campi legali (verdi) a dibattere chi verserà gli € 2.700.000 per pianificare i debiti esistenti.
    E come sempre scrivi tu il giudice severo sarà il tempo a decidere quale altro Don Chisciotte si presenterà per farci rivedere almeno nei weekend uno spettacolo sportivo nella nostra martoriata FOGGIA.

  • In questo dramma, la mia unica speranza che chi ha venduto l’anima a questa Società, SPARISCA per sempre dai quadri giornalistici(o pseudo tali) della nostra città.
    Sono sempre lì. A servire il padrone di turno. E i nomi si conoscono.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *