Il mese della verità: è il momento di ricominciare a sognare!
It’s coming time. È arrivato il momento. Di sgassare. Di diventare strafottenti. La primavera climatica è lontana, quella zemaniana è alle porte. Tornano gli allenamenti, e già questa è una notizia. Giocare solo partite macera muscoli e cerebro. Del tambureggiante derby con il Bari resta l’eco di un tappeto inzuppato di pioggia e ardore, si conserva il “rantolo” di una vittoria sfuggita per un colpo d’ingegneria balistica. Il Foggia ha risposto presente, ha impregnato di fatica una maglia mai così degna di essere sporcata. La rivoluzione si è compiuta nell’applauso di uno stadio che ha consumato voci e distillato gelo nelle ossa. “You’ll never walk alone”, canta la Kop nel leggendario teatro di Anfield. “Quando cammini nella tempesta, tieni alta la testa e non avrai paura del buio. Alla fine del temporale c’è un cielo dorato (…) cammina attraverso il vento, cammina attraverso la pioggia, anche se i tuoi sogni volano via, cammina, cammina con la speranza nel cuore. E non camminerai mai solo”. Sono le parole dell’inno del Liverpool, l’apologia del suo mito, la sinfonia Reds nel Merseyside, la comunione di gente diversa. Come quella del Foggia, mai doma, sempre orgogliosamente ribelle!
It’s coming time, è giunta l’ora di ricominciare a sognare. Non sarai mai solo. Le diatribe societarie, l’asta per il logo dei satanelli, gli orizzonti che faticano a schiarirsi, il nettare amaro di oscuri presagi: è tutto condensato sopra i cieli di Capitanata. Là sotto, però, c’è il campo della Figc, c’è un gruppo che mulina chilometri per tornare a sentire “(…) il dolce, argentino canto di un’allodola”, citando ancora il testo di “You’ll never walk alone”. Il passato è alle spalle. Bari compreso. Romba il motore della truppa zemaniana. Sabato c’è il Taranto, un altro scontro tra corregionali, una manna per i rossoneri: 4 vittorie e 4 pareggi contro squadre pugliesi, 16 punti… nessuno come i satanelli, meglio dell’eterea Virtus, dell’opulento Bari o del pragmatico Monopoli. Si va allo stadio Iacovone, un’altra montagna da scalare in solitudine, senza i tifosi bloccati a casa dall’ennesimo attentato al romanticismo del football.
It’s coming time, da sabato il Foggia è chiamato a fare la differenza. Il ritmo di crociera da “middle class” necessita di una strambata veloce. Issare la vela e iniziare a guadagnare nodi: è questa la “mission” di Curcio e compagni. Taranto, Picerno, Paganese, Catania, Campobasso e Vibonese: in meno di un mese, dal 5 marzo al 3 aprile, si conoscerà la verità. Tutta la verità. Nient’altro che la verità. Quella del campo, l’unica inconfutabile. L’obiettivo è mettere paura, è intimorire una concorrenza sinora semplicemente rispettosa del Foggia. E nulla più. Troppo poco per una squadra che ha il Maestro in panchina. Occorre alzare l’asticella! Senza pretendere il successo (che quasi mai arriva secondo parametri matematici!) ma lottando per ottenerlo. Il futuro è adesso. Almeno per questo campionato. Il processo di apprendimento si è completato, le carte sono in tavola. Serve solo sparigliare. Noi osserveremo – attentamente curiosi – e registreremo. Poi giudicheremo. Con onestà e un pizzico di leggerezza. Perché in fondo, parliamo comunque di calcio. Appassionante, coinvolgente, a volte pure sfibrante nei suoi profili emozionali, ma pur sempre calcio. Ovvero un gioco! Magari – ogni tanto – è cosa buona e giusta ricordarlo…
4 Commenti
Bravo bravo bravo! Usi parole con maestria, come il Maestro triangoli sul campo !
“Tieni alta la testa e non avere paura del buio. Alla fine del temporale c’è un cielo dorato”
Grazie per queste bellissime parole, ora più che mai attuali.
È vero, è solo un gioco ma sa farci tanto bene! E allora avanti a tutto cuore!
Bravissimo!!!!!!
Complimenti per la metrica fluida,sincera ,veritiera e non per ultimo deodontologicamente appropriata ad un articolo interessante.