La tempesta è passata, ma per cambiare passo occorrono qualità e personalità
“Passata è la tempesta (…) ogni cor si rallegra, in ogni lato risorge il romorio”, l’inimitabile canto del Leopardi introduce il senso di una buriana oramai alle spalle. Una scossa tellurica che ha attraversato l’universo Foggia, una scintilla improvvisa di un conflitto risoltosi poi in una nuova “santa alleanza”. E allora è ancora il poeta a ricordarci che poi “torna il lavoro usato” e “il carro stride del passeggier che il suo cammin ripiglia”. Scongiurata la “crisi di governo”, infatti, il campionato dei rossoneri si rimette in marcia ereditando i tormenti del confronto con il Latina in cui sono mancate – al netto di una condizione deficitaria per vicissitudini varie – soprattutto qualità e personalità.
Nel post partita Zeman ha sottolineato i tanti passaggi sbagliati, ben 25 secondo le preziose statistiche del collega Alessandro Scolozzi, un numero consistente considerando che il volume di gioco è stato limitato e che uno sviluppo efficace dell’azione non può prescindere dalla precisione negli scambi. Carlo Ancelotti ha sempre sostenuto che il 90% delle volte a vincere è la squadra con maggior talento, per questo il Foggia ha cercato di innalzare il suo tasso qualitativo sul mercato con gli arrivi (su cui il boemo ha già espresso un giudizio positivo) di Rizzo, Vitali, Di Paolantonio e Turchetta: l’esterno difensivo ha collezionato diversi assist con la Juve Stabia dimostrando un piede molto educato; il ragazzino ha una confidenza tutta iberica con la palla; il mediano sembra possedere geometrie e precisione nel calcio, mentre l’ex Imolese è giocatore verticale e dalla tecnica buona, un’addizione importante per un tridente troppo a lungo orfano dei suoi fantasisti esterni Merola e Di Grazia.
L’altro aspetto che ha fatto difetto contro i pontini è stato quello della personalità. Nei momenti difficili la squadra è sembrata arenarsi, ha perso le coordinate (era già accaduto con il Monterosi) ed è stata incapace di trovare alternative a un’interpretazione puramente tattica del match. In un’intervista a Eleven Sport, Ferrante rispondendo a una domanda su dove potesse migliorare il Foggia ha citato proprio la mancanza di quell’esperienza e cattiveria che ti permettono di “(…) portare a casa la partita in maniera diversa”, pur ribadendo chiaramente che il punto di partenza resta sempre il rispetto pedissequo delle indicazioni di Zeman. Per crescere servono quindi più carattere e coraggio. Per questo il DS Pavone si sta guardando ancora attorno, magari per puntellare il centrocampo (il reparto forse meno “zemaniano” per caratteristiche e rendimento) con un elemento capace di dare sostanza a una leadership spesso latitante. Qualità e personalità sono quindi le due chiavi per innestare le marce alte! A partire da lunedì, dal posticipo di Castellammare, dal sintetico del Menti, da un confronto che ci dirà qualcosa di più sulle ambizioni del Foggia. Intanto però ringraziamo il vate per i suoi versi sublimi e godiamoci ancora un po’ la quiete dopo la tempesta con (…) il sol che ritorna, che sorride per li poggi e le ville”.
7 Commenti
Grazie tu ci delizi
Il leopardi è uno dei miei preferiti
Con stima
Massimiliano
Bravissimo!!!!
Bravo Gianpaolo mi onoro di essere tuo collega di redazione e tuo amico
Ennesimo pezzo di bravura di un grande giornalista. Sono certo che una piazza calcistica ricca di storia come quella foggiana apprezzi il livello qualitativo di questi interventi. Le cronache calcistiche delle compagini capitoline non godono più di queste puntuali e dottissime disamine.
Ancora complimenti e buon lavoro a tutta la redazione!
È sempre un piacere leggere i suoi articoli, puntuali e obiettivi mai banali anche se parla solo di calcio e del Foggia.
Articoli che sono scritti con estrema conoscenza e soprattutto catturano l”interesse di chii li legge.
La Considero il più bravo giornalista che abbiamo a Foggia soprattutto per la sua onestà intellettuale. Continui sempre così.
Cordiali saluti
L ‘articolo apprezzabile perquanto la forma e i richiami “aulici”, ma non condivisibile per quanto riguarda il merito.
Far passare sottotraccia quello che di strano e contraddittorio è accaduto senza cercarne ci capire le dinamiche, e affermare superficialmente che è arrivata la quiete dopo la tempesta, è troppo semplicistico e neanche rispondente alla realtà apparente, perché non possono non essere rimasti strascici e ben potrebbe essere rimasto qualche tizzone acceso sotto le ceneri.
Chapeau.