Primo e secondo tempo: tra gol a “periodi”, carattere e cambi decisivi…

Primo e secondo tempo: tra gol a “periodi”, carattere e cambi decisivi…

Primo tempo, chi era costui? Una frazione di studio, 45 minuti per carburare, una lunga fase di riscaldamento in cui si sta in scia all’avversario per sorpassarlo quando la benzina è agli sgoccioli. C’è un “non so che” di esoterico nel rapporto del Foggia con la porzione iniziale di gara: il mistero di una filosofia spavalda, quasi arrogante nell’ambizione di dominare dal 1’ al 90’, che si contrappone a una realtà di timidezza normalmente sconosciuta alle latitudini zemaniane. Le ragioni sono ancora allo studio, la documentazione invece è già agli atti, nel cassetto telematico di numeri e statistiche. Entriamo allora in tale “trattazione” empirica aprendo la prima busta, quella dei punti. La classifica al 45’ dice che il Foggia è 11° con 17 punti, la graduatoria finale – al netto della penalizzazione di 4 punti – reciterebbe 5° posto con 24. La chiave sta nella seconda busta aperta dalla “cancelleria” dell’aritmetica, quella del rapporto tra i gol fatti nei primi tempi e quelli realizzati nella ripresa: 7 contro 14, esattamente la metà.

Un altro dato assai interessante risiede nella scansione dei periodi in cui i rossoneri sono andati a segno: nella prima mezzora di gioco, l’undici di Zeman ha gonfiato la rete avversaria appena due volte, sempre con Ferrante (al 4’ con il Potenza e al 29’ con il Latina); la prolificità sale nell’ultimo quarto d’ora della 1ª frazione con 5 realizzazioni (contro Andria, Messina, Monopoli e Paganese, l’unica vittoria messa in “ghiaccio” già all’intervallo), per poi calare di nuovo al rientro dagli spogliatoi, solo Di Pasquale a Picerno – infatti – ha segnato tra il 46’ e il 60’ (per la precisione al 56’). È lì però che il Gladiatore di Capitanata… scatena l’inferno: dal 60’ al 75’ si entra così nella zona Foggia, con 10 centri (sui 21 totali) inaugurati dalla hat-trick vorticosa con il Potenza e proseguiti con le reti con la Juve Stabia, l’Andria (due sigilli al 62’ e 65’), il Bari (la meraviglia del «Tigre» è arrivata al 69’) e il Taranto (Petermann al 67’), per chiudere con la Paganese (di Curcio al 61’ il gol che “mette l’ombrellino nel long drink”, come direbbe Nicola Roggero, noto telecronista di Sky per la Premier League) e il Catania (Gallo ha marcato al 68’). Restano infine i 15 minuti + recupero con tre segnature: il doppio graffio di Merkaj e Rocca con il Messina e il rigore di Ferrante al Massimino.

Che il Foggia, dunque, dia il meglio di sé nella seconda parte di gara è scritto nelle cifre, a questo si deve aggiungere – per completezza d’informazione – che Sciacca e soci sono anche una compagine “da rimonta”: 10 punti, infatti, sono arrivati partendo da una situazione di svantaggio (con Juve Stabia, Messina, Bari, Taranto, Picerno e Catania). L’ipotesi più accreditata per spiegare l’evoluzione dei satanelli dopo l’intervallo è quella legata al fisiologico calo degli avversari che rallentano la pressione mentre i rossoneri aumentano i giri del motore; in più c’è certamente una percentuale d’inesperienza e insicurezza che suggerisce calma nell’approccio con la partita. A noi però piace evidenziare due altri aspetti interessanti: il carattere e l’importanza dei cambi. Non si vince solo con i tagli o con le sovrapposizioni, soprattutto in Lega Pro, e questa formazione, pur con tutti i suoi difetti, ha tanto cuore e non si arrende facilmente. E sui cambi si può dire che siano stati determinanti con Potenza, Messina, Bari, Taranto e Catania, match in cui si è celebrata l’apoteosi dei “subentrati” con Gallo e Ferrante in rete per il 2-1 finale. Il calcio è cambiato e il Maestro sta sfruttando anche il fattore sostituzioni. Quando Allegri si presentò per l’avventura bis alla Juve rispose divertito a una domanda sui nuovi (per lui) 5 cambi dicendo: “Vediamo se sono ancora capace di farli”. Zeman è paradossalmente un debuttante in materia, ma ha già dimostrato che è… ancora capace. Anzi, se il boemo ci permette, crediamo che sotto quest’aspetto sia anche migliorato. Perché a 74 anni si è sicuramente più saggi e si può imparare che anche la “strategia” dalla panchina può diventare decisiva per vincere un incontro.

5 Commenti

  • Buongiorno
    Come al solito articolo chiaro veritiero e ben scritto grazie e complimenti un piacere leggerti.

  • Mi associo pienamente…..anche se abbiamo bisogno di analisi più coraggiose e pungenti,nel rispetto delle persone e dei ruoli… però i complimenti se li merita tutti.

  • Perfetto come al solito , si parla benissimo di calcio e non si entra in altre problematiche che vanno affrontate in altro contesto .
    Complimenti

  • Complimenti sinceri al Sig. Giampaolo Limardi, per capacità di scrittura e originalità. Anche io leggo con grande curiosità ogni sua “piccola opera letteraria”.
    Dispiace doverlo ammettere, ma a Foggia è uno dei pochi in grado di scrivere un articolo calcistico degno di questo nome. I pezzi degli altri, purtroppo anche in questo sito, sono spesso “copia e incolla” inutili, format sempre identici, infarciti di errori grammaticali, lessicali, ortografici, di punteggiatura, di sintassi: in molti scrivono come parlano, con limiti e lacune evidenti, grande superficialità e tanta banalità.
    Nel ringraziare il Sig. Limardi per il suo piacevole stile inconfondibile, gli auguro vivamente di non abbandonarlo.

  • Complimenti vivissimi SIG. Giampaolo Limardi, dissertazione ed esposizione lucida e veritiera

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