L’ideologia di Zeman e la concretezza di Canonico per un Foggia vincente
“Sono un uomo di sostanza e ho chiesto al mister di essere un po’ più concreti. (…) C’è stato un chiarimento tra società, gruppo e staff su questo: i ragazzi hanno risposto presente”. Il presidente Canonico è intervenuto con la solita chiarezza dopo la partita vinta dal Foggia contro il Messina, un successo “di pancia”, di quelli che completano il bagaglio di una squadra morfologicamente concepita per dare spettacolo. Nel Sudamerica di lingua ispanica la chiamano “garra”, è quella spinta atomica all’agonismo e alla determinazione che ha trovato nei charrúa uruguagi gli esponenti più nobili: del resto solo la grinta Celeste poteva consentire a un piccolo paese di appena 5 milioni di abitanti di conquistare due Coppe del Mondo e rappresentare dagli anni ‘30 in poi una potenza del futból internazionale. Al Foggia mancava un’affermazione “na raça” e con il Messina è arrivata! Anche grazie all’intervento del patron rossonero, uno che non ama stare “(…) qua a fare il pupazzo, non è questo il mio ruolo”, citando le sue stesse parole. In Capitanata, infatti, si sta realizzando la fusione tra un modo bohemian e quasi salutistico di vedere il calcio, quello del Maestro di Praga, e una visione più pragmatica e “contabile”, quella di Nicola Canonico. Entrambi hanno l’obiettivo di “(…) dare un’impronta da subito al Foggia” e non certo di accontentarsi di una salvezza tranquilla o di un 8° o 9° posto: “Non ho preso Zeman per salvarmi, altrimenti sarei un folle, ho aspettative importanti con la venuta di Zeman”, ha ribadito il numero uno di via Gioberti, sottolineando come lui abbia partecipato a una “cumbre” a tre con Pavone e il mister nella creazione della rosa. La chiave del successo del progetto Canonico sta tutta qua: nell’osmosi tra compagine amministrativa e struttura tecnica, nel principio dei vasi comunicanti che alimenta anche i fenomeni della scienza calcistica, nella capacità della società di entrare nello spogliatoio per dare un contributo “etico”, per dire ai giocatori: “Non possiamo non accettare i consigli del mister” quando – com’è successo – Zeman ha espresso perplessità su alcuni comportamenti in campo. Si vince e si perde insieme, banalità e verità allo stesso tempo… Il Foggia è tornato nella sua versione “culturale”, la deferenza dovuta a un pensatore estremo come il Boemo “ammortizza” lo scontro con allenatori e giocatori avversari, crea una mistica del rispetto per la vittoria e la sconfitta e ridona al movimento un profilo acuto di “grande bellezza”. A questo però si unisce una managerialità spinta e quel “(…) ho fatto tanti sforzi e ora mi aspetto i risultati”, pronunciato dal presidente qualche settimana fa, risuona come un monito a squadra e ambiente: Canonico è qui per vincere, ha preso Zeman per questo, con la convinzione – non condivisa da tutti a luglio – che “(…) lui sia in grado di togliersi ancora soddisfazioni a Foggia”. E allora, se pure il terreno dello Zaccheria è in restyling e non aiuta, se anche le gambe o la testa – a volte – possono essere intorpidite non riuscendo a frullare idee e schemi, si può trionfare comunque. Nella garra! Per vincere servono ideologia e concretezza, “zemanismo” e “canonicismo”, due mondi dal cui incontro dipende il conseguimento dell’obiettivo primario: riportare il Foggia là dove merita!
6 Commenti
A mio parere Canonico queste cose le deve dire solo negli spogliatoi e non alla stampa ed ai tifosi ….Zeman non gradisce certe uscite ….ci vuole poco a rompere
Condivido in toto, da persone serie “ed adulte” non si fanno in pubblico ragionamenti della serie “..a chi cell’ha più lungo” si cade nel banale e si lanciano assist alla stampa fatta di giornalai che remano contro…
Canonico, sei barese ma ti sto apprezzando ultimamente.
Fai bene a sferzarli. Non lasciargli tregua. Devono trottare e vincere. Il Foggia in C non deve restarci.
Zeman? E’ solo un dipendente. E deve adeguarsi al volere della proprietà.
Precisamente, farebbe bene a moderare tali slanci di interventismo, visto che Zeman non è tenuto a dimostrare nulla. D’altra parte, si è già verificato un precedente pericoloso che è stato dato in pasto ai giornalai foggiani, ossia il mancato arrivo di Kragl derivato dalla diversità di vedute tra proprietà e componente tecnica
Sono romano e romanista seguo da sempre il sig. Zeman che per me è e rimane un numero uno, di conseguenza seguo il Foggia con grande passione. Ora mi rivolgo al sig. Zeman dicendogli di sbrigarsi a tirare fuori un centravanti che farebbe comodo alla nazionale, si intende per il gioco che fa Mancini forza Foggia
Sono pienamente d’accordo con chi sostiene che meno notiziole girano e più serietà si percepisce. A noi interessa soltanto che la società sia ben amministrata perché questo è uno sprone ed un monito per tutti i dipendenti, nessuno escluso.