Le parole se le porta via il vento… i fatti però restano!
Le parole se le porta via il tempo, recita un adagio popolare: finalmente si torna in campo. L’entusiasmo cresce, la voglia brucia: i rumori dello stadio aperto, le transenne di via Gioberti, i volti della gente foggiana. La partita è più di un turno di coppa qualsiasi, è il battito di un cuore che torna a pulsare nei cori delle due curve. Prima di lasciare spazio al pallone che rotola, però, qualche riflessione ci sentiamo di doverla ancora fare. Fredda e distaccata, come merita il rispetto per questi colori. L’arrivo di Canonico era stato salutato come una liberazione, perché la sfibrante querelle Felleca-Pintus aveva incupito l’orgoglio del popolo rossonero e qualche spiffero tagliente aveva animato sconforti sotterranei saliti in superficie con l’avvicinarsi delle scadenze burocratiche di giugno. “Giudicheremo i fatti”, avevamo detto il giorno dell’insediamento dell’imprenditore barese. E così in questa torrida estate di Capitanata ci siamo messi alla finestra a osservare! E abbiamo visto un’iscrizione lampo, addirittura in anticipo. Roba da tramandare ai posteri. Poi la squadra: a Foggia non si vivacchia, si sogna ruggendo ambizioni. E allora ecco Zdenek Zeman, quella foto a Roma con il sorriso della conquista, il tam tam mediatico, la concretizzazione di un’idea “folle” e suggestiva. Il boemo quater, l’ennesima sfida. La chiamata (mancata) a Marchionni un peccato di stile, la linea però è tracciata: si torna al passato per celebrare il futuro. Zeman allena, ma quali giocatori? L’eredità “low cost” della precedente gestione fatta soprattutto di prestiti è limitata. Entra in gioco quindi Pavone, l’alter ego del maestro, il mago Silente alla scuola di Hogwarts. Il mercato è complicato, va scandagliato con sapienza ma senza fretta. In questo il buon Peppino è una garanzia. La svolta risorgimentale si chiama Michele Rocca. Torna, firma e riparte da zero. Il Foggia ha la sua mezzala “de placa”. La squadra si compone come un puzzle in quel di Chatillón. Quanto vale? Lo dirà il campo, il giudice supremo. Per il tecnico “(…) è competitiva”, la sua speranza è che nel tempo diventi “da 9”. L’impressione è che di più non si potesse ottenere. Intanto, l’organigramma societario è stato definito con decisione e solerzia: la Lega Pro è il professionismo e occorre attrezzarsi in maniera adeguata, per questo il patron si è circondato di uomini di fiducia. Siamo così giunti alla vigilia di Foggia-Paganese. Luci accese allo Zaccheria. Verba volant… le parole volano via, i fatti restano. Abbiamo cercato di analizzarli con lucidità. Ciak si gira, inizia lo spettacolo! Zemanlandia riavvia la sua giostra. Fischio d’inizio ore 21. Prima però permetteteci un’ultima, romantica, battuta su quel “ragazzo” di 74 anni che alla fine di un’amichevole si china per raccogliere le bottigliette lasciate in terra. È il maestro del Foggia e di Foggia, di una piazza che ha esportato cultura calcistica prima che grandi giocatori. Alla gente di Foggia piace un certo modo – quasi etico – di fare calcio, forse a qualcuno in precedenza questo era sfuggito…
5 Commenti
Bravo Limardi ottimo articolo!!!!
Un articolo ben fatto e che rianima in tutti noi foggiani l’orgoglio rossonero e ci fa sentire i brividi addosso smorzati purtroppo da questa dal triste provvedimento sulla capienza dello stadio e dalle restrizioni quantomai eccessive.
Pregate che vinciamo. Speriamo. Perché se poco poco usciamo dalla coppa, voglio vedere se trovate la faccia di scrivere: “La squadra è in rodaggio, occorre tempo” O ca++ate simili. Perché vi conosciamo.
Tifoso barese pezzente anche se perdiamo tu resti barese, vai a farti il bagno a.pane e pomodoro
Servo il tuo presidente è barese e ti farà sparire dal calcio. Sei uno schiavo di un barese. Porta i tuoi soldi al tuo padrone berese. Zitto. Schiavo.