Bentornato 4-3-3, nostalgico ricordo di un football giocato a tutta velocità

Bentornato 4-3-3, nostalgico ricordo di un football giocato a tutta velocità

Quasi demodé, frustrato da turme di palleggiatori che imbastiscono trame orizzontali alla ricerca del dominio nello spazio, oppure offeso da robusti corazzieri piantati a guardia della zona rossa di difesa: il 4-3-3 zemaniano è tornato, splendido e feroce nei suoi principi. Quando hanno chiesto al Pipa Higuaín perché Maurizio Sarri non fosse stato confermato dalla Juve, lui ha risposto che forse quel modo tutto verticale di concepire il football non era stato capito. Negli ultimi anni siamo stati inondati di possesso palla o di una modaiola ascesa del 3-5-2 alimentato da solidità e dinamismo. Il miglior Conte di sempre è stato quello di Bari: spumeggiante, irriverente, spudorato nei tagli e nell’aggressività. Applicava il 4-2-4 o giù di lì: i suoi galletti erano “poetry in motion” e giocavano un calcio reazionario. Negli anni però il tecnico salentino si è “raggrinzito”, votato a un pragmatismo certamente efficace (almeno nei lunghi tornei!) ma più monolitico: la serie A e la Nazionale lo hanno eletto profeta di una fisicità che si è esaltata nel rigore atletico di Giaccherini o nel piedone ruvido di Skriniar. Nel frattempo però le strade del football si sono ideologicamente divise: da una parte, Guardiola e la sua illusione che il centravanti non fosse un giocatore ma lo spazio (salvo poi – dopo la lezione strategica incassata da Tuchel in finale di Champions – cercare di strappare al Tottenham Harry Kane, il prototipo del «9» puro), dall’altra la catechesi di una difesa a tre morbosamente predicata da molti tecnici italiani, tra cui Simone Inzaghi (successore proprio di Conte alla Beneamata), spregiudicato assertore del tridente nella Primavera della Lazio, ma poi votato con i “grandi” al 3-5-2 attuato anche quando è stato costretto a schierare come centrali Patric e Musacchio, non proprio Van Dijk e Sérgio Ramos. A Foggia, la virata – quasi obbligata – è arrivata al tramonto del girone di andata del campionato di «B» 2017/18, quando Stroppa dovette cambiare rotta spostando il timone verso un modulo più conservativo che divenne peraltro gradevole ed efficace grazie all’arrivo di Greco, Kragl, Zambelli e Tonucci. Il ricordo dell’osservatore nostalgico, però, torna al 30 novembre 2015, al 2-0 alla Casertana capolista griffato dal 4-3-3 in stile Barça di De Zerbi; o ancora al 19 marzo 2017, al 3-0 al Lecce di Padalino, un’altra perla del 4-3-3 stavolta nella versione “fast” di Giovannino. E allora bentornato, caro, vecchio, immutabile 4-3-3 (siamo convinti che a lui avrebbe pensato pure Marchionni se fosse rimasto in Capitanata!), con la tua utopia disequilibrante, con il furore di una corsa forsennata in avanti, comunque a caccia del gol, sempre a velocità doppia, rapito in estasi dalla fonte d’ispirazione del terzo millennio: il Liverpool di Jürgen Klopp campione d’Europa nel 2019, forse – e solo forse – la cosa più “exciting” vista dai tempi delle accelerazioni di Ronaldo Fenômeno…

3 Commenti

  • Non è che dire 433 significhi giuocare come Zeman insegni, basta vedere il Sassuolo di De Zerbi col suo noioso calcio orizzontale per rendersene conto!

  • Articolo bellissimo, complimenti e soprattutto ricordo perfettamente le partite del FOGGIA citate..

  • Ho visto i moduli del passato zeman e quello di de zerbi attuale e nel confronto sembra che abbiano un modo di verticali zare alla ricerca spasmodica di fare un gol in più dell’avversario. Poi nel realizzare tale risultato potrebbero avere modalità differenti ma l’obiettivo non cambia per cui ritengo che sia importante l’obiettivo e in questo contesto assume minore importanza il concetto di modulo perché l’idea di fondo è la stessa realizzata con modalità diversificate ma con la stessa intensità. Spesso per raggiungere questo obiettivo si può anche realizzare a tratti un gioco orizzontale che serve a mascherare il vero gioco verticale

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