Programmare e investire sono le chiavi per un progetto vincente
Uno si chiama Mason Mount: ciuffo alla Little Tony, “forza 80” a Fifa 2020, un tracciante elettrico nei cieli di Oporto. È entrato nel Chelsea a 6 anni, l’Academy è stata la sua casa. Oggi è l’ipoteca Blues sul futuro. L’altro è Kay Havertz, pianista mancato, nato ad Aquisgrana e cresciuto nelle Aspirine di Leverkusen. È approdato a Londra la scorsa estate per 71 milioni di sterline e con un taglio in pieno stile zemaniano ha punito l’utopia tattica di Pep Guardiola. Mason&Kay, 40 anni in due, gemelli diversi di un Chelsea salito sul tetto d’Europa, il paradigma vincente di un progetto che sintetizza gioventù e denari, un mix d’ingredienti sapientemente miscelato da mastro Tuchel ma preparato con cura d’alchimista da Frankie Lampard, il mito di Stamford Bridge che di Mason è stato il padre putativo e di Kay lo sponsor numero uno. Mason rappresenta la quota parte di programmazione: è infatti uno degli otto “Academy’s graduates” lanciati in prima squadra da Lampard in un anno e mezzo di lavoro prima di essere giubilato da Abramovic; gli altri sette sono Tomori, Cumming, Hudson-Odoi, Abraham, Loftus-Cheek, Rice James e Christensen (danese di Allerod arrivato però ai Blues all’età di 10 anni). Kay è invece l’espressione dell’investimento, dei soldi – tanti – messi sul piatto dal magnate russo per tornare a divertirsi con il suo “giocattolo”. Quale lezione per noi dalla notte lusitana di Champions? La più banale forse: che per vincere servono programmazione e denaro. Insieme! Solo con l’una c’è l’attesa “poco” sopportata dai tifosi comunque assetati di successi; solo con l’altro c’è il rischio di essere inghiottiti nel vortice delle scelte improduttive. Dunque occorrono chiarezza nella progettualità e competenza nella gestione delle risorse (in proporzione alle disponibilità, ovviamente!) e su questo si giocherà il futuro delle società italiane. E dunque pure del Foggia: certamente non si possono fare paragoni con realtà sideralmente lontane, con club inseriti in un sistema calcio dove avere un centro di allenamento è normale anche nelle divisioni inferiori, ma certo i principi comportamentali devono essere uguali ovunque. Ed è su di loro che verrà giudicato l’operato in particolare di una compagine dirigenziale nuova come quella del Foggia, alle prese con idee da sviluppare e conti da far quadrare. Dalla fusione di questi elementi si giungerà al “nucleo” del successo. Che poi – ad altre latitudini – ha il volto impertinente di Mason Mount e il talento aristocratico di Kay Havertz.