Pazza Inter chiamala… e prova a farti prestare Seba Esposito
Il ragazzino è sfrontato, forse pure irriverente, ma il talento è purissimo. Sebastiano Esposito è un predestinato, ha lucidato gli occhi di osservatori e addetti ai lavori. Ha sentito la Scala del calcio chiamarlo a gran voce sul dischetto per dissacrare a 17 anni il “mito” tutto italico di non caricare di responsabilità i giovani. Che all’estero – detto per inciso – viaggiano spesso con 100 presenze tra i Pro già all’alba della maggiore età. Seba Esposito è un’illusione e un paradigma. È il treno dei desideri per il Foggia del futuro. Forse è solo una provocazione, perché il suo percorso profuma di serie A, ma l’entusiasmo di una proprietà che ha le idee chiare e le conoscenze giuste può cambiare il corso della storia. Anche quella di un menino prodigio. Perché sopportare gli umori ischemici di Foggia indossando la maglia rossonera vuol dire “diventare giocatori veri”. Seba è andato in prestito alla Spal e ha diviso con il fratello soprattutto il campo d’allenamento, visto che in campionato ha giocato poco. Per questo a gennaio l’Inter lo ha dirottato a Venezia che oggi è a soffio dalla serie A. Ha imparato tanto da Forte, svezzato come lui nelle giovanili nerazzurre, ma ha faticato comunque a imporre la sua classe. E dunque perché non liberare questa classe illuminando i cieli di Capitanata un po’ ingrigiti da scelte economiche obbligate o filosofie calcistiche essenzialmente “guerreggianti”? Non è un’indiscrezione di mercato né una boutade gettata lì per riempire gli spazi di un articolo. A Foggia il calcio è legge della gioia, è rispetto per l’estetica, è orgoglio dell’ambizione. Il palato è raffinato: ricordiamo la tribuna dello Zaccheria alzarsi in piedi per salutare uno stop elegante di Sandro Nesta davanti alla panchina del Perugia in un drammatico “spareggio” salvezza in «B» con il Grifo deciso alla fine dal penalty telecomandato di Leo Greco. Se qualcosa è mancato all’ammirevole Foggia di Marchionni è stata proprio la cifra del talento, la pulizia del controllo, l’intuizione del passaggio. Serve la “garra”, certo, ma questa deve essere messa sempre al servizio della qualità. Il Cholo Simeone, che sulla grinta ha scritto romanzi epici, ha vinto il suo secondo scudetto alla guida dell’Atlético con Suárez, João Felix, Carrasco, Llorente, Renan Lodi e Angelito Correa, tutta gente che alla “raça” abbina la confidenza con la palla. E allora… “Pazza Inter, chiamala”, tanto per parafrasare l’inno della Beneamata, e magari prova a sedurre Esposito con il fascino professionale di Foggia, il posto ideale dove crescere coniugando carattere e genialità. Appena un sogno? Certamente, ma come recita una frase tatuata sul braccio destro proprio di Seba: “Ama il tuo sogno anche se ti tormenta”. E noi, qui a Foggia dove le “tormente” sono di casa, di sognare abbiamo davvero bisogno…