I playoff una questione di gambe? Forse… ma soprattutto di cuore e di testa!
Lo chiamavano “Valdanito” per la somiglianza con Jorge Valdano, campione del mondo con l’Argentina di Maradona nel 1986. Hernán Crespo è stato un predatore dei sedici metri, un finalizzatore acrobatico di palloni che vagavano in area. Oggi Valdanito è uno degli allenatori più apprezzati del panorama latino. Ha costruito il miracolo Defensa y Justicia, club argentino di Florencio Varela, zona metropolitana di Baires, e l’ha trascinato alla conquista della Copa Sudamericana 2020. E proprio al timone del Defensa, alla vigilia della partita di Coppa Libertadores con il Delfín del 18 settembre 2020, la prima gara dopo un lunghissimo lock down per le squadre argentine che non avevano potuto né allenarsi bene né disputare match amichevoli, l’ex bomber di Parma, Lazio, Inter e Milan disse in conferenza stampa: “Donde no llegan las piernas va a llegar el corazón” (dove non arrivano le gambe arriva il cuore): il giorno dopo i suoi vinsero la partita 3-0 e la frase divenne un «cult», tanto che passato ad allenare i brasiliani del São Paulo nel 2021, Crespo ha visto stampate queste parole all’ingresso degli spogliatoi del Morumbi nel giorno del suo debutto nella Libertadores 2021 alla guida del tricolor paulista. “Donde no llegan las piernas va a llegar el corazón” è stato il suo mantra, ma dovrà essere anche il verbo che condurrà il Foggia nella sua avventura playoff. Dove non possono le gambe (perché il Covid ha picchiato duro, perché la quarantena ha bloccato i ritmi lavoro di molti giocatori, perché il recupero atletico è più lento) potrà dunque il cuore. Che a questa squadra – per inciso – non è quasi mai mancato. Cuore caldo e testa fredda… Già, perché – oltre al cuore – conta pure la testa. Ne è convinto mister Marchionni che prima di Foggia-Catania ha affermato: “È la testa il motore di tutto, se la testa gira anche il fisico gira. Se uno in questo momento è stanco ma con la testa pensa di giocarsi i playoff, la stanchezza deve andare via!” Un inno alla convinzione, un monito per chi pensa di rilassarsi, una risposta d’orgoglio per una piazza che con orgoglio e senso di appartenenza ha superato i fallimenti dell’ultimo decennio. Cuore e testa. Era il 93° di un derby Lazio-Roma (con i giallorossi in lotta per lo scudetto) e Valon Behrami regalò ai biancocelesti all’epoca di Delio Rossi il 3-2 finale: corse sotto la sua curva indicando la testa e il cuore. “Donde no llegan las piernas va a llegar el corazón”, y la cabeza (e la testa) si potrebbe aggiungere: che sia Catania o Juve Stabia, il discorso cambia poco. Cuore e testa, da Crespo a Marchionni: i due non s’incrociarono a Parma per poco (Hernán andò via nel 2000, Marco arrivò nel 2001) ma la loro mentalità è simile. Il Foggia non parte favorito, numeri stagionali e statistiche storiche sui playoff lo inchiodano: però la maglia va comunque onorata e difesa, e poi “donde no llegan las piernas va a llegar el corazón”. Parola di Valdanito, uno che sapeva trasformare una palla vagante a mezz’altezza in un capolavoro d’irrazionale ambizione…