Giocare i playoff con leggerezza e senza obblighi di vittoria. Il perché lo dice la storia…

Giocare i playoff con leggerezza e senza obblighi di vittoria. Il perché lo dice la storia…

Il destino del Foggia è già scritto. Si “chiama” playoff, un “sogno” divenuto realtà grazie all’intelligente lavoro anche psicologico di Marchionni che ha guardato verso l’alto nel momento in cui l’ambiente era percorso da pensieri cosmicamente negativi e verso il basso in corrispondenza di voli pindarici privi di paracadute. Sarà dunque playoff, che il Foggia è chiamato a disputare con orgoglio, leggerezza e dignità ma senza obblighi di vittoria. Questo deve essere chiaro. Non lo dicono appena i 4 punti ottenuti sinora con le squadre che precedono i satanelli in graduatoria (tre con il Bari e uno con la Juve Stabia); non lo sostiene solo una classifica alimentata soprattutto dalla balistica di Curcio, dai “coast to coast” del Rocca versione 2020 e dalle parate di un Fumagalli formato “ever green”, ma lo racconta la storia dei playoff di Lega Pro, almeno da quando nella stagione 2014/15 è scomparsa la 2ª Divisione e il format è diventato nazionale. Il Foggia chiuderà tra il 7° e il 9° posto, una posizione che sinora non ha mai portato alla promozione in B. In principio fu il Como di Ganz e Cassetti: archiviò il girone A al 4° posto e s’impose nella finale con il Bassano Virtus (del patron “Diesel” Rosso) che gli era finito due piazze più avanti nella stagione regolare. L’edizione successiva fu quella del Pisa di Gattuso e di una delusione lacerante per il Foggia di De Zerbi: ebbene i toscani avevano ottenuto il 2° posto dietro alla Spal nel girone B, i rossoneri il 2° nel girone C (vinto dal Benevento). Nel 2016/17 toccò al Parma, che si era arreso nel girone B al Venezia di Inzaghi, in finale con l’Alessandria, anch’essa 2ª in campionato (nel girone A). Il 2017/18 è stato invece il playoff del Cosenza, che dopo aver staccato il pass come 5ª classificata nel girone C volò in «B» al termine di una cavalcata entusiasmante e di una finale bellissima contro il Siena (2° nel girone A). Se però si dà un’occhiata anche solo alla coppia d’attacco dei Lupi della Sila allenati all’epoca da Braglia si noterà come fosse composta da Okereke, quest’anno in Champions con il Club Bruges, e Tutino, uno dei migliori talenti dell’attuale torneo cadetto, oltre ai vari Baclet, Corsi, Bruccini e Dermaku: una formazione quindi “tarata” per coltivare ambizioni e sopportare responsabilità pesanti. Nel 2018/19 sono state due le compagini giunte in B attraverso i playoff: il Pisa, che superò la Triestina che l’aveva preceduto di una posizione nei rispettivi tornei (nerazzurri terzi nel girone A, alabardati secondi nel girone B) e il Trapani (2° nel girone C), impostosi sul Piacenza, 2° nel girone A. Infine il 2019/20, con i campionati interrotti per la pandemia e i playoff rimandati all’estate: il favoritissimo Bari, 2° in un girone C dominato dalla Reggina, è stato sconfitto dalla Reggiana, che però era un outsider solo virtuale visto che allo stop di marzo era 2ª nel girone B dietro al Vicenza poi promosso d’ufficio. Quindi in sintesi: dal 2014/15 il playoff è stato vinto 4 volte da squadre seconde in campionato, una volta da una 3ª, una da una 4ª e una da una 5ª; e in finale sono arrivate 7 formazioni (su 7) piazzatesi al 2° posto nella regular season. “Noi non partiamo mai battuti”, ha ribadito Marchionni dopo lo 0-3 con la Juve Stabia ed è questo lo spirito giusto per affrontare ogni partita soprattutto se è da “dentro o fuori”, ma il Foggia dovrà giocarsi le sue chance senza pressioni. Del resto, il suo obiettivo – la salvezza – lo ha già centrato e pure in scioltezza. Dimenticarlo farebbe un torto all’onestà intellettuale di chi ha a cuore i destini rossoneri…

1 commento

  • Nulla da obiettare sull’…..obiettivo raggiunto! perdonate il bisticcio linguistico. Ma il grande sconfitto, da questa squadra, a mio modesto parere, è stato il “gioco del calcio”, ma soprattutto la volontà di volerlo praticare a livello professionistico (se questi sono i professionisti di domani…….)
    Questi ragazzi, molti dei quali non avevano mai vestito una maglia “prestigiosa” come quella del Foggia, avrebbero “dovuto” essere pieni di entusiasmo, di voglia di fare (non di vincere..), di correre il triplo degli avversari, per dimostrare almeno di essere degni della responsabilità che gli è stata affidata, ma anche per sopperire alle oggettive carenze tecniche nei confronti anche di squadre che si trovano dietro di noi. Invece? Invece niente….. è stata una squadra abulica, svogliata e demotivata nella maggior parte delle gare, dove spesso i Km percorsi in 90 minuti, da tutta la squadra, posso farli io in un paio d’ore al tapis roulant, piena di candidati ai tuffi dal trampolino, o di primedonne, che nessuno ha mai votato, oltre che fallosa e “protestante” nei confronti degli arbitri (sempre per sopperire al gap tecnico) fino all’inverosimile. Nessuno di noi si aspettava i Play-off, è vero, ma solo una salvezza tranquilla che è arrivata, ma vi assicuro che ho visto, ed arbitrato, partite di “amatori” di gran lunga più spettacolari e combattute di queste dove il premio finale, nei casi migliori era solo “soddisfazione” di vincere con al massimo una cena offerta dalla società. Insomma il più brutto Foggia che io abbia mai visto!

    p.s.
    Forse Marchionni sapendo bene di che pasta fosse il “materiale umano” messogli a disposizione, ha spremuto al massimo queste rape, facendogli praticare una sorta di “anticalcio” come unica possibilità per farli salvare.

    saluti
    Mario Zambini

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