L’insostenibile pesantezza dell’essere… il Foggia

L’insostenibile pesantezza dell’essere… il Foggia

Il pallone non sta rotolando, è tempo di Covid, la cronaca lascia spazio alla riflessione, all’approfondimento. Noi proviamo a scrivere pensieri e stimolare discussioni, raccogliendo gli input che arrivano dall’universo rossonero…

L’assist l’ha servito Roberto De Zerbi in un recente intervento alla BoboTv: “A Foggia devi fare una squadra competitiva, (…) ci sono più pressioni a Foggia in serie C che al Sassuolo in «A».” Parole di uno che la gente di Capitanata la conosce piuttosto bene. Vincere subito o costruire per il futuro. L’eterno dilemma, il crocevia del futuro rossonero, la matassa più intrecciata che la nuova gestione griffata Maria Assunta Pintus si troverà a dover sbrogliare. Non c’è antitesi tra il voler valorizzare i ragazzi locali e l’essere ambiziosi, non c’è contraddizione tra il porre enfasi sulla rinascita del settore giovanile e al contempo guardare alla serie B come approdo naturale della barca Fovea. Anzi, puntare sul vivaio deve rappresentare la via maestra in un calcio italiano che già da tempo ha prosciugato i pozzi delle sue finanze. È l’idea più salubre, l’unica al momento percorribile.

Poi però c’è il Foggia e c’è Foggia. Ci sono 60mila richieste di biglietti per un playoff di Lega Pro, c’è una folla impazzita all’inaugurazione di un semplice store, ci sono le parate di studenti nelle scuole dopo la promozione in serie B. C’è un secolo di storia, c’è un culto, c’è un’orgogliosa presunzione che affonda le radici nella mimica del mago di Turi per esplodere nei silenzi del “muto” di Praga. Il DG Polcino ha le idee chiare, supportate da conoscenze e pragmatismo: un mix ottimale per porre basi solide a un progetto lungimirante.

Poi però c’è Foggia e il Foggia, con un ambiente che brama riscatto dopo l’onta della serie D e che mal volentieri accetta di viaggiare a lungo con Caronte tra le anime di “coloro che son sospesi”… Si sono sprecate le citazioni sui modelli da imitare: Atalanta, Empoli, Cittadella, Udinese.

Ne aggiungiamo uno anche noi: è dall’altra parte del mondo, a Sangolquí, una “magica” cittadina di 75mila abitanti in Ecuador, nella Valle de Los Chillos. Si chiama Independiente del Valle, per tutti l’Inde, fenomeno “culturale” che ha saputo coniugare la crescita dei talenti nelle categorie di base con i trionfi continentali: dalla finale di Libertadores persa nel 2016 con l’Atlético Medellín dopo aver “profanato” la Bombonera in semifinale al trionfo nella Copa Sudamericana 2019 contro i rioplatensi del Colón. Un esempio di gestione illuminata. E di tranquillità nell’attendere che i ritmi naturali del futból facciano il loro corso! Ritmi che – per passare dall’alfa all’omega del concetto – non sono gli stessi di Roman Abramovic, il padrone del Chelsea, il quale non ha esitato a sacrificare sull’altare del “tutto e subito” anche una bandiera come Lampard, reo di non aver fatturato punti dopo un mercato opulento ma “isterico”. L’ex manager dei Blues aveva lanciato in prima squadra in un anno e mezzo otto ragazzini dell’Academy, ma questo non l’ha salvato dall’esonero, giunto paradossalmente dopo un successo in FA Cup. Costruire per vincere è la ricetta più sana da adottare alle nostre latitudini, ma servono equilibrio e pazienza oltre che trasparenza.

Il dubbio però resta: Foggia è Foggia. Qui il satanello è un mantra e la pazienza un virtuosismo per pochi eletti. Il guanto di sfida è lanciato. Con i giovani si può edificare il palazzo dei sogni, basta “solo” far capire che prima di abitarci occorre aspettare un po’…

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