Follieri: «Foggia, ci siamo ho già l’accordo»
«L’acquisizione della maggioranza del Calcio Foggia è la nostra prima operazione in Italia. Il club rossonero sarà la nostra testa di ponte: dopo le stazioni di servizio e i depositi di carburante in Grecia e Turchia chiuderemo entro dicembre un’altra importante trattativa in Puglia nel campo petrolifero». Così parlò Raffaello Follieri, 43 anni, il finanziere foggiano già bocciato dai suoi concittadini, guardato con diffidenza anche dal sindaco Landella, ma che a quanto pare avrebbe ormai definitivamente sedotto Felleca e Pelusi, presidente e amministratore delegato rossoneri, pronti a cedergli le loro quote. L’accordo, a sentire Follieri, è imminente: «Sono pronti a chiudere, pagherò per il 50% della Corporate di Felleca 1 milione di euro, 300mila a Pelusi per il suo 20%. Quanto alla Map Consulting, (cui fa capo l’altro 50% della corporate, ndr) la dottoressa Pintus voleva far rientrare nella trattativa anche una casa di cura in società con Felleca. Le ho risposto che non c’entra col Foggia, il suo diritto di prelazione scade il 19 luglio: se Pintus non lo eserciterà dovrà sottoscrivere gli aumenti di capitale del nostro gruppo. Saremo operativi dal 20 luglio».
Chi è oggi Raffaello Follieri? Un manager sotto copertura, un millantatore, una gallina dalle uova d’oro? Cominciamo dall’acquisizione in Puglia: fuori i nomi.
«Stiamo trattando due società, posso dirle in forma confidenziale solo qual è la società pugliese (il nome ce lo ha fatto, ndr) con 92 impianti in Puglia e Basilicata e deposito a Taranto».
Lei vive fra Atene e Londra, opera nel campo petrolifero, ci aiuti a decrittare meglio i suoi affari.
«Ad Atene ho un ufficio della società di distribuzione di carburante, Follieri Energy SA, marchio che ha acquisito tutte le stazioni di servizio e i depositi della Follieri Oil. Al momento facciamo distribuzione solo in Grecia e in Turchia con una rete di 120 impianti, 70 in Grecia gli altri 50 in Turchia. Ho casa a Londra dove vivo con mia moglie Tina, greca conosciuta negli Usa, e mio figlio Pasquale Leone».
Una società di queste dimensioni dovrebbe essere riconoscibile, invece il sito della Follieri Oil è perennemente in costruzione. Perchè?
«Una scelta di opportunità. Mi spiego: le stazioni di servizio acquistate hanno tutte dei licenziatari, andremo sull’online quando avremo cambiato il marchio in tutte le 120 stazioni. Abbiamo acquisito finora in Grecia e Turchia 7 società, tutte con impianti diversi: abbiamo deciso di far scadere tutte le licenze, a quel punto andremo in maniera ufficiale anche con il sito».
Sì, ma senza una presenza sulla rete oggi non esisti.
«Cerco di tenere riservate le mie società, vorrei prima consolidare il gruppo. Anche a Londra è così: la Follieri Capital, fondo di private equity, si occupa di petrolio, gas e trading, quello che facevo anche negli Usa. La Salt Oil in Arabia Saudita, produzione e trading di petrolio, non ha riferimenti sul web. Altrimenti ogni volta sai gli americani…».
Il suo arresto negli Usa, la detenzione di 4 anni e 6 mesi per truffa non era un capitolo chiuso?
«Ho pagato per questo nei penitenziari di New York, Brooklyn, Loreto in Pennsylvania. Sì, storia chiusa ma andrebbe riscritta. Forse un giorno…».
Quell’esperienza ha comunque segnato la sua storia di businessman. Dove ha preso i soldi per ricominciare?
«Avevo un fondo di 1,5 miliardi di dollari negli Usa, gli utili di questa società da me guadagnati mi hanno dato una base di partenza. Ho ripreso i contatti: avevo allacciato moltissimi rapporti negli Usa, con la famiglia reale saudita, attraverso la Clinton global iniziative, ad esempio».
I suoi concittadini continueranno a non crederle. Però lei insiste.
«Spero di far cambiare loro idea. Foggia è una delle piazze di calcio più importanti d’Italia. Puoi farlo ad alti livelli proprio grazie al loro attaccamento».
Sarebbe un guaio deluderli.
«Non lo metto in dubbio».
Walter Carbone – Corriere dello Sport