Rossi: ”Come mi hanno chiamato, ho risposto presente”
Torna a Foggia, Delio Rossi. Ecco le parole del nuovo tecnico rossonero in conferenza stampa.
Sapio: “Oggi c’è l’incontro ufficiale tra la stampa e Delio Rossi. Lui non ha bisogno di presentazione, lo conosciamo tutti. Lui è molto legato a Foggia. Sono orgoglioso di averlo riportato sulla panchina del Foggia. Delio Rossi è stato voluto fortemente dalla società. Bisogna guardare avanti, non dobbiamo perdere i nostri obiettivi. Gli auguro il meglio qui. Sicuramente, come ho detto prima, la scelta di prendere Delio Rossi era la migliore. Credo che la società ha sempre rispettato gli impegni. Ovviamente, il Presidente è deluso dei risultati e delle contestazioni. Lui ha pagato gli stipendi e quant’altro. Lui sta investendo tanto nel Calcio Foggia. È un rilancio Delio Rossi”.
Rossi: ”Questa è stata una settimana particolare da parte mia, perché fino a due giorni fa stavo cercando una casa al mare e poi è arrivata la chiamata dal Foggia. Come mi hanno chiamato, mi hanno chiesto se me la sentivo e ho risposto presente. Non abbiamo fatto nessuna trattativa. Li ho chiesto solo cosa mi potevano dare. Questa io la vedo come una chiusura di un cerchio. Sono arrivato che ero un ragazzino e ora sono arrivato qui per aiutarli. Vi conosco bene e voglio che i ragazzi che alleno debbano vedere il bello del Foggia. Voglio una squadra che sicuramente darà il massimo. Ho firmato per le prossime partite e per il prossimo anno. Ho parlato sia con il direttore sportivo che con il Presidente. Ho detto al presidente che non sono Padre Pio, non so fare i miracoli. Sono solo un allenatore che mette anima e corpo, mi piace lavorare sul campo, questo gli ho detto. Gli ho detto anche che mi assumerò tutte le responsabilità, se sbaglierò. Il calcio è adesso, fra due giorni contro il Messina. So in quale realtà sono venuto. Mi auguro solo che abbiate un po’ di pazienza e fiducia. Per di più, vi dirò sempre la mia verità. Non nasconderò mai niente. Sarò scostante con tutti. Penserò il Foggia 24 ore su 24. Se devo attivarmi, devo attivarmi 24 ore al giorno. Voglio che il Foggia venga menzionato in positivo. Un altra cosa è che questa settimana c’è la partita domenicale, non ho voluto stravolgere l’attività di partecipazione dei ragazzi. Solo oggi sono stato in contatto con loro. È difficile scindere le due cose, perché il cuore lo metto sempre. La società mi ha detto di prendere visione del gruppo per fare il meglio possibile per adesso, e poi per il futuro. Ho visto molta disponibilità da parte della società, ovviamente nelle loro possibilità. Ho visto il presidente molto motivato a parole. Domani c’è un altro allenamento e osserverò i ragazzi. Con loro parlerò anche individualmente, perché ognuno di loro ha una situazione diversa. Il mio obiettivo è far subito e bene. Loro hanno tanta voglia di lavorare. La mia fotografia è il campo. Alla squadra, voglio dare sicurezza tramite il gioco, gli allenamenti e la condizione fisica. È giusto fare i bilanci, ma ho bisogno di tempo. Io devo viverlo il gruppo. Non mi sento di dire niente a nessuno. Noi saremo giudicati in base ai fatti. Ci sta il dissenso, ma cercherò di portare una soluzione. L’unico giudice è il campo. Come ho detto sempre, le cose non devi dirle, ma centrarle. Non ho bisogno di convincere nessuno. Il consenso sarà dato dall’operato. Ripeto sono allenatore, non direttore sportivo. Faccio l’allenatore, dirò che voglio giocare un certo modo e cerco un tipo di giocatore, poi è la società che mi darà i giocatori. Troverò Zeman e tanti altri, sono contento di incontrarli. Nella Serie C non vedo tante difficoltà, in questo momento dobbiamo ragionare da Serie C. Dobbiamo uscire da questo inferno e voi mi dovete aiutare. Non possiamo ragionare con la puzza sotto al naso. La società, a me, non ha chiesto niente. Ragiono step per step. Dobbiamo pensare prima a noi stessi, poi agli altri. Quindi prima il Messina, poi gli altri. Non ha senso parlare di punti e non punti. Non prevedo il futuro. Onestamente me lo sono chiesto anch’io, forse è una chiusura di un cerchio. Sono arrivato qui che avevo 20 anni, la mia vita, affetti e professionali sono qui. Quando ho smesso di giocare al calcio, volevo allenare i ragazzi del Foggia che giocavano nel piazzale fuori. Sono entrato nel settore giovanile del Foggia, speravo di rimanerci a vita e poi mi hanno mandato a Salerno. Sono tornato a Foggia e spero di rimanere e di finire la mia carriera qui. Li ho chiesto di valutarmi e io di valutare loro. Le falsità del Foggia non le tollero. Ho una spirito battagliero, ma ancora non ho allenato la squadra. Solo oggi ho indossato la maglia da allenatore. Visto il poco tempo a disposizione, non posso permettermi di stravolgere completamente qualcosa che è nelle loro corde. Sul discorso della condizione fisica, adesso bisogna dare solo qualche certezza. Cercherò sempre di mettere qualcosa di mio, dandoli anche tranquillità. Massimo Gori era un mio compagno di squadra, con lui sono cresciuto. Ci siamo rincontrati da professionisti. Lui è venuto a mancare e io sono venuto a Foggia. Per me è un dolore forte e immenso, ho perso un amico fraterno”.