Canonico ai raggi X
Con questo pezzo intendo analizzare con estrema obiettività i primi mesi di gestione Canonico, individuando gli aspetti più positivi e confrontandoli coi lati più discussi che hanno fatto storcere il naso ai tifosi.
Premessa, i tifosi hanno tutto il diritto di criticare ciò che a loro (nostro) dire si può, si deve, fare meglio. Si perché il tifoso per definizione non si accontenta, per definizione individua le debolezze della propria squadra del cuore, e lo fa perché spinto dall’amore per quei colori. Rimproveriamo nostro figlio per migliorarlo, per correggerlo, e lo facciamo perché lo amiamo, perché non siamo indifferenti.
E allora 10, 100, 1000 tifosi che contestano, sostengono, in poche parole amano. Il tifoso, quello vero, non critica perché in malafede, per calcoli che esulano dal discorso della passione calcistica, della fede. A loro va tutto il mio rispetto. E poi non scopriamo certo oggi che siano le debolezze a fare più discutere in settimana, sono le notizie negative a far leggere i giornali. Tutto vero.
Ma restiamo sui fatti.
Cosa va e cosa non va della gestione Canonico? Partiamo dagli aspetti che ritengo negativi.
Ciò che salta più agli occhi è senza dubbio la penalizzazione, perché ci tocca da vicino, perché in fondo l’inibizione inflitta ai due soci interessa ai tifosi fino a un certo punto. Sì perché saremmo davanti ad Avellino e Catanzaro, le due squadre che dovrebbero contendere il primo posto ai cugini baresi. E poi ci fa molta rabbia per come è maturata questa dannata penalizzazione: un errore banale, un vizio di forma, ma tant’è, dalle conseguenze enormi.
Una penalizzazione figlia di superficialità, impreparazione da parte degli addetti ai lavori, perché se le responsabilità sono chiare, come dev’essere in un’azienda che si rispetti, qualcuno dovrà pure pagarne le conseguenze, sempre che faccia ancora parte dell’attuale compagine societaria. Io sono convito che il più contrariato per questa antipatica vicenda sia lo stesso Presidente.
Altri aspetti discussi? Io ne individuo almeno ancora tre.
La prima è la questione della fascia di capitano tolta a Curcio pochi minuti prima dell’inizio del match contro la Paganese. Ingerenza della società nelle questioni di campo? Io trovo che non sia uno scandalo togliere questa responsabilità ad un professionista nel corso della stagione, ma che contino molto anche i modi con cui si giunga a questa decisione, e sui modi, io credo, sia stato commesso un errore.
Altra vicenda che ha lasciato qualche strascico polemico è la telenovela Kragl. E anche qui la polemica non riguarda tanto l’epilogo della trattativa, perché non è la prima né l’ultima trattativa non andata in porto (pensiamo alla trattativa Riccardi citata dal ds Pavone in conferenza stampa che non tocca soltanto il piano sportivo ma ahimè anche quello sociale dell’ambiente foggiano) ma sulla comunicazione credo sia stato commesso un errore quasi elementare. Il Presidente non si è certo fatto pregare nell’addossare tutte le colpe del mancato arrivo del tedesco allo staff tecnico, oltretutto entrando anche nei dettagli (lo staffa tecnico avrebbe prima dato l’ok per poi ritrattare), ma, insomma, la regola che i panni sporchi si debbano lavare in casa non dovrebbe mai essere dimenticata per preservare l’ambiente e per non depotenziare un progetto tecnico così ambizioso. Non era necessario addossare colpe in pubblica piazza, serve in certi casi muoversi più compatti, prudenti e discreti.
Per ultimo va citata una campagna acquisti per molti piuttosto modesta, soprattutto alla luce delle dichiarazioni rilasciate dal tecnico al direttore di Foggia Tv Attilio De Matteis: dei 70 nomi segnati sul taccuino del ds ne sono arrivati 3. Sarebbe ingiusto ricondurre tuttavia questi mancati arrivi a questioni solo ed esclusivamente economiche, e il ds l’ha spiegato con lucidità nella già menzionata conferenza stampa.
Questi a mio avviso gli elementi più oggetto di polemiche, tuttavia alcuni di questi hanno anche un’altra faccia della medaglia, una prospettiva diversa. Partendo proprio dall’ultimo aspetto, quello del calciomercato estivo.
Sì perché se è vero che i nomi non sono altisonanti, è altrettanto giusto sottolineare che questa società ha confermato Curcio, Rocca, Garofalo e Di Jenno, ha ingaggiato Ferrante, ha avuto la forza di proporre contratti pluriennali. E allora ecco che emerge un altro punto di forza della gestione Canonico: la pianificazione. Ingaggiare atleti con contratti almeno biennali lascia intendere che il Presidente veda più in là di Giugno 2022, ha in mente un progetto che garantisca una solidità dal punto di vista economico. Non mi sembra un aspetto di poco conto in una realtà così precaria come quella di Capitanata. E poi in fondo questa squadra sarebbe a pochi punti dalla vetta, non saranno nomi prestigiosi, è un mercato tutt’altro che faraonico, ma i fatti danno ragione alle scelte di mercato estive.
Aspetto economico appunto. Possiamo forse mettere in discussione la grande abilità nel tornare a sottoscrivere contratti di sponsorizzazione con aziende di rilevanza nazionale? Ne cito una: una certa Beretta. Quest’azienda è tornata a sposare le ambizioni rossonere.
E poi quello che secondo il mio punto di vista è l’obiettivo più serio e lungimirante, non solo per lo sport e per il futuro del Calcio Foggia: il settore giovanile. Mettere a capo un professionista apprezzato come Mancini ha dato una carica a tutto lo staff, le parole di mister Acquaviva poche settimane fa nel corso di Ci vediamo Lunedì, ne sono la riprova.
Chiudo questo elenco con due nomi che non hanno bisogno di presentazioni: Peppino Pavone e Zdenek Zeman. Ma pensiamo davvero che se non ci fosse stato un progetto serio, sulle spalle di persone altrettanto serie, questi due giganti avrebbero accettato la proposta di Canonico?
Non solo portano esperienza e competenza tecnica ma sono due esempi positivi a 360 gradi, dallo sport alla vita, e mai come ora c’è bisogno di figure così autorevoli.
Il Presidente parla poco, forse a volte lo fa in maniera ruvida, ma sono le nostre azioni a descrivere chi siamo realmente. Le chiacchiere stanno a zero.
Insomma più pro o più contro? Al lettore l’ardua sentenza.
8 Commenti
Si i tifosi anno il diritto di criticare ma quando una squadra va bene io non vedo il motivo per criticare
Parigi,hai DIMENTICATO lo scivolone del presidente su Pino Autunno…..un atto a dir poco vessatorio.
Ed anche questo va nei CONTRO.
Sono d’accordo su tutto
Buona sera
Eravamo ogni anno nella m…a e ora che abbiamo una società seria, il più grande allenatore di sempre con un altrettanto grande scopritore di talenti, siamo qui a criticare…..siamo foggiani, quelli che criticano il calcio e se ne fregano della politica ladrona che ci sta relegando agli ultimi posti delle graduatorie di vivibilità….senza neanche volare!
Grazie sig Michele , ricordare non solo la infantile posizione avverso un cronista nell’esercizio di una legittima attività di cronista, ma anche la vicenda dei giocatori non pagati con il conseguente intervento del tribunale federale. Troppe amnesie!? Strano
Hai dimenticato come aspetto molto negativo la questione della revoca dell’accredito a Pino Autunno, che in fondo ha fatto solo il suo lavoro e lo ha sempre fatto benissimo….
Io non sono d’accordo con Michele per quanto riguarda il discorso pino autunno perché io credo che un giornalista(ammesso che lo sia)foggiano di nascita debba quantomeno aspettare il ricorso fatto dalla società e nell’attesa tifare e parlar bene del calcio foggia 1920.canonico ha fatto bene,grande presidente
dimentica da chi non sono stati pagati, troppe amnesie mie o malafede sua? saluti cordiali