“Calma e sangue freddo”, Foggia! Ma qualche considerazione va fatta…

“Calma e sangue freddo”, Foggia! Ma qualche considerazione va fatta…

È arrivata fragorosa, forse inattesa. La sconfitta di Palermo ha tumultuato il sempre elettrico ambiente rossonero, ne ha “scansionato” di nuovo i markers da ECG impazzito, rinfocolando quella brace pronta ad accendersi ovunque “pallone fa rima con passione”. Luca Dirisio, cantautore di Vasto di cui si sono un po’ perse le tracce, nella sua “Calma e sangue freddo” cantava: “Cerco di trovare la mia identità senza chiedere aiuto, ma sono lontano”, una frase che si attaglia perfettamente al momento Foggia. A via Gioberti, infatti, c’è ancora appeso il cartello “working in progress” e non solo per i lavori di rifacimento del manto erboso dello Zaccheria. C’è una squadra che sta rimodulando il suo modo di pensare calcio e che nel processo di crescita alla ricerca di una stabilità strutturale può incappare in giornate da “profondo rosso”. Dunque, serve “calma e sangue freddo…”.

Questo però non ci esime dal fare un paio di considerazioni. La prima di tenore squisitamente tecnico. Il ko al Barbera è nato anche (ma non solo!) a causa di errori individuali. La rete iniziale, che ha cambiato l’inerzia del match, è arrivata da un cattivo controllo di Sciacca, ergo da un banale stop sbagliato. È proprio così? Secondo noi, questo è vero solo in parte. Julio Velasco, il profeta dell’Italvolley di Lucchetta e Zorzi, ha regalato una chiave di lettura interessante sul concetto di ”errore” (legato nello specifico a come schiacciare una palla alzata non correttamente): “Il cervello identifica una situazione di gioco ed elabora in un millisecondo una soluzione correndo nell’archivio della memoria”, ha spiegato, “(…) se si sbaglia poi la soluzione o è per la tecnica o perché si è usata una determinata tecnica per una situazione che non era quella appropriata”. Fuori dalla metafora pallavolistica: il passaggio in orizzontale verso Sciacca era concettualmente sbagliato, si poteva leggere meglio il pressing rosanero e proporre magari un appoggio più “sicuro” verso Markic che si era staccato all’indietro; detto questo, Sciacca ha poi “fallito” l’aggancio perdendo palla e lasciando il comodo uno due che ha mandato Floriano in porta. Quindi è stato un errore di tecnica originato da uno di scelta.

La seconda considerazione è invece sulla questione caratteriale. Da questo punto di vista a Palermo qualcosa (o più di qualcosa!) è mancata: non c’è stata spinta emotiva, la “garra” è rimasta a specchiarsi negli ultimi minuti dell’incontro con il Messina, in molte fasi è parsa mancare una guida “spirituale” in mezzo al campo. Il Brasile 1994 vinse il suo 4° titolo iridato grazie certo alle magie del Baixinho Romário, “il più grande calciatore del mondo in un metro quadrato”, come lo definì il suo allenatore al Barça Johann Cruijff, ma la chiave del successo fu la grinta famelica del “Cucciolo” Dunga, il vero “capo” di quella Seleção. E allora la domanda nasce spontanea: “Questo Foggia ha una leadership caratteriale (posto che quella tecnica è del gruppo più che di un singolo) capace di condurlo fuori dalle sabbie mobili in certe partite e in una categoria «ruvida» come la Lega Pro?” La risposta, con ogni probabilità, arriverà dal trittico di derby che aspetta la truppa zemaniana. Dopo il Taranto ci aggiorneremo, per il momento però – e lo ribadiamo! – ci vuole “calma e sangue freddo” …

1 commento

  • per il boemo nn e’ importante difendere, diamo per scontato che prenderemo tanti gol e se non riusciremo a segnarne uno in piu’ andremo diritti in serie d……la squadra gioca a sprazzi a volte con errori da oratorio…..

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