La dura legge del piede “invertito”, tra abitudini e tempi di gioco…
Un piccolo indizio, solo una prova, fatta peraltro in Coppa Italia, non proprio la competizione più adatta per valutare la genesi di una scelta: Andrea Di Grazia, di professione esterno con piede mancino, è stato schierato a sinistra nel tridente d’attacco. Un esperimento inedito per la stagione, che rappresenta l’occasione, però, per affrontare una questione tecnico-tattica quasi “filosofica”: l’utilizzo degli attaccanti a piede invertito rispetto alle fasce di competenza, un’abitudine oramai radicata negli allenatori del “football moderno”, quello della costruzione dal basso, del possesso palla, del guardiolismo da “imitare ma non copiare”. Rientrare sul piede naturale e chiudere la giocata con un assist o un tiro: è questa la spiegazione più razionale per giustificare il cambiamento rispetto alle epoche passate. Nel 4-3-3 attuale, quasi tutti preferiscono un sinistro a destra e viceversa: il Sassuolo di De Zerbi, tanto per citare uno che ha scritto pagine importanti in Capitanata, puntava su Berardi e Boga, ovviamente a piede invertito; e lo stesso tecnico bresciano ha riproposto quest’anno il “canhoto” Pedrinho sulla corsia di destra nello Shakhtar. Zeman però è differente: i suoi principi si fondano su velocità, verticalità e tempi di gioco. “E aqui pega a roda”, direbbero i brasiliani: nasce qui il problema. I tempi di gioco! Se i meccanismi non sono perfettamente oliati, il mancino a destra o il destro a sinistra tendono a perdere un tempo di gioco in più per controllare e spostarsi verso il centro, movimenti ai quali sono oggi più abituati. Ecco perché – forse – le formazioni dirette in passato dal boemo erano per lo più votate al rispetto della vocazione fisiologica di corsa tra piede destro e corsia destra e piede mancino e fascia sinistra. Nella prima Zemanlandia c’erano Rambaudi e Signori (poi riproposti anche alla Lazio), sostituiti nel post rivoluzione da Bresciani e Roy (con Biagioni e Medford come soluzione tampone in assenza dell’olandese). Alla Roma Zeman dovette collocare Totti sull’out sinistro, sfruttandone comunque le doti geniali nel passaggio e nella conclusione, ma a destra optò per un’ala di ruolo che tagliava come il brasiliano Paulo Sérgio. Le strade del mister di Praga s’incrociarono tra il 2010-12 con quelle di Lorenzo Insigne prima a Foggia e poi a Pescara: in rossonero giocò a sinistra (con Varga o Farias sull’altro lato); con il Delfino si alternò con Sansovini (mancino) sui due versanti. Infine l’ultima Roma del boemo si convertì per ragioni tecniche (la presenza di Totti e del “Coco” Lamela) al doppio piede invertito: l’avventura durò però appena pochi mesi per cui è complicato dare un giudizio coerente. Nel Foggia 2021/22 ci sono Merola e Di Grazia, mancini purissimi, di quelli che fanno tutto (o quasi) con un solo piede: entrambi hanno grande qualità e questo è un valore assoluto (“Nel calcio la tecnica conta molto”, ha ribadito Zeman) ma tutti e due hanno bisogno di lavorare molto per entrare nei meccanismi del tecnico (stesso discorso vale anche per Curcio, provato come “falso nueve” con il Messina). Saranno dunque loro la chiave di volta (e di svolta) nello sviluppo del tridente d’attacco rossonero: quando non dovranno più pensare e agiranno in automatico, dimenticheranno il piede e giungeranno con i sincronismi giusti in area. Proprio là dove mister Zeman si attende un contributo maggiore dai suoi avanti…