Siamo in finale!

Siamo in finale!

Una piazza gremita di persone. Tutti riuniti sotto un’unica bandiera. Il doveroso saluto alla più grande Signora della televisione italiana e poi si parte, si scende in campo. C’è chi si riunisce nella propria abitazione con amici e parenti, chi preferisce pub o locali per accompagnare la tensione per la partita con qualcosa da “buttare giù”, c’è chi invece si chiude nella propria solitudine per sperare ancora. Parte “il Canto degli Italiani“, il nostro inno, il nostro grido. Ci alziamo in piedi, mano sul cuore, si inizia a giocare! Gridiamo come se non ci fosse un domani, ci carichiamo. “Siam pronti alla morte” diciamo e accompagniamo i momenti strumentali con quel “po-po-po” che sa tanto di battaglia e festa al tempo stesso.

L’Italia di Mancini si gioca un posto nella finalissima di Wembley per l’ultimo atto di Euro 2020. Da una parte gli azzurri, dall’altra Luis Enrique (ex allenatore di Roma e Barcellona) con la sua generazione da ricostruire. Gli spagnoli, figli di Xavi e Iniesta, non sono più i campioni di un tempo, ma fanno paura, eccome se fanno paura. La Roja sa giocare a pallone, sa palleggiare. L’unico credo spagnolo è e rimane il Tiki Taka, al quale i nostri dovranno rispondere con la solita sfacciataggine calcistica, che ci ha portati fin qui a sognare ancora un’altra di queste “Notti Magiche“.

Mancini manda in campo Emerson al posto dell’infortunato Spinazzola, che da casa indossa la sua numero 4 e si stringe in un lungo abbraccio con i propri affetti, come testimoniato dalle sue storie social. La Spagna rinuncia al centravanti: in panchina sia Moreno che Morata, sarà il terzetto Ferran Torres, Oyarzabal e Dani Olmo ad agire in avanti!

La partita rispecchia i pronostici dei più attenti: è la Spagna che impone e tesse trame di gioco, l’Italia si chiude e cerca di ripartire. Dopo soli tre minuti di gioco, palo azzurro di Barella, ma l’occasione viene vanificata anche per segnalazione di fuorigioco. Al 12’, la difesa italiana è posizionata molto male e Oyarzabal ha l’occasione per metterla dentro, ma non la tiene. Sussiste la parità per tutto il primo tempo, tra le azioni salienti: Emerson–Immobile–Barella al 20’ quando non riescono a concludere sotto porta, il tiro di Olmo e la risposta di Donnarumma al 24’ e sul finire dei primi quarantacinque,  la traversa azzurra con l’ottima copertura di Unai Simon.

Ciro Immobile è tra i peggiori dell’Italia, anche se prova a dare il proprio contributo alla formazione azzurra. É suo il tiro ad inizio ripresa e il tacco che fa partire l’azione, che vede il pallone passare da Insigne a Barella con Chiesa alla conclusione, controllata dal portiere iberico. Poco prima, Sergio Busquets va al tiro e mette a repentaglio la retroguardia dei nostri, che si portano in vantaggio, qualche minuto dopo, con il solito Federico Chiesa! La partita è bella e combattuta: non mancano, infatti, capovolgimenti di fronte, sia da una parte che dall’altra. Al 64’ taglio di Koke per Oyarzabal e altro errore spagnolo nel momento più importante della partita. Agli azzurri non resta che gestire per dieci minuti (più recupero), ma il neo entrato Morata finalizza una bella azione dei suoi e porta i conti di nuovo in parità. Tutto da rifare e la sensazione è che ci saranno ancora trenta minuti di sofferenza, ma bisogna credere al passaggio del turno.  

I supplementari non regalano tante emozioni, il copione è sempre lo stesso: Spagna avanti, Italia dietro. Morata è tra i più pericolosi, nel secondo tempo supplementare si vede Berardi, che segna ma in offside. 1-1 e lotteria dei rigori per decretare il futuro ad Euro 2020 di Mancini e i suoi.

Prima di un rigore serve calma, concentrazione e tanto coraggio. Noi da casa ci abbracciamo, ci stringiamo forte, come l’inno vuole. Sentiamo i brividi scorrere sulla pelle, sentiamo i vicini far rumore, ma oggi tutto è possibile. Parte Locatelli e sbaglia, Dani Olmo fa lo stesso. Poi tocca ai due numeri 9: Belotti e Moreno, segnano entrambi. Bonucci è glaciale e spiazza il portiere, Thiago è perfetto. Tocca a due juventini: Bernardeschi per l’Italia e Morata per la Spagna. Il 20 azzurro non sbaglia, palla dove Unai Simon non può arrivare. Calma. Ne serve tanta. Alvaro Morata posiziona il pallone, “Forza Gigio”…parato! Il tempo, d’improvviso si blocca, c’è Jorginho in uno stadio, ma di fatto è solo. Unai si butta prima, il numero 8 calcia dopo, tranquillamente.

Un paese è letteralmente in estasi, torniamo a Wembley per giocarci la finale. Gli azzurri hanno sofferto (tanto, troppo), hanno difeso con i denti, hanno giocato un buon calcio in alcune gare, hanno fatto il catenaccio e difeso a denti stretti contro questa Spagna, ma alla fine hanno gioito. Adesso si torna a Londra senza pensieri, senza alcuna paura. Appuntamento a domenica 11 luglio contro la vincente d’Inghilterra–Danimarca per colorare il Regno Unito d’azzurro.

“Festa, ma che bella, ma che bella, questa festa”…

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