D’imprevisti è lastricata la strada delle opportunità, da Didi a Ibou Balde…

D’imprevisti è lastricata la strada delle opportunità, da Didi a Ibou Balde…

Il 12 maggio del 2001 il maestro Didi, campione del Mondo con il Brasile di Pelé, moriva lasciando in eredità al futebol una perla di soavità e mistero. “Sai, è come se fosse una foglia di autunno che viene giù al sapore del vento, randagia… dal destino incerto”, così rispondeva a chi gli chiedeva una definizione di quel capolavoro balistico ribattezzato “Folha seca”, “foglia morta”, adottata poi in Italia dal talentuoso mancino di Mariolino Corso. Ebbene, l’origine della folha seca è particolare perché risale a un evento traumatico, a un infortunio grave che Didi subì in un confronto del campionato carioca del 1955 tra Fluminense e América RJ. Durante la lunga rieducazione dell’arto, il maestro si allenò a colpire la palla con le tre dita che non gli provocavano dolore inventando traiettorie ingestibili dai portieri. Il primo a farne le spese in partita fu un tale Julião, giovane goleiro del Bonsucesso, che a ogni tiro da fermo di Didi non si capacitava delle curve folli impresse alla sfera. La leggenda della punizione a foglia morta nacque dunque così, per “colpa” di un’entrata ruvida e di una caviglia rotta. Il calcio crea spesso opportunità da “imprevisti”. È quanto accaduto anche a Ibou Balde, una stagione regolare da incompiuto con schizzi di gloria relegati al ruolo di mere comparse. Poi però arriva il Catania: dovrebbe toccare a D’Andrea, ma Pippo ha “qualche problemino” (come detto poi dal tecnico Marchionni) e il mister punta forte sul fratellino di Keita Balde per scardinare la macchinosa retroguardia rossazzurra. La mossa si rivela vincente, il Foggia sbanca il Massimino grazie alla doppietta di Ibou e apparecchia la tavola per un derby succulento con il Bari. Chissà se D’Andrea fosse stato al 100% come sarebbe andata a finire… Se lo chiedono ancora – a 22 anni di distanza – anche i tifosi del Milan che a San Siro, il 17 gennaio 1999, videro Seba Rossi, il portierone del record d’imbattibilità di 929’, farsi espellere per una manata e Bucchi del Perugia che voleva riportare a centrocampo la palla dopo il rigore realizzato al 90’ dal compagno Nakata. La squalifica fu pesante: cinque turni di stop e spazio al ventenne Christian Abbiati (Lehmann era stato nel frattempo ceduto), che non uscì più e contribuì in maniera determinante al 16° scudetto del Diavolo. Altri tempi – certo – e soprattutto altri obiettivi, ma per Ibou può essere la svolta. Il treno passa sempre, l’importante è prenderlo al volo. Dove condurrà non conta, il futuro non è cosa nostra, appartiene all’epica di un piede malconcio che inventa tiri come “(…) folha de outuno descaindo ao sabor do vento”, come foglia d’autunno che scende giù al sapore del vento. Tanto per tornare al maestro Didi…

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