Tutto il resto è noia…
“Essere annoiati è un insulto verso sé stessi”, scriveva Jules Renard, raffinato aforista francese di fine ‘800. Paulo Coelho, tanto per citare invece un contemporaneo, sosteneva che “chi vive troppo a lungo in un luogo perfetto finisce per annoiarsi”. Entrambi in maniera del tutto inconsapevole hanno descritto uno stato d’animo inconcepibile sotto i cieli di Capitanata. Perché il tifoso foggiano è martoriato dall’assenza di noia. È un innamorato che scava nei ricordi in cerca di tranquillità. E non ne trova! Che il destino di Somma fosse segnato è parso evidente sin da quando il tecnico pontino si è consegnato in pasto all’ambiente (e allo spogliatoio!) in una conferenza stampa pre-Monterosi quasi disarmante per la sua straziante remissività. In campo tutti sanno com’è finita! Certo, privare la difesa del suo unico titolare, Rizzo (oramai incapace di recitare un ruolo da protagonista sull’esterno), per schierare Markic non è stata una scelta da tesi di laurea a Coverciano. Ma l’aspetto tecnico – francamente – è contato poco! L’esibizione è stata bagnata dal sudore del nulla! L’immagine del buon Mario inerme a bordo campo è lo specchio dell’impotenza. Un’espressione di pace nell’ineluttabile. È stata calma piatta per 90’. Ma solo per quelli. Perché da lì in avanti è iniziato lo spettacolo pirotecnico.
L’ennesimo progetto liquefatto, le soluzioni interne ventilate dal patron Canonico, l’ammissione di problemi in un gruppo ben poco “marmoreo”, voci incontrollate che si sono propagate nelle chat come i versi di Coccodrillo Dundee nella “desertica” foresta australiana. “Un campionato da chiudersi, playoff compresi, in autogestione tecnica”. Un’ipotesi smontata “seduta stante” da un regolamento inequivocabile al riguardo. Il patron che paventa – in assenza di compratori – un torneo 2023/24 alimentato dal solo combustibile degli introiti del club, senza immissione di denari da parte della proprietà (almeno questo a noi era parso di capire). Previsioni da inverno antartico. E poi – nemmeno 72 ore dopo – ecco invece il “coup de théâtre”: l’ingaggio di Delio Rossi. Mica uno “scappato di casa”! E per di più sino a giugno 2024. Segnale che Canonico non lascia. Anzi raddoppia (come del resto era facile prevedere!) in una posizione di forza peraltro maggiore visto un orizzonte di compratori brullo come un paesaggio lunare.
Altro che vivere d’inedia emozionale. Qui a Foggia, la quiete è bandita per costituzione.
Quale futuro attende i satanelli? Intanto c’è da finire e onorare la stagione. È un dovere – in particolare – verso quelli che hanno assistito allo “scempio” con il Monterosi. Delio (ci perdoni il mister se ci prendiamo la confidenza di chiamarlo per nome) non è avvezzo alle comparsate. Se lo ricordano in tutte le piazze dove ha allenato. Chi vi scrive ha una conoscenza personale delle vicende romane e lì tra un tuffo nel fontanone del Gianicolo, alcuni celebri sgambetti all’oggi “intouchable” Spalletti, una Champions affrontata con Artipoli e Vignaroli come rinforzi d’agosto (doveva arrivare Adriano ma s’inceppò il fax!) e una Coppa Italia vinta con un solo fuoriclasse in squadra (Mauro Zárate), il mister di Rimini ha tenuto testa a un presidente come Lotito, non certo il più malleabile dei datori di lavoro. Ecco perché la rinnovata speranza dell’afición rossonera fa “all in” sul nuovo allenatore che fin da subito avrà il compito di ricreare unione d’intenti e richiamare i giocatori alle proprie responsabilità. Al prossimo campionato c’è “una vita” per pensare. Per una volta, vorremmo annoiarci pure un po’… perché, in fondo, come recitava Leopardi “la noia è il desiderio della felicità, lasciato, per così dir, puro”. E almeno un pizzico di felicità, la gente foggiana se lo merita davvero…