Ogunseye illude, Di Gaudio punisce

Ogunseye illude, Di Gaudio punisce

Nella 31ª giornata di serie C, il nostro Foggia è di scena allo stadio “Partenio-Lombardi” di Avellino.
Che oggi non fosse facile, si sapeva già: non tanto per la reale valenza degli avversari, quanto per l’intuibile voglia di riscatto che gli stessi avrebbero, senza dubbio, dimostrato, dopo le ultime 4 sconfitte consecutive.
E le mie perplessità non erano infondate: i Satanelli soccombono agli undici di Mr. Rastelli e tornano a casa a mani vuote.
Dopo averla ripresa con la doppietta di Ogunseye, i padroni di casa trovano, infatti, il gol vittoria sul finale.
Primo tempo decisamente regalato ad una squadra che, tecnicamente, non è chissà cosa.
Dispiace doverlo ammettere, ma oggi Mr. Somma dovrà farsi un attento esame di coscienza.
Se avessi di fronte il neo tecnico rossonero, mi farei coraggio e con umiltà gli chiederei di spiegarmi alcune stranezze intraviste nel primo tempo, che hanno contribuito ad avvantaggiare i campani: come mai non ha schierato Leo, uno dei migliori nella gestione precedente, dal primo minuto e lo ha tenuto in panchina?
Perché ha pensato di spostare Di Pasquale sulla sinistra, che come braccetto non dà il meglio di sé?
E Petermann come mezz’ala che in tale posizione perde la sua efficacia?
Perché Odjer ha dovuto recitare la parte del mediano, goffamente – aggiungo io?
Mister caro, intravedo un po’ di incoerenza, tanto più che tu stesso, appena arrivato, avevi detto che avresti cambiato poco rispetto a quello che era il Foggia di Gallo.
Ma è vero pure che io nella vita svolgo tutt’altra professione: motivo per cui mi tengo per me tali quesiti, che resteranno un misterioso arcano.
Fatto sta che, nella prima frazione di gara, tutto cio’ ha creato un inevitabile slegamento tra i reparti, un po’ di confusione, poca convinzione e soprattutto corse e rincorse affannate a rincorrere gli avversari affamati dei 3 punti.
Poi, fortunatamente, nel secondo tempo qualcosa è cambiato con l’ingresso di Peralta e Leo, ed è cambiata pure la gara.
Riagguantiamo il pareggio, ma – ahimé – Ogunseye si divora un gol facile e semplice: e, come regola vuole, gol mancato, gol subìto.
Mio caro Foggia, oggi è andata così, però una cosa ti chiedo: non smarrire per la via quella sicurezza nei tuoi mezzi, quell’orgoglio, quell’autostima che tanto sapientemente ti è stata trasmessa negli ultimi mesi.
Tu lo sai: lo sai che nulla o nessuno mi toglierà (e ci toglierà) la passione per te, anche se vedo che, sovente, si fa di tutto per renderla grigia, per toglierle i connotati che la rendono esplosiva.
Non me la toglierà nessuna circostanza proprio perché capace di darci e darmi emozioni che non è possibile descrivere.
La speranza è che possa aumentare e nulla e nessuno possa minarla anche se pare un continuo di colpi, spesso bassi, che tendono a questo.
Ci vediamo mercoledì, allo Zaccheria, nel nostro Tempio magico.
Sempre al tuo fianco, di te non mi stanco. ❤️🖤