Delusione, tristezza, rabbia: Foggia, cosa non va?

Delusione, tristezza, rabbia: Foggia, cosa non va?

Capitano giorni in cui non sai nemmeno come ti senti: se è delusione, tristezza, rabbia…
Sai solo che c’è qualcosa che non va.
Ecco… proverei a descrivere in questo modo piuttosto poetico quello che sento io in questo pomeriggio di metà gennaio: io e voi che, imperterriti e tenaci, seguiamo con passione e pazienza le vicissitudini di questo nostro Foggia.
Croce e delizia, felicità e tristezza, gioia e dolore: un mix di sentimenti che si alternano dispettosi e si rincorrono a vicenda.
E, dopo questa parentesi romantica, veniamo alla gara odierna.
Torniamo dalla trasferta di Francavilla Fontana dopo aver rimediato una brutta sconfitta, la seconda consecutiva, dopo quella col Picerno di sette giorni fa.
Dispiace ammetterlo, ma oggi gli undici di Gallo sono apparsi piuttosto spenti, prevedibili, privi di quel mordace che in altre occasioni abbiamo applaudito.
Sarà che nel primo tempo il tecnico rossonero prova a dare fiducia ad una formazione inedita, con un largo turnover, tra l’altro già annunciato, in vista dell’imminente impegno di mercoledì in Coppa.
Una formazione che però non risponde in maniera adeguata e dopo soli 5 minuti si ritrova in svantaggio, con un gol del solito Patierno.
Tanto che Mister Gallo corre ai ripari e prova a rimescolare le carte.
Ma, nonostante ciò, poco cambia: sufficienza e superficialità le nostre caratteristiche, oggi il nostro peggior difetto.
E così, amici rossoneri, in questo uggioso pomeriggio adriatico, semmai ce n’era bisogno, si è avuta la percezione o la conferma di cosa sia la categoria angosciosa alla quale mestamente siamo sottoposti. In uno stadio dalla struttura curiosa, con un pubblico che da noi sarebbe poco in eccellenza, quasi si possono contare, è andato in scena un vero e proprio incubo.
Chi dei giocatori non è stato all’altezza? Chi poteva fare di più e, a stento, ha dato il minimo?
Non voglio addossare la colpa a nessuno in particolare, non serve nemmeno individuare un capro espiatorio.
Il problema a mio avviso è proprio il “quello che alcuni hanno”.
È inutile nascondersi dietro la cruna di un ago: pochi di loro sono di categoria, altri di serie inferiore.
E se si vuole ambire a qualcosa di più penso che già si debba avere adesso uomini della categoria superiore o almeno la maggior parte di essi. Ma purtroppo non è così.
In questo modo si vanifica quello che di buono viene dal tecnico che oltre non può andare.
Non tragga in inganno il fatto di aver giocato con l’uomo in più per larga parte della gara: le dimensioni del campo, decisamente ridotte, gli spazi accorciati dall’ampiezza del rettangolo, hanno reso inutile questo presunto privilegio.
Una cosa è certa: non si vive di storia ma per costruire il futuro, questa non va dimenticata.
Triste pomeriggio uggioso.
Ad ogni modo, non c’è tempo per piangersi addosso: mercoledì ci attende la gara più decisiva dell’anno, quella che potrebbe rappresentare veramente una svolta positiva a questo rocambolesco campionato: la gara di andata di semifinale di Coppa Italia, contro la Juventus Next Gen.
Mi attendo uno Zaccheria pieno, gremito e rumoroso, con un pubblico che sia davvero il 12esimo uomo in campo, pronto a tifare e sostenere i propri colori.
Quel pubblico che, oggi, probabilmente, è avvilito e deluso, che si sente come un seme piantato nel cuore dell’inverno.
Ma chi segue il Figgia, chi stravede per questi colori lo sa: lo sa che il vero tifoso è abituato a soffrire, a gioire, ad arrabbiarsi e poi di nuovo ad esaltarsi: il tutto in una girandola di sentimenti e passione rossonera.
Qualcuno addirittura ci consiglia di cambiare squadra, che’ tutto ‘ sto veleno fa male al fegato.
Ebbene… a costoro, eterni pessimisti, io dico che il Foggia resta l’unico amore: quello a cui si giura eterna fedeltà, eterno affetto, eterno sentimento: più o meno come succede agli sposi dinanzi all’ altare, nel giorno più bello.
Sempre al tuo fianco, di te non mi stanco. ❤️🖤