Il Gallo pensiero in un applauso
L’immagine è iconica. Al tramonto della primavera, sotto un cielo stellato. Il sogno, la serie B mai così vicina. Semifinale playoff con il Lecce. L’urlo dello Zaccheria, due volte. Il Pisa è già lì ad aspettare. De Zerbi è tarantolato, poi si acquieta. Osserva i suoi uscire con la palla al piede dagli ingorghi dell’area di rigore. Si esalta e applaude convinto dopo l’ultimo tocco di Albertino Gerbo. Perché quello è il suo football. Qualche anno dopo, di nuovo applausi. Stavolta di Fabio Gallo. Per carità, nessun paragone. Contesti diversi, idee differenti. La genialità di RDZ resta scolpita, la sua vocazione di Masaniello della Capitanata (di quando in quando condita da un eccesso di “protagonismo”) non si eguaglia come un record qualsiasi…
Il mister del Foggia attuale è altra cosa. La sua “liderança” sta nel pragmatismo dottrinale, nella saggezza di immagazzinare informazioni utili e trasformarle in concetti chiari. Il primo: tutti sono partecipi. E allora, spogliatoio blindato e processo di recupero “desaparecidos” avviato. L’ultimo esempio è quello di Andrea Schenetti. I dubbi sulla centralità dell’ex Entella nel progetto di Gallo restano, ma il patrimonio tecnico e umano del «7» rossonero va preservato. Ecco allora l’allenatore applaudire e abbracciare un talento che si era incupito nelle continue frequentazioni panchinare. A gennaio – magari – le strade si separeranno comunque ma non importa. Ancelotti ha sempre detto che la parte più complicata nella gestione di una squadra è rapportarsi con chi non gioca. È questo uno dei segreti della rinascita dei «satanelli». Un merito tutto di Gallo, dello staff e del DS Lauriola, che nel nascondimento di un ruolo spesso sottovalutato ha mutato il registro motivazionale dei suoi. Il Foggia ha cambiato marcia perché Gallo ha convinto tutti della bontà del suo metodo di lavoro. Ognuno crede (prima così non era!) in ciò che propone l’allenatore. Il quale si è inventato Rizzo e Leo braccetti della difesa a tre, ha sperimentato Frigerio centrale, ha lanciato poco alla volta Chierico (gran prestazione la sua contro il Crotone in Coppa), ha accentrato D’Ursi e Peschetola, ha convinto Peralta che c’è un futuro per lui da mezzala, ha spostato la regia tutta a sinistra confidando nel mancino illuminato di Costa, ha liberato Garattoni nominandolo “assaltatore ufficiale” degli ultimi 20 metri avversari.
Questa non è la squadra di Gallo (e forse non lo sarà mai per caratteristiche e attitudini). È però la sua creatura rinata come un’Araba Fenice dalle macerie di un’evidente dissintonia con Boscaglia. È una questione di feeling, di empatia. Di mani che battono per dire alla gente: “Questi sono i vostri ragazzi, sosteneteli”. Foggia va capita, RDZ insegna. Ti entra nella pelle se solo sai guardarla con l’occhio spurio della passione. È una corrispondenza d’amorosi sensi. Il Foggia va guidato con sentimento e tanto equilibrio. Evitando proclami. L’universo dei satanelli è stato troppo spesso popolato da falsi profeti, capitani di ventura giunti per il saccheggio emotivo di un popolo generoso e a volte – calcisticamente parlando – pure ingenuo! C’è il derby, l’Audace… la cartolina di una provincia. Non ci saranno spettatori sugli spalti dello Zaccheria. Siamo sicuri però che Fabio Gallo si alzerà ancora per applaudire i suoi. Come fece RDZ. Oggi è ciò che serve al Foggia. Domani chissà. “L’inverno sta arrivando” (cit. da “Game of Thrones”). Intanto però si gioca, “tutto il resto è noia”… nella voce rauca e mistica del Califfo!