Scegliere ciò che è giusto, non ciò che è facile!
È di nuovo il tempo delle scelte! Il buio calato sullo Zaccheria nella notte del giudizio ha accelerato il processo di dismissione dell’illusione Boscaglia. Anche il presidente Canonico si è arreso. Si dovevano serrare le fila e convertirsi al «pragmatismo futbolistico». Dopo alcuni esercizi di puro “squilibrismo” tattico, infatti, era necessario scommettere su ordine, orgoglio e garra! E invece il tecnico di Gela ha continuato a mischiare le carte sperando di pescare il “settebello” o la “matta” che dir si voglia. E il campo, prima ancora che un popolo in rivolta, gli ha servito il conto! Boscaglia non ha capito Foggia, forse l’ha anche sottovalutata: il concetto di tempo (tanto da lui invocato come panacea per poter risollevare una truppa parsa peraltro allo sbando!) è relativo in ogni angolo del pianeta pallonaro. Lo è ancora di più in Capitanata, dove il tifoso rossonero ha la legittima (seppure a volte “arrogante”) presunzione di capirci più degli addetti ai lavori e che la pazienza l’ha esaurita fin dall’era paleozoica. Sta di fatto che è arrivato il più scontato e – con tutta onestà – il più meritato degli esoneri (tecnicamente è stata una risoluzione consensuale ma la differenza è puramente legale e finanziaria!).
Boscaglia rappresenta comunque già il passato. Dalle macerie va ricostruito il Foggia. E allora torniamo a parlare di decisioni necessarie da prendere. Joanne Rowling, la geniale scrittrice che ha inventato Harry Potter, fa dire al professor Albus Silente, lo storico preside della scuola di Hogwarts: “Ci sarà un tempo in cui bisognerà scegliere tra ciò che è facile e ciò che è giusto”. Ebbene, al patron Canonico toccherà fare non la scelta di ciò che è facile ma di ciò che è giusto, una scelta da prendere nel momento più complicato dell’anno, quello in cui il mercato offre soluzioni limitate, alcune suggestive e “impraticabili”, altre «esotiche» e francamente improponibili a una piazza tornata sul piede di guerra dopo un’idilliaca e tranquilla pre-season. Il problema è che a settembre gli allenatori (per lo più scottati da vicende estive negative) vogliono garanzie e contratti pluriennali. Uno scoglio sui cui, pare, si siano arenate le trattative dei giorni scorsi.
Alle porte c’è il Taranto, ma forse questa è la preoccupazione minore (anche i rossoblù navigano in acque decisamente torbide!). C’è da pensare al Foggia del futuro. Riflettere e poi agire. Sapendo – però – con chiarezza quale direzione prendere. Paulo Coelho scriveva: “Le cose cominciano a incastrarsi alla perfezione quando siamo concentrati su ciò che vogliamo”. Ma cosa vuole la società? Trovare un “instant coach”, capace di invertire subito la rotta provando a inseguire la promozione nonostante il ritardo già accumulato oppure puntare su un mister che riparta da zero e ricostruisca una mentalità, un “modus operandi”, oltre che un disegno tattico, per plasmare il Foggia che verrà? Al patron e al suo staff l’ardua sentenza! Perché sarà sempre e solo il presidente Canonico a dover rispondere ai tifosi. Dopo la fine del rapporto con Zeman e Pavone, infatti, disse che voleva giocarsela a modo suo. Legittimamente, aggiungeremmo noi… Voleva vincere con i suoi uomini, con la sua filosofia gestionale e tecnica. È trascorso appena un mese di campionato, ma siamo di nuovo a un punto di svolta. Come quando si decise per Boscaglia. Solo che stavolta un eventuale altro errore di valutazione sarebbe – con probabilità vicine al 100% – irreparabile!