La missione di Boscaglia è trovare il vero Foggia
Quattro giornate, quattro formazioni differenti! Un dato inoppugnabile. Malomo ha giocato sempre da titolare, ed è stato l’unico, visto che anche il portiere Nobile è stato costretto a saltare il debutto con il Latina per squalifica. È vero che il calcio delle 5 sostituzioni è un teorema fluttuante dove l’undici base diventa un gentile omaggio alle ricostruzioni giornalistiche, ma l’impressione è che il Foggia non abbia ancora un’identità e i continui mutamenti non siano funzionali allo sviluppo coerente di un’idea di gioco ben definita. La cosa che sorprende è che la società ha messo a disposizione del tecnico il 70% della rosa sin dal ritiro in Friuli e che la campagna di rafforzamento sia stata concordata interamente con Boscaglia. Questo avrebbe dovuto velocizzare il processo di apprendimento e l’inserimento degli ultimi arrivati di agosto.
Il peccato originale è stato ovviamente un pre-campionato senza avversarie di livello (fatta eccezione per il Pordenone, oggi capolista del girone A, superato di misura all’esordio stagionale), ma restano i dubbi strutturali su una rosa ampia, di qualità, progettata – però – per un modulo con tre fantasisti (da qui l’approdo in Capitanata di Peralta, Schenetti, D’Ursi e Peschetola) i quali nelle prime esibizioni hanno dimostrato di non reggere, anche per la condizione fisica non ottimale, il peso di una fase difensiva faticosa ma necessaria. Il paradosso è che a Potenza Boscaglia ha optato – malgrado l’abbondanza nel reparto offensivo – per un terzino (atipico quanto si voglia, ma pur sempre un terzino!) a supporto di Schenetti e di Ogunseye. L’esperimento Nicolao è fallito e nel 2° tempo il mister di Gela ha gettato nella mischia Peralta e D’Ursi, tornando alla mediana a due e alla linea di avanti del match d’avvio con il Latina. Insomma un cerchio che si è aperto e richiuso in maniera accidentale e che lascia aperta la discussione. Un tecnico conosce veramente i giocatori solo quando li allena, certo però che dopo due mesi di preparazione ci si aspettava forse uno stato di avanzamento dei lavori più prossimo alla conclusione.
Il tempo delle “prove” è comunque finito: alle porte c’è un Pescara dallo spirito pragmatico come quello del suo condottiero Alberto Colombo, che aveva già dato un’impronta riconoscibile al Monopoli l’anno passato. Il compito di Boscaglia (che in conferenza ha ribadito di avere le idee chiare e di aver bisogno solo di tempo!) è quello di trovare una collocazione adeguata ai giocatori per fare in modo che in campo esprimano il massimo del loro potenziale e siano creativi e positivi. Come quando erano bambini. È l’idea di uno dei tecnici emergenti del Sudamerica, Fernando Diniz, oggi alla guida del Fluminense domani – chissà – della Seleção brasiliana… Rispondendo a una domanda su quale fosse l’architrave del suo futebol moderno in stile Guardiola (o De Zerbi per guardare in casa nostra), Diniz ha parlato di un concetto psicologico, quello di mettere in condizione i giocatori di essere quello che volevano da bambini… Un eccesso romantico di un sognatore in tuta e lavagna? Forse, ma la squadra realizza il suo sogno solo se i suoi componenti sono felici e si divertono. Il Foggia sinora non l’ha fatto e toccherà all’allenatore creare i presupposti giusti per accordare gli strumenti di un’orchestra che suoni le arie dell’allegria e della vittoria…